Crescenti evidenze scientifiche mostrano come il cambiamento climatico – con l’aumento delle temperature, eventi meteorologici estremi, ondate di calore, inquinamento atmosferico e instabilità sociale – stia aggravando rischi sanitari già critici, dall’aumento delle malattie respiratorie e cardiovascolari alla diffusione di patogeni, fino al peggioramento della salute mentale. In questo scenario, l'approccio One Health e il contributo delle arti offrono strategie concrete per affrontare la crisi in modo integrato.
A fronte di queste sfide, l’approccio One Health offre una risposta concreta. Si tratta di una politica e un paradigma integrato per la salute globale, che riconosce e promuove l’interdipendenza tra la salute degli esseri umani, degli animali e degli ecosistemi.
Il valore di questo approccio nasce da un dato preciso: oltre il 60% delle nuove malattie infettive emerge da contatti tra animali e persone, spesso favoriti da alterazioni ambientali e antropiche. Molte minacce alla salute moderna, quindi, non sono isolate in un singolo dominio, ma nascono dalla loro interazione.
L’approccio One Health opera in modo trasversale tra diversi settori e discipline, basandosi sulla collaborazione, la comunicazione e il coordinamento tra esperti di medicina umana, veterinaria, ecologia, ambiente, sicurezza alimentare, agroalimentare e molte altre aree scientifiche e sociali.
Questo approccio è cruciale per affrontare sfide complesse come malattie zoonotiche (che passano dagli animali agli umani), resistenza antimicrobica, sicurezza alimentare, cambiamento climatico e vulnerabilità degli ecosistemi (European Food Safety Authority).
Numerosi organismi internazionali – tra cui OMS, FAO, UNEP e WOAH – stanno promovendo piani congiunti e quadri politici per adottare l’approccio One Health a livello globale e nazionale.
In questo contesto di sfide complesse, emerge un nuovo paradigma di intervento: le arti e la cultura non sono solo espressioni estetiche o sociali, ma potenti strumenti di salute pubblica, coesione sociale e comunicazione, per il cambiamento culturale necessario sul cambiamento climatico.
Questa visione è al centro di un crescente movimento internazionale guidato dal Jameel Arts & Health Lab, un’iniziativa globale co-fondata nel 2023 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dalla Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development della New York University, da Community Jameel e da CULTURUNNERS. L’obiettivo del Lab è ambizioso: integrare le arti nelle strategie di salute pubblica e nelle politiche globali, generando prove scientifiche, advocacy, e campagne creative per migliorare il ben-essere attraverso l’arte - e, ora, per affrontare anche le implicazioni sanitarie della crisi climatica.
Negli ultimi anni, l’interesse per la relazione tra arte e salute è cresciuto fino a configurarsi come un ambito di ricerca riconosciuto, come dimostra il primo rapporto fondamentale pubblicato dall’OMS nel 2019, che documenta come le pratiche artistiche – dalla musica alla danza, dal teatro alla pittura – possano influenzare positivamente il ben-essere fisico, mentale e sociale, con effetti rilevabili nella gestione del dolore, nella salute mentale, nella partecipazione sociale e nella prevenzione di condizioni croniche.
A testimonianza dell’importanza accordata alla dimensione scientifica, il Lab ha avviato una serie di studi con la prestigiosa rivista The Lancet, una delle più importanti pubblicazioni mediche peer-review al mondo, per mappare e documentare sistematicamente i benefici della pratica artistica sulla salute (Lancet Global Series on the Health Benefits of the Arts).
Già in occasione della COP28 Healing Arts Week, tenutasi durante la conferenza sul clima a Dubai nel 2023, il Jameel Arts & Health Lab ha promosso panel e interventi che hanno esplorato il ruolo delle arti nell’affrontare simultaneamente le crisi ambientali e sanitarie, portando alla ribalta anche il dibattito sull’impatto psicologico del cambiamento climatico e sulle risposte culturali necessarie.
Un intervento sostenuto dal Lab durante la COP30 nel 2025 ha poi sintetizzato una posizione ormai condivisa da molti esperti: “La crisi climatica è una crisi di salute. La cultura è parte della soluzione”. Questa affermazione è progressivamente entrata nell’agenda dell’azione climatica e riflette un nuovo orientamento, che non riguarda più soltanto la riduzione delle emissioni e l’adattamento tecnologico, ma riconosce anche la salute pubblica, la cultura e la società civile come pilastri fondamentali.
Secondo un recente sondaggio internazionale condotto dal Lab e pubblicato su Arts & Health Journal, che ha coinvolto 79 esperti che operano all’intersezione tra arte, salute e azione climatica, il 96% ritiene che le arti siano fondamentali per creare coesione sociale — un elemento chiave per affrontare crisi complesse come quella climatica. L’87% afferma che l’arte può stimolare un “impegno più profondo nell’azione climatica” e l’81% considera le arti un mezzo efficace per sensibilizzare il pubblico sulle minacce alla salute legate al cambiamento climatico.
Questa convergenza di opinioni sottolinea un punto centrale: la crisi ambientale non riguarda solo i gas serra o l’aumento delle temperature, ma ha impatti concreti sulla salute delle persone, inclusi gli aspetti psicologici, sociali e culturali. In questo campo, arte e cultura non sono accessori ma parte integrante della soluzione, e come tali richiedono investimenti sostenuti.
L’arte può essere alleata della salute su diversi livelli, come:
In questa direzione, Barcellona rappresenta un esempio avanzato di integrazione dei luoghi culturali nelle politiche urbane di adattamento climatico. Nel 2018, infatti, il Comune ha presentato per la prima volta una rete strutturata di rifugi climatici cittadini, che include i cosiddetti “rifugi culturali”: biblioteche e centri civici che si configurano come spazi di accoglienza a costo zero, dove le persone possono trovare riparo dal caldo o dal freddo, riposo, socialità e opportunità di partecipazione culturale.
Anche Torino abbraccia questa prospettiva attraverso il progetto di ricerca ICARUS – “Isole di Calore: Accessibilità ai Rifugi climatici Urbani nei Servizi pubblici”, finanziato dal Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio (DIST) del Politecnico e dell’Università di Torino. Sviluppato in stretta collaborazione con il Servizio Biblioteche del Comune, il progetto si propone di studiare il ruolo che le biblioteche torinesi possono assumere come rifugi climatici per far fronte all’impatto delle isole di calore nella città.
In Italia, il Forum Risk Management in Sanità 2025, "Un nuovo sistema sanitario - La riforma in cammino", svoltosi ad Arezzo a novembre con oltre 15.000 partecipanti, ha dedicato una sessione cardine all'approccio One Health come paradigma sistemico per la salute, capace di collegare salute umana, veterinaria e ambientale nelle politiche di prevenzione e gestione dei rischi.
Un elemento innovativo di questa edizione è stato l’inserimento del contributo del mondo della cultura e della creatività come parte integrante dell’ecosistema della salute. La partecipazione di realtà come Cultural Welfare Center (CWC) e della Reggia di Venaria nel panel dedicato a One Health, ha sottolineato che salute e ben-essere non si esauriscono nei soli aspetti clinici e biologici, ma includono anche dimensioni culturali, sociali e creative.
La cultura e l’engagement creativo possono sostenere modelli di salute più inclusivi, favorendo coesione sociale, partecipazione comunitaria e percorsi di salute che favoriscono lo sviluppo delle life skills, collegando così la cultura a determinanti di salute di lungo periodo.
Questa innovazione conferma una tendenza più ampia nei policy forum sanitari: dare spazio alle voci del sociale come parte della costruzione di un ecosistema di salute che non sia solo sanitario, ma anche civile e partecipativo.
In questo senso, il Forum Risk Management 2025 ha aperto importanti spazi di confronto in cui l’approccio One Health diventa un ponte tra scienza, società e cultura.
Oggi scienza, cultura e società civile convergono attorno a un’idea centrale: il ben-essere umano e la salute del pianeta sono inseparabili.
Le arti, in tutte le loro forme, possono fungere da ponte tra conoscenze scientifiche e azione pubblica, tra emozioni individuali e responsabilità collettiva. In un’epoca in cui la crisi climatica mette in discussione non solo gli equilibri ambientali, ma anche il nostro modo di vivere, lavorare e pensare, l’arte diventa uno strumento potente non solo per comprendere il mondo, ma per cambiarlo.
Per approfondire:
Catterina Seia e Elena Rosica, Il potere della partecipazione sociale, 19 dicembre 2025;
Catterina Seia e Teresa Albergo, Bambini, natura e animali: guida alla crescita empatica e sostenibile, 26 marzo 2024;
Catterina Seia, Un crescente sviluppo di attenzione su Cultura e Salute, 30 maggio 2023;
Catterina Seia e Monica Botta, Natura e benessere: immergersi nel patrimonio verde per rigenerarsi, 22 giugno 2022.