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title: Natura, simboli, relazione. L’Archeologia pubblica come pratica terapeutica
description: Community Archaeology o Action Archaeology sono termini che stanno entrando nel lessico dell’Archeologia contemporanea, come pratica terapeutica.
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# [Natura, simboli, relazione. L’Archeologia pubblica come pratica terapeutica](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/archeologia-pubblica-come-pratica-terapeutica)

 Scritto da [Catterina Seia](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/author/catterina-seia) | 29 mar 2022

Community Archaeology o Action Archaeology sono termini che stanno entrando nel lessico dell’Archeologia contemporanea, che si ridisegna nella dimensione pubblica coinvolgendo un ampio campo d’intervento.

La gestione delle risorse culturali e del paesaggio va ad abbracciare le metodologie e pratiche di *engagement* delle comunità, le politiche di sensibilizzazione del pubblico e, sebbene in numero ancora contenuto, nel panorama internazionale emergono esperienze con obiettivi ed esiti in termini di benessere.  
**L’archeologia pubblica**, nel riassetto delle pratiche e dei campi d’indagine, rivela un potenziale d’impatto non solo in termini di memoria e identità culturale, ma anche come **strumento per affrontare problemi, contrasti, stereotipi e crisi nel mondo contemporaneo**.

**Ingredienti dell’esperienza **sono il contatto con i contesti naturali, l’incontro con i simboli e la cultura materiale (oggetti, luoghi, paesaggi) e il patrimonio immateriale (narrazioni, esperienze, memorie), tra passato, presente e futuro. A ciò si aggiungono **l’inclusione sociale, la creatività e la ri-significazione**, che consentono di creare rimandi e risonanze.

**Ottime evidenze scientifiche  
**Dalla letteratura scientifica, si possono rilevare **i primi dati sull’impatto del coinvolgimento nelle **[**attività archeologiche**](http://www.dag.org.uk/) – dai laboratori per il trattamento dei materiali, agli scavi e ricognizioni – di individui con disturbi da stress post-traumatico (PTSD), soggetti con disturbi mentali accompagnati da fragilità sociale, disabili, anziani con Alzheimer e demenza. **Le esperienze più innovative di archeologia inclusiva** prevedono équipe interdisciplinari, dove archeologi, esperti nell’educazione speciale, associazioni e volontari vengono affiancati da ricercatori specializzati nella valutazione dell’impatto psicofisico, in collaborazione con i centri di cura.

A partire dal 2011, in Inghilterra, **l’Archeologia pubblica è stata identificata come uno strumento di supporto per la salute mentale nei programmi di prescrizione sociale**, all’interno dell’*NHS (National Health System) Long Term Plan 2019. *Il piano consente agli operatori sanitari di intraprendere** un approccio olistico alla cura**, proponendo ai pazienti un network di servizi locali non clinici, tra i quali emergono in modo sempre più significativo i programmi culturali dei musei, siti archeologici e altre istituzioni. Alla base, **la **[**consapevolezza che la partecipazione culturale**](https://historicengland.org.uk/images-books/publications/social-prescribing-potential-historic-england-local-delivery/)** ricopre un ruolo chiave nella gamma dei fattori sociali e ambientali che determinano la salute e il wellbeing delle persone**: aspetti che assumono crescente rilevanza con la pandemia che ha aggravato i disagi mentali e le disuguaglianze sociali, mettendo in crisi i sistemi sanitari.

**Il wellbeing è indicatore del benessere nella società**  
Il report annuale 2020 dell’[Heritage Alliance UK](https://www.theheritagealliance.org.uk/?s=wellbeing), che restituisce i risultati delle azioni intraprese per supportare la salute pubblica attraverso la cultura, **definisce con chiarezza il wellbeing come indicatore *drive* per il progresso della società,** in relazione allo scenario del COVID-19.

Durante il periodo dell’estate 2020, nel Regno Unito, 1 adulto su 6 ha sperimentato forme di depressione, a fronte di un rapporto 1:10, nel 2019. Il rapporto evidenzia che nel Paese, nei prossimi 3-5 anni, 8,5 milioni di adulti e 1,5 milioni di bambini e giovani avranno bisogno di interventi a sostegno della salute mentale, come conseguenza diretta della crisi pandemica. A fronte di ciò, **il sistema di prescrizioni sociali viene riconosciuto come una “strategia di recupero” ad alta significatività**.

All’interno del programma sostenuto dall’Heritage Alliance, il progetto [*Breaking Ground Heritage*](https://breakinggroundheritage.org.uk/) (BGH), dal 2015 a oggi, ha proposto **oltre 35 percorsi di *Rehabilitation Archaeology* rivolti a militari e veterani con PTSD**, in collaborazione con le Università di Glasgow, Leicester e Wessex Archaeology.

Gli strumenti per la valutazione dell’impatto selezionati dai ricercatori propongono un approccio psicologico al wellbeing: la *Generalised Anxiety Disorder Scale* (GAD7) viene usata per registrare i livelli di ansia; il *Personal Health Questionnaire* 8 (PHQ-8), per la depressione; la *Werwick-Edimburgh Mental Wellbeing Scale* (WEMWBS), per la rilevazione del wellbeing generale. In aggiunta, BGH ha sviluppato una scala precipua per le dimensioni dell’autostima e dell’isolamento, in quanto fattori rilevanti per prevenire il suicidio.

Uno studio sul progetto, pubblicato sulla rivista [*Antiquity*](https://www.cambridge.org/core/journals/antiquity/article/dig-in-an-evaluation-of-the-role-of-archaeological-fieldwork-for-the-improved-wellbeing-of-military-veterans/395F301E7BD14F5F5AC8D22BD1F90F99), nel 2020 (vol. 94, 373), firmato da Paul Everill, Richard Bennett e Karen Burnell, evidenzia come **la partecipazione alle attività archeologiche abbia prodotto nei veterani una diminuzione della gravità dei sintomi della depressione**, dell’ansia, dell’isolamento e un aumento del benessere mentale, dell’autostima e del senso di comunità.

Nel decennio scorso (2008-2013), sempre nel Regno Unito, un importante progetto di archeologia pubblica dell’Università di York aveva **coinvolto e reso protagoniste delle persone senza fissa dimora**. Gli studenti di archeologia e i senza tetto avevano potuto partecipare congiuntamente alla mappatura dei paesaggi urbani liminari di Bristol e York e allo scavo di alcuni siti usati come aree abitative dalle persone con fragilità sociale. La ricercatrice Rachel Kiddey ha restituito, nel volume *Homeless Heritage. Collaborative Social *[*Archaeology as Therapeutic Practice*](https://oxford.universitypressscholarship.com/view/10.1093/oso/9780198746867.001.0001/isbn-9780198746867) l’impatto dell’esperienza in termini di **maggiore connessione sociale, prospettive per una vita indipendente e un’occupazione per i partecipanti.**

**Futuri sviluppi  
**L’auspicio è che, in linea con le direttive europee e, in particolare, l’Agenda 2030, possano presto **emergere programmi e progetti volti a ricongiungere le pratiche di interpretazione del passato alle esigenze sociosanitarie e culturali dei cittadini nella contemporaneità**, prevedendo una restituzione degli impatti e una condivisione delle metodologie di misurazione.

*A cura di Catterina Seia e Sara Uboldi  
Sara Uboldi Dottore di Ricerca in Scienze Umanistiche, Università di Modena e Reggio Emilia*

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