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title: "Una svolta per sportivi e non: cellule staminali per riparare i tendini"
description: Tecnica d’avanguardia sperimentata dalla Columbia University di New York. Attenzione puntata sull’entesi, la membrana che unisce il tendine all’osso.
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# [Una svolta per sportivi e non: cellule staminali per riparare i tendini](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/cellule-staminali-per-riparare-i-tendini)

 Scritto da [Paolo Rossi Castelli](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/author/paolo-rossi-castelli) | 12 gen 2023

Tecnica d’avanguardia sperimentata con successo (per ora sugli animali) dalla Columbia University di New York. Attenzione puntata sull’entesi, la membrana che unisce il tendine all’osso.

I traumi, sportivi e non, o anche la semplice usura dovuta all’età, possono essere all’origine di **gravi lacerazioni dei tendini**, molto difficili da riparare anche chirurgicamente.

Un esempio di questo genere di danno è quello che si verifica nella cosiddetta cuffia dei rotatori, l’insieme (complesso) di muscoli e di tendini che avvolgono e proteggono l’articolazione della spalla. In realtà ciò che letteralmente si strappa è una **membrana resistente**, ma anche molto sottile, chiamata **entesi**, che collega il tendine all’osso. Anche quando il tendine viene ricucito chirurgicamente, **non ci sono garanzie** sul fatto **che l****’entesi si riformi** e che, dunque, il tendine possa legarsi saldamente alle ossa e **torni a funzionare come prima** (i fallimenti degli interventi vanno dal 20% nei più giovani a oltre il 94% nelle persone più avanti con gli anni).  
Tutto questo espone al rischio di **nuove e sempre più frequenti lacerazioni**: un tipo di circolo vizioso che chi pratica sport a elevata intensità conosce molto bene.

### **Studio innovativo sulle cellule staminali **

Ora, però, uno studio – effettuato per il momento solo sugli animali da laboratorio – fornisce una speranza in più, utilizzando in **modo innovativo le cellule staminali** che normalmente danno vita all’entesi stessa, secondo una via che cerca di riprodurre tutto il processo naturale. A condurlo sono stati i ricercatori del Dipartimento di chirurgia ortopedica della **Columbia University di New York**, che hanno poi pubblicato sulla [rivista scientifica Cell Stem Cell](https://www.cell.com/cell-stem-cell/fulltext/S1934-5909(22)00454-4?_returnURL=https%3A%2F%2Flinkinghub.elsevier.com%2Fretrieve%2Fpii%2FS1934590922004544%3Fshowall%3Dtrue) quanto osservato.

Il loro studio si inserisce in un’intensa attività internazionale (e anche svizzera e ticinese), che tenta, con risultati ancora incompleti, di utilizzare le cellule staminali in ambito ortopedico, al fine di curare o addirittura **ricostruire le articolazioni danneggiate**.

Per quanto riguarda l’entesi, deriva da cellule chiamate **GLi1+**, e proprio da queste staminali gli ortopedici di New York hanno deciso di partire, effettuando **una sorta di trapianto** in un’area lesionata, simile alla cuffia dei rotatori umana. I risultati sono apparsi **molto positiv**i, perché effettivamente **l****’entesi, sostenuta dalle Gli1+, si è rigenerata molto più** di quella degli animali che non erano stati trattati con questa tecnica, ma solo con il classico intervento chirurgico.

### **Sei diversi tipi di cellule**

Prima di procedere con l’infusione di cellule Gli1+, i ricercatori avevano studiato nel dettaglio ciò che accade a **livello cellulare e molecolare**, quando l’organismo crea l’entesi, dimostrando che, negli animali da laboratorio, intervengono ben **sei tipi diversi di cellule staminali**, grazie all’attivazione di numerosi geni e mediatori biochimici.

### **L’applicazione negli uomini**

Uno studio simile andrà eseguito anche sugli esseri umani, prima di poter arrivare alle prime sperimentazioni, e questo richiederà ancora molto lavoro. Dunque, sarà indispensabile capire **i ruoli dei differenti tipi cellulari** nella costituzione della membrana.

Inoltre si dovrà verificare la possibilità di** far proliferare queste cellule in laboratorio**, per poterle utilizzare anche nelle persone anziane, che hanno poche cellule staminali (a differenza dei più giovani). Infine, ci saranno da **ottimizzare gli aspetti più tecnici**, quali quelli chirurgici, quelli relativi alle infusioni in sede al trattamento e conservazione delle cellule Gli1+. Ma una porta significativa sembra aperta.

 

         

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