Sostituire lembi di pelle ustionata o necrotica (per diversi tipi di traumi o patologie) senza limiti di estensione e senza bisogno di trapianti: è quanto promette di fare un innovativo prototipo di stampante 3D portatile, messo a punto dai bioingegneri del Wake Forest Institute for Regenerative Medicine (Stati Uniti), che hanno descritto i risultati del loro lavoro sulla rivista Scientific Reports, del gruppo Nature. Gli studiosi hanno concentrato l’attenzione sui due principali tipi di cellule presenti nella pelle: i fibroblasti, che costituiscono una sorta di “reticolo”, e i cheratinociti, che lo riempiono.

Nell’ambito di una sperimentazione sugli animali da laboratorio, i ricercatori hanno prelevato, tramite una biopsia, questi due tipi di cellule (pratica comune a qualunque trapianto di pelle) e le hanno fatte crescere insieme a una matrice biocompatibile in forma di gel, fino ad avere un volume sufficiente. Questa miscela è stata poi inserita in una sorta di serbatoio della stampante 3D; nello stesso tempo, uno scanner particolarmente preciso ha esaminato la superficie da curare, e i dati sono stati rielaborati da un computer. Infine, sulla base di questa mappatura, la soluzione con le cellule e il gel è stata distribuita dalla stampante, strato dopo strato, sulla ferita, fino a ricoprire esattamente il lembo di pelle mancante, avviando così i processi di rigenerazione.

Per avere un’idea delle dimensioni, la stampante è un parallelepipedo lungo poco più di un metro, e può scorrere sopra la zona del corpo da curare, emettendo la soluzione gel-cellule attraverso speciali ugelli.

I potenziali vantaggi di questo sistema (se i buoni risultati verranno confermati anche da altri studi) sono evidenti: oltre a non comportare alcun rischio di rigetto, la stampante – associata all’elaborazione dei dati reali della lesione – può eseguire una riparazione precisa al millimetro, sia in estensione che in profondità, rispettando le diverse zone (alcune sono più profonde, altre meno), con un’esattezza difficile da raggiungere tramite un classico trapianto di pelle.

Ora i test proseguiranno, con l’intento di giungere al più presto alle prime sperimentazioni sull’uomo. «Solo negli Stati Uniti – scrivono i ricercatori – milioni di persone soffrono di ferite croniche, o non cicatrizzanti, come le ulcere favorite dal diabete, per non parlare delle ustioni». Curare queste ferite è particolarmente costoso, perché spesso sono necessari trattamenti multipli e complessi. La nuova stampante 3D mobile, essendo trasportabile fino al letto del paziente, appare in grado di garantire prestazioni molto più versatili e probabilmente, in futuro, anche più economiche, rispetto alle attuali procedure.

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