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Lo sviluppo delle nuove tecnologie e la loro diffusione nella popolazione italiana ha contribuito a cambiare anche il modo in cui i pazienti si informano sulla salute e si influenzano vicendevolmente.

Per analizzare questo nuovo processo IBSA Foundation ha promosso il 18 novembre 2015 presso Sapienza Università di Roma l’incontro dal titolo “La salute in rete: progresso o pericolo?”. Alla base del confronto tra esperti, studiosi, Istituto Superiore di Sanità e AIFA i risultati di una ricerca che la nostra Fondazione ha voluto far realizzare da Gfk su un campione di 2.066 individui.

Il primo dato emerso è che 1 italiano su 2 ricerca attivamente informazioni sulla salute, 2 su 3 nella fascia tra i 25 e i 55 anni. Per tutti il medico è il riferimento centrale (85% medico di base, 68% medico specialista), subito seguito dal web, il cui ruolo rilevante viene confermato dal 49% degli intervistati. Vengono dopo i consigli del farmacista (37%), quelli di parenti e amici (36%) e infine quelli dei media (24%). Varia il channel mix in base al livello di istruzione: i laureati utilizzano molteplici canali ricorrendo al medico di medicina generale per il 79% e al web per il 73%, mentre chi ha la sola licenza elementare registra una fortissima prevalenza del medico di base, 91%, a fronte di un ricorso all’8%. Chiaramente diverse le informazioni ricercate a seconda della gravità delle condizioni di salute con chi ha problemi più gravi che cerca per il 59,3% informazioni sui centri di eccellenza e per l’83,7% sullo specifico problema di salute, mentre tra chi ha non ha problemi di salute specifici il 58,2% cerca informazioni su corretti stili di vita o comportamenti salutistici.

Secondo il Prof. Mario Morcellini, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma, il rapporto tra comunicazione e salute si struttura oggi come una relazione che “fa bene” ad entrambi i sottosistemi: la salute è uno dei campi della vita sociale in cui la comunicazione può giocare un ruolo significativo sul piano dell’affidabilità e dell’efficacia; la salute, sottoposta alla revisione critica della comunicazione, migliora e potenzia la sua efficacia, favorendo la definizione e la diffusione dei “saperi esperti”. Tuttavia oggi assistiamo alla crisi della mediazione nella professione medica  – ha sottolineato il Prof. Morcellini – e il disagio di questo passaggio d’epoca è soprattutto alla confluenza tra diversi diritti in competizione: il paziente, il medico, il comunicatore.

Diverse e articolate le informazioni cercate sul web: alla domanda “quali informazioni sulla salute ha cercato su internet?” l’83% degli italiani indica informazioni riguardanti le patologie, il 66% sulle possibilità di cura e il 64% sui corretti stili di vita. Le ricerche comprendono inoltre accentuazioni specifiche sui farmaci prescritti dal medico (44%) e sui farmaci da banco (35%).

La Dott.ssa Valentina Mantua, Psichiatra e Dirigente Medico dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) prevede che la democratizzazione dei dati e delle informazioni nel campo della salute provocherà una rivoluzione paragonabile a quella seguita all’introduzione sul mercato degli smartphone, che hanno concentrato in un unico apparecchio una molteplicità di funzioni cambiando per sempre i concetti di connessione e comunicazione.

A parere della Dott.ssa Mantua, uno dei componenti fondamentali della medicina, il rapporto medico-paziente, sarà rivoluzionato dal venire meno di quella asimmetria nella conoscenza che lo ha contraddistinto. La sfida per AIFA è, già oggi, quella di offrire dati e informazioni a una platea di utenti in crescita, che siano certificati e validati dal punto di vista regolatorio. 188.000 tra medici e operatori del settore ricevono ogni giorno notizie sull’attualità regolatoria grazie al servizio “Pillole dal Mondo”, mentre nei primi 10 mesi del 2015 sono state oltre 3.000.000 le visite registrate al Portale e oltre 9.000.000 le pagine visualizzate. La Dott.ssa Mantua ha concluso il suo intervento affermando che l’AIFA, all’interno del nuovo modello di salute “peer to peer”, è destinata ad assumere il ruolo di fonte e provider di dati e informazioni evidence-based generati e aggiornati in tempo reale.

Si cerca soprattutto sui siti mentre blog e forum vengono mediamente utilizzati da 1 su 4, in particolare dalle fasce più giovani rispetto a quelle più anziane. E’ molto positiva la valutazione del canale web che viene preferito rispetto ai media tradizionali, in particolar modo dalle persone “attente alla salute”, e considerato facile da consultare (85%), utile (76%) e affidabile (65%). L’uso del web appare comunque equilibrato. Se si analizza quale peso hanno poi le informazioni in fatto di salute trovate online è emerso che queste influenzano le decisioni e i comportamenti futuri di solo il 48% del panel, uno sviluppo che trova d’accordo tutti i diversi livelli di istruzione.

Ecco allora che il paziente dopo la ricerca sul web si rivolge al proprio medico, il 63% infatti della popolazione, dopo aver trovato online informazioni sulla salute, si è recato dal proprio dottore di fiducia per ulteriori delucidazioni e approfondimenti.
Ma il medico come si rapporta a un paziente informato? In ambulatorio si vive spesso come una “minaccia” la relazione con il nuovo paziente 2.0: solo il 10% dei medici di medicina generale e il 17% degli specialisti pensa che sia utile cercare informazioni su internet e utilizzarle per confrontarsi con il medico e comprendere meglio la propria situazione, probabilmente perché una buona fetta (il 33% degli specialisti e il 42% dei MMG) è convinto che informarsi su internet possa poi rendere più difficile il rapporto con il medico. Questo non fa che allontanare i due soggetti incrinandone la relazione.

Nel suo intervento il Prof. Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha sottolineato come il web rappresenti un’enorme opportunità in termini di conoscenza, ma nell’esplorare la rete sono necessari gli strumenti per orientarsi sull’autorevolezza delle fonti che producono informazioni e in medicina la qualità delle informazioni è una questione centrale. Secondo il Prof. Ricciardi, in Italia, esistono tanti siti che producono informazioni di ottima, buona, media e scarsa qualità in diversi argomenti di salute. Ciò che manca è un portale che in qualche modo sia di riferimento per tutti i temi di natura medica capace di  fornire indicazioni basate su evidenze scientifiche: serve un filo di Arianna per orientarsi nel labirinto delle tante e disparate fonti che circolano sul web, uno strumento flessibile, semplice nel linguaggio ma rigoroso nei contenuti che nel dialogare con il cittadino educhi al metodo scientifico e rinsaldi la sua alleanza con il medico.

Diventa allora fondamentale favorire l’alleanza fra paziente e medico e fornire a quest’ultimo strumenti di presidio per guidare la popolazione nelle ricerche online. Internet necessita di essere incluso nella relazione potendo affermarsi quale collante e territorio di confronto all’interno della relazione.

Location

Università Sapienza, Roma

Data

8 novembre 2015

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