Tutti noi, ogni giorno, utilizziamo la plastica. È un materiale economico, resistente e adattabile che si trova dappertutto: negli oggetti di uso comune, nelle confezioni, nei mezzi di trasporto, nei vestiti.

Ma oramai sappiamo che tutta questa comodità ha un elevato costo ambientale. Il riciclo e il riuso sono sempre fondamentali, però riescono a coprire solo una minima parte della plastica prodotta. Occorrono quindi nuove soluzioni. E, come spiega in questa TED Conference la ricercatrice Morgan Vague, un aiuto insperato ci arriva dai batteri.

I batteri sono esseri viventi microscopici e invisibili a occhio nudo che si trovano ovunque, in ambienti diversi e anche estremi. E proprio per questo, devono risolvere costantemente il problema di come alimentarsi. Da questa osservazione è nata l’idea di Vague di vedere se i batteri che vivono in ambienti inquinati hanno scoperto il modo di usare la plastica come nutrimento.

Ho creato un ambiente privo del comune carbonio che serve per la vita sia ai batteri sia all’uomo. Bene, in questo ambiente, ho fornito ai miei batteri una sola forma di nutrimento: ho dato loro polietilene tereftalato – plastica PET. Il PET è la plastica maggiormente prodotta al mondo. Viene impiegata in vari tipi di contenitori per alimenti e bevande, come ad esempio le bottiglie d’acqua, che l’uomo produce a una velocità di un milione al minuto. Quello che facevo era costringere i miei batteri a una dieta forzata di plastica PET e vedere se qualcuno sopravviveva, o meglio, prosperava. 

Il risultato è stato sorprendente: la ricercatrice è riuscita a selezionare batteri che hanno imparato come mangiare PET utilizzando un enzima speciale, chiamato lipasi, che si lega a questo tipo di materia plastica (molto dura e resistente) e aiuta a ridurla in piccoli blocchi di zuccheri, che poi i batteri possono usare come fonte di energia.

Una soluzione ingegnosa e brillante che però, comprensibilmente, può generare anche inquietudini: non sarà un rimedio peggiore del male? Vague e convinta di no, e ne spiega il motivo:

Questi batteri sono già nel nostro ambiente. I batteri delle mie ricerche non sono mostri modificati geneticamente. Sono batteri che esistono in natura e che, semplicemente adattandosi al loro ambiente inquinato, hanno sviluppato la loro incredibile capacità di mangiare plastica PET. Per cui il processo è naturale. Ma è terribilmente lento. E rimane ancora molto lavoro da fare per capire come velocizzarlo.

Attualmente Vague, assieme al gruppo del microbiologo Jay Mellies al Reed College di Portland (USA), sta studiando come trattare la plastica PET tramite raggi ultravioletti, in modo che la luce solare agisca come ammorbidente e trasformi i legami grossi e resistenti della plastica PET in una forma più facile da digerire per i batteri.

Lo scopo finale della ricerca è creare su scala industriale un sistema confinato privo di carbonio, simile a una compostiera, dove i batteri possano prosperare nutrendosi unicamente dello scarto di plastiche PET.

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