The phenomenon of migration: the search for an objective and documented point of view.

The topic of migration requires a complex interpretation that brings into play different fi­elds of knowledge, from history to anthropology, from palaeontology to law. And this indeed was the case at the Forum “Scientific views on migration”, organized by IBSA Foundation in collaboration with Giovanni Pellegri, Head of L’ideatorio of the Università della Svizzera Italiana, and Telmo Pievani, Professor of Philosophy of Biological Sciences at the University of Padova. The Forum was held in the auditorium of USI in Lugano, on 13 October 2018.

For a moment the latest headlines were left aside to adopt a more wider-ranging perspective. With the help of the nine speakers specializing in different fields, an attempt was made to move away from the dramatic image of a boat overflowing with people and to set it within a debate that would raise questions about issues such as frontiers and boundaries, identity, multi-culturalism, citizenship and solidarity.

The debate did not focus on international agreements and EU policies, but rather on the considerations that all citizens ought to make in the face of the evidence that us humans have always been migrants. Physical movement is, in fact, an age-old human adaptation, a reaction to environmental change, as well as climate change in particular (ultimately, this is also what is happening today): for the past two million years human populations have left their native continent, Africa, and migrated in all directions, differentiating themselves.

The Forum, without dwelling on sentimentality, but also not becoming inured to the drama of millions of people, attempted to reflect on the subject of migration, aware of the fact that it is not only related to scientific, political and historical ideas, but first and foremost the more complex and contradictory themes of humankind: the apparent safety of our life and its evident vulnerability, the acceptance and refusal of diversity, selfishness and solidarity, the reassuring nature of the familiar and the openness to the unknown, “us” and “others”, the dignity and contempt of humans, the powerlessness of our actions and the change that each and every one of us can bring about.

All this in the awareness that these themes have always marked the evolution of the human species and its cultures and will continue to be the focus of our lives also in the future.

SCIENTIFIC COMMITTEE

Telmo Pievani, Full Professor of Philosophy of Biological Sciences – Università di Padova, Italy

Giovanni Pellegri, Head of L’ideatorio – Università della Svizzera Italiana, Lugano, Switzerland

Silvia Misiti, Director of IBSA Foundation for scientific research, Lugano, Switzerland

SPEAKERS

Anja Klug, Head of the UNHCR Office for Switzerland and Liechtenstein, Switzerland

Bernardino Fantini, Honorary Professor of History of Medicine – University of Geneva, Switzerland

Daria Pezzoli Olgiati, Professor for the Study and the History of Religion – University of Munich (LMU), Germany

Federica De Rossa Gisimundo, Assistant Professor of Economic Law – Università della Svizzera italiana, Lugano, Switzerland

Federico Rampini, Journalist, writer, news correspondent of La Repubblica from New York

Gianluca Grossi, Photographer, Bellinzona, Switzerland

Guido Alfani, Associate Professor of History of Economy – Bocconi University, Milan, Italy

Mark Maslin, Professor of Climatology and Environmental Sciences – University College London (UCL), UK

Pascal Mahon, Professor of Constitutional Law – University of Neuchâtel, Switzerland

Telmo Pievani, Full Professor of Philosophy of Biological Sciences – Università di Padova, Italy

DETAILS

Location: Auditorium USI – Lugano – Switzerland

Date: October 13, 2018

PROGRAM

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ABSTRACT

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TAGS

SPEAKERS

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Telmo Pievani, Full Professor of Philosophy of Biological Sciences – Università di Padova, Italy

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Bernardino Fantini, Honorary Professor of History of Medicine – University of Geneva, Switzerland

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Gianluca Grossi, Photographer, Bellinzona, Switzerland

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Mark Maslin, Professor of Climatology and Environmental Sciences – University College London (UCL), UK

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Anja Klug, Head of the UNHCR Office for Switzerland and Liechtenstein, Switzerland

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Federico Rampini, Journalist, writer, news correspondent of La Repubblica from New York

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Daria Pezzoli Olgiati, Professor for the Study and the History of Religion – University of Munich (LMU), Germany

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Guido Alfani, Associate Professor of History of Economy – Bocconi University, Milan, Italy

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Federica De Rossa Gisimundo, Assistant Professor of Economic Law – Università della Svizzera italiana, Lugano, Switzerland

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

TWO MILLION YEARS OF MIGRATIONS
Pascal Mahon, Professor of Constitutional Law – University of Neuchâtel, Switzerland

Le cronache illustrano il fenomeno migratorio come se fosse un’emergenza del momento. In realtà, gli esseri umani migrano da due milioni di anni: prima dal continente africano verso l’esterno, a più riprese; poi in Africa e in Eurasia; quindi in Australia e nelle Americhe. Non ci siamo mai fermati e il Mediterraneo è da sempre un epicentro di questo comportamento adattativo umano. Causa principale delle migrazioni umane sono stati i cambiamenti climatici. Succede anche oggi: l‑’ONU prevede che entro il 2025 (tra sette anni) circa 50 milioni di persone saranno costrette a muoversi in seguito alla desertifi­cazione indotta dall’agricoltura intensiva e dal cambiamento climatico. Soprattutto in Africa, da dove tutte le migrazioni umane partirono. Senza contare, oggi, guerre e discriminazioni.

Nulla di nuovo e nulla di inedito, quindi, e di certo nulla di sorprendente sul piano scienti­fico, ma se così tante persone non avranno il diritto di restare nella terra natia né saranno libere di migrare, le tensioni e i conflitti che destabilizzano, creano paure e allontanano la pace non potranno che aggravarsi. Se succederà, non potremo dire che non lo sapevamo.

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