Attività

"La Scienza a regola d'Arte": rendere visibili cose invisibili | Fondazione IBSA

Scritto da Luca Nicola | 25 ott 2018

Giovedì 18 ottobre 2018 al LAC di Lugano il fotografo Thomas Struth e il fisico James Beacham sono stati protagonisti di una conversazione che ha toccato numerosi temi di grande rilevanza: la seduzione della tecnologia e il pericolo di manipolazioni a cui siamo esposti nella società digitale; il significato che assume oggi il fare ricerca; i limiti a cui sono sottoposti i risultati scientifici e la comunicazione artistica; la pazienza come dote necessaria che accomuna nel loro lavoro il ricercatore e il fotografo.

Ne è uscito un quadro affascinante e niente affatto scontato, che ha rivelato profonde affinità e convergenze tra due attività, sulla carta, oltremodo diverse.

Qui di seguito le parti salienti del dialogo fra lo scienziato e l’artista.

Thomas Struth: Tutti e due cerchiamo di rendere visibili cose invisibili. Ci sono punti comuni fra il mio e il tuo lavoro: lavoriamo in un contesto internazionale; siamo preoccupati dell’indirizzo che hanno preso la politica e la scienza. La promessa della scienza di un futuro magnifico per l’umanità ha sollevato parecchi dubbi (più miei che di James). E poi c’è la relazione che si è creata tra il corpo in carne e ossa e la realtà virtuale: trovo particolarmente scioccante la scissione tra corpo e mente.

James Beacham: Mi ha colpito moltissimo l’immagine di Zuckerberg in mezzo a quelli che lo guardano tramite la realtà virtuale. Le persone che usano Facebook abbandonano la propria identità ed entrano in un microcosmo. Siamo sottoposti alle manipolazioni di Facebook. E’ una società gigantesca.

Thomas Struth: Sì, è la seduzione digitale. Mi domando: ci porterà in un posto dove ci saranno persone reali? Forse non ci importerà più di avere relazioni, conoscere altre persone, confrontarci. Ma voglio chiederti: perché continui a fare quello che fai?

James Beacham: Domanda molto profonda. Nella mia posizione di cittadino americano che vive a Ginevra sono in una condizione molto privilegiata. Mi faccio domande e indago su cose molto appassionanti. La ricerca per me ha un valore: la facciamo perché siamo curiosi sulla natura. Il fatto che io mi dedichi alla ricerca, dimostra che la nostra specie non si è ancora arresa rispetto al valore delle cose.

L’obiettivo del nostro team? A volte è vago. Non facciamo ricerche specifiche. Piuttosto creiamo una mappatura di tutti i posti dove potrebbero esserci queste scoperte. Co sono domande aperte: che cos’è la materia oscura? Noi siamo solo l’1% della materia dell’Universo.

Il CERN è un esperimento sociale, oltre che scientifico. L’obiettivo non è solo teorico. E’ un esempio di cooperazione reale e organizzata. C’è tutto un reparto che si occupa di trasferimento di conoscenze. La fisica delle particelle è una ricerca su cose invisibili: è impossibile vedere o tenere in mano un Bosone di Higgs! Le ricerche, che sono la punta della conoscenza umana, sono solitamente esperienze concrete. In questo caso no. Tra emozione scientifica e possibilità di interagire fisicamente con essa, c’è una forbice che si allarga sempre di più.

Thomas Struth: Il potenziale delle nuove invenzioni è eccezionale, e potrebbero potenziare la volontà di decisione politica. In Germania ci sono 30.000 pale eoliche su tutto il territorio. Questo è solo un aspetto del cambiamento climatico. Alla radio sentivo un giovane politico, nato nel 1980: ha pubblicato un pamphlet in cui si appellava alle organizzazioni politiche perché facessero qualcosa. Puoi avere tutto con un clic, soddisfi subito tutti i tuoi bisogni: questa generazione, quando deve attuare decisioni politiche, vuole la stessa cosa. In Germania l’80% della gente va in giro in bici, ma quasi tutti ascoltano in cuffia il proprio telefonino. Non dobbiamo dimenticare quello che è stato il passato, così come il modo in cui stiamo nel presente.

James Beacham: Il nostro è un modello di collaborazione virtuale. Dobbiamo cercare di tracciare ponti a livello culturale e scientifico. Noi facciamo una ricerca collaborativa, addentrandoci nell’ignoto più assoluto a livello di Fisica. C’è scambio tra mondo della ricerca e mondo reale. Non posso darvi garanzie o previsioni sugli esiti della ricerca.

Stiamo parlando di un livello di astrazione: quello che vogliamo scoprire è diverso da quello che possiamo sperimentare. E questa attrazione può essere usata per manipolare e abusare.

Thomas Struth: Mi ha sempre colpito la pazienza di voi scienziati. Una cosa assolutamente essenziale. Possiamo mettere i fertilizzanti. Ma c’è un limite. Non appena la tecnologia diventa un prodotto, il capitalismo fa sì che emerga questa impazienza. Questa idea di crescita esponenziale è molto seducente.

James Beacham: Non si può andare avanti e crescere all’infinito. Non puoi forzare la natura a cederti i suoi segreti. La maggior parte delle tue foto, trasmette il tempo che ti ci è voluto per estrarre quelle immagini, estrapolare quello che volevi comunicare. Anche nel tuo caso occorre un’estrema pazienza.

Thomas Struth: Di solito sono una persona impaziente. Ma scattare fotografie, è un campo in cui riesco a essere molto paziente. Devi diventare un tutt’uno con l’obiettivo. Mi trasformo nel soggetto stesso che devo ritrarre.

James Beacham: La Fisica per me è il modo migliore per spiegare la realtà. Se scoprissimo la materia oscura, questo non ci influenzerà nella vita di tutti i giorni. E’ una cosa che va oltre la nostra capacità di definirla. Non possiamo interagirci. Io sono colpito, afferrato dalle tue fotografie. Mi chiedo che cosa c’è dietro.

Thomas Struth: Come artista non cucini con gli ingredienti che esistono già. E’ importante prendere anche elementi strani, da altri ambiti. Devo mettere in pratica quello che sta intorno a me, adesso. Ci sono cose consce e inconsce. Vibrazioni, inconscio collettivo… Cerco di farli emergere nelle mie foto. E’ faticoso fare arte. C’è una comunanza di incertezza. E poi c’è la speranza di fare la differenza. Per noi e per il resto degli uomini.

James Beacham: La ricerca ha un obiettivo finale. Il criterio del successo non è la scoperta, ma la mappatura dei posti dove le scoperte possono avvenire. Quello che posso fare è partecipare a queste ricerche. Questa è una cosa che ti rende umile. Il punto è: se arriva la scoperta, non fartela scappare.

Uno dei grandi problemi della nostra società è la mancanza di pazienza come qualità. Se le persone si fermassero per qualche minuto, cambierebbero il loro comportamento.

Thomas Struth: È fondamentale dover riflettere sulle conseguenze. E prendersi tempo per farlo.