Negli ultimi due decenni, arte e cultura sono state progressivamente integrate nelle strategie di sanità pubblica in diversi Paesi, con l’Inghilterra come apripista. Le pratiche artistiche e creative, come confermano crescenti evidenze scientifiche, non solo rappresentano risorse integrative per il ripristino dell’equilibrio tra corpo, mente e spirito, ma si rivelano anche strumenti efficaci per migliorare tanto il ben-essere quanto la salute fisica e mentale.
Molti di questi interventi si fondano sulla partecipazione sociale e sulla coesione, definita dal Consiglio d’Europa come la capacità di una società di garantire il ben-essere di tutti i suoi membri, riducendo le disparità, prevenendo l’emarginazione, valorizzando le differenze e offrendo a ciascuno i mezzi per partecipare pienamente alla vita collettiva.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel manuale Community engagement: a health promotion guide for universal health coverage in the hands of the people (2020), sottolinea come il coinvolgimento della comunità rappresenti una leva fondamentale per generare cambiamenti sia individuali che collettivi, favorendo programmi e pratiche capaci di incidere positivamente sulla salute e di rafforzare un comune impegno nella promozione del ben-essere.
In questo quadro, la fruizione e la partecipazione artistica assumono un ruolo fondamentale, poiché le esperienze culturali, soprattutto se radicate nei territori, possono diventare veri e propri catalizzatori di empowerment e di agentività. Rafforzano i legami di fiducia, stimolano la collaborazione e accrescono la capacità civica di generare cambiamento, con ricadute positive sulla salute e sulla vitalità delle comunità.
Nonostante la crescente attenzione scientifica al rapporto tra arti, coesione sociale e ben-essere, la letteratura considera ancora per lo più questi aspetti separatamente.
Una revisione integrativa, pubblicata a maggio 2025 su «Frontiers», e condotta da Jill Sonke, Virginia Pesata, Aaron Colverson, Jane Morgan-Daniel, Alexandra K. Rodriguez, Gray Davidson Carroll, Shanaé Burch, Abel Abraham, Seher Akram, Stefany Marjani, Cassandra Belden e Hiba Karim, si propone di affrontare questo limite e trae origine dall’esperienza di We-Making (2017-2021). Questo progetto nato negli Stati Uniti, vuoleesplorare il legame tra iniziative artistiche comunitarie, coesione sociale ed equità nella salute. Lo studio rappresenta inoltre un tassello preliminare di un programma di ricerca più ampio volto a valutare l’impatto di One Nation/One Project: iniziativa nazionale avviata negli Stati Uniti nel 2022, che traducendo su larga scala le intuizioni di We-Making, ha l’obiettivo di rafforzare il tessuto sociale e favorire comunità più sane e coese.
Il progetto coinvolge 18 città statunitensi, dove artisti locali, amministrazioni comunali e professionisti della salute uniscono le proprie competenze per dare vita a progetti artistici partecipativi che si configurano come un laboratorio diffuso, in cui la cultura diventa strumento di cura collettiva e rigenerazione sociale.
Il concetto di comunità indagato dalla revisione è inteso come insieme di persone che condividono un territorio o legami comuni. In questa cornice, sono incluse sia comunità geografiche, caratterizzate da popolazioni culturalmente omogenee o eterogenee, sia comunità transitorie, come migranti e rifugiati.
La coesione sociale, elemento centrale dell’analisi, viene definita attraverso nove dimensioni:
Gli studi inclusi provengono da dodici Paesi – tra cui Stati Uniti, Cina, Canada, Regno Unito, Australia, Corea del Sud ed Ecuador – e coinvolgono complessivamente 11.621 partecipanti.
Dal punto di vista delle discipline artistiche, gli interventi si articolano in tre categorie:
Sono iniziative multidisciplinari che combinano più linguaggi espressivi.
La revisione individua, inoltre, quattro aree tematiche che mostrano come la partecipazione artistica e culturale in contesti comunitari possa incidere sulla coesione sociale e sul ben-essere.
Le attività creative che si svolgono in spazi comunitari, e che implicano un coinvolgimento fisico o esperienziale, favoriscono la costruzione di legami sociali. Quattro studi sottolineano il ruolo degli spazi comunitari come catalizzatori di relazioni, solidarietà, senso di appartenenza e capitale sociale.
Un esempio significativo proviene dalla Cina, dove l’utilizzo delle piazze pubbliche per attività di danza promuove un senso condiviso di appartenenza culturale (Tian et al., 2022). La pratica della danza mette in relazione le persone con la storia e l’identità dei luoghi, generando emozioni positive e rafforzando la coesione sociale. I partecipanti all’intervento hanno riferito anche un aumento della soddisfazione personale, fattore che incide positivamente sul ben-essere.
Le iniziative basate sulle tradizioni locali si rivelano particolarmente efficaci nel rafforzare identità condivise, appartenenza e cooperazione.
In un programma scolastico di musica tradizionale rivolto a giovani indigeni, ad esempio, i partecipanti hanno riscoperto il proprio patrimonio culturale attraverso il canto, la danza e l’apprendimento di testi nella lingua nativa (Good et al., 2021). Questa esperienza ha favorito lo sviluppo personale, culturale e sociale, rafforzando il legame con l’identità collettiva e con la comunità, creando al tempo stesso spazi di scambio interculturale che contribuiscono a generare coesione tra persone di diversa provenienza.
La collaborazione tra membri di una stessa comunità nella creazione di spettacoli, mostre o altre attività artistiche alimenta un forte senso di impegno reciproco e verso il programma stesso. Diversi studi mostrano che questo coinvolgimento si traduce in una partecipazione più costante, che a sua volta porta benefici più ampi per la coesione sociale, la salute e il ben-essere.
Un esempio è fornito da un programma nazionale di circo sociale in Ecuador, in cui i partecipanti hanno sperimentato un maggiore senso di appartenenza al gruppo e un più forte coinvolgimento nella comunità (Spiegel et al., 2019).
Oltre a essere un risultato delle pratiche artistiche, la coesione sociale può agire come un meccanismo che genera ben-essere nella comunità. In un programma di giardinaggio comunitario nel Nuovo Galles del Sud, ad esempio, le attività collettive hanno favorito connessioni sociali, inclusione e senso di comunità (Ward et al., 2022).
La revisione conclude evidenziando un processo circolare che permette di comprendere meglio gli effetti della partecipazione artistica comunitaria. Quando le attività prevedono co-creazione – come la progettazione e la realizzazione collettiva di una performance o di una mostra – oppure condivisione culturale legata a identità, pratiche e tradizioni, si attivano dinamiche che rafforzano le relazioni e il senso di appartenenza al gruppo.
Attraverso questi processi, i partecipanti sviluppano legami più solidi, sperimentano un maggiore coinvolgimento nella comunità e costruiscono forme di solidarietà reciproca. Questo rafforzamento dei legami porta a un impegno crescente verso il programma e gli altri partecipanti, che si traduce in una partecipazione più costante e duratura. Il risultato è un ciclo virtuoso in cui l’arte genera coesione sociale e questa, a sua volta, alimenta ulteriormente la partecipazione, creando le condizioni per migliorare il ben-essere non solo individuale ma anche collettivo.
Per approfondire:
Catterina Seia e Elena Rosica, Spiritualità e salute, 29 agosto 2025;
Catterina Seia e Marta Reichlin, Il potere del canto corale sulla salute e sulla comunità, 30 dicembre 2024;
Catterina Seia e Marta Reichlin, Le risorse della comunità per la salute di tutti, 29 maggio 2024