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title: Il virus passa dagli uomini ai cani, ma non viceversa | Fondazione IBSA
description: "Il primo caso noto risale all’inizio di marzo: un cucciolo di Pomerania è stato infettato a Hong Kong dalla sua proprietaria, che aveva contratto il coronavirus."
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# [Il virus passa dagli uomini ai cani, ma non viceversa | Fondazione IBSA](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/il-virus-passa-dagli-uomini-ai-cani-ma-non-viceversa)

 Scritto da [Paolo Rossi Castelli](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/author/paolo-rossi-castelli) | 08 ott 2020

Il primo caso noto risale all’inizio di marzo: un cucciolo di Pomerania è stato infettato a Hong Kong dalla sua proprietaria, che aveva contratto il coronavirus.

Da allora ci sono state altre segnalazioni ma, soprattutto, sono iniziati i primi studi sistematici, anche se per ora si tratta di numeri relativamente contenuti. Ciò che emerge, comunque, è sempre la stessa cosa: gli **animali d’affezione** e, in primo luogo, cani e gatti, possono essere **infettati dall’uomo**, e **non viceversa**. Lo confermano anche due ricerche rese note negli ultimi giorni.

La prima, presentata al congresso virtuale della **[European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases](https://www.escmid.org/research_projects/escmid_conferences/eccvid/)** da un gruppo di veterinari canadesi, è stata condotta su 18 cani e 17 gatti di persone malate.

Tutti i tamponi sono risultati negativi, tranne quello di un gatto, ma i **test sierologici** condotti sul sangue di 8 gatti e 10 cani hanno raccontato una storia diversa: metà dei **gatti** aveva sviluppato le IgM, cioè le prime **immunoglobuline** (anticorpi) che vengono prodotte dopo un’infezione, e il 38% aveva IgG, le immunoglobuline che intervengono dopo. Tutti i gatti positivi avevano mostrato, poi, sintomi respiratori nello stesso periodo in cui li aveva il padrone. Per quanto riguarda i **cani**, il 20% aveva IgG, nessuno aveva IgM e uno aveva avuto i sintomi tipici del Covid-19.

Il secondo studio, pubblicato sulla rivista scientifica **[PNAS](https://www.pnas.org/content/early/2020/09/17/2010817117)** dai ricercatori dell’Università di Barcellona, **[è relativo a un gatto spagnolo](http://www.irta.cat/ca/es-revelen-mes-detalls-del-cas-negrito-el-primer-gat-infectat-amb-sars-cov-2-de-lestat-espanyol/)**, chiamato Negrito, sul quale sono state eseguite dettagliate analisi post mortem. È stato così possibile dimostrare che il coronavirus SARS-CoV-2 che lo aveva colpito era **geneticamente identico** a quello isolato nel suo **proprietario**.

Anche nei mesi scorsi ci sono state ricerche approdate alle stesse conclusioni, come quella **[apparsa sull’archivio scientifico BioRXiv](https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.07.21.214346v2?utm_source=Nature+Briefing&utm_campaign=011af2b711-briefing-dy-20200728&utm_medium=email&utm_term=0_c9dfd39373-011af2b711-45058093)**, in attesa di revisione, e relativa a 540 cani e 277 gatti del Nord Italia analizzati tra marzo e maggio. Nessuno di loro aveva avuto un tampone positivo, ma le indagini sierologiche hanno mostrato che il 3% circa dei cani e il 4% dei gatti avevano gli **anticorpi**, a riprova di un **contagio**.

Per quanto riguarda i gatti, invece, uno studio pubblicato sulla rivista **[Emerging Microbes & Infections](https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/22221751.2020.1817796)** e relativo a un centinaio di gatti di varia provenienza (randagi, ospitati nei gattili e domestici) di Wuhan (Cina) ha mostrato un’incidenza di anticorpi specifici del 15%, superiore quindi ai valori riscontrati in altri Paesi.

Nel frattempo è emersa la pericolosità dei **visoni** e, soprattutto, degli allevamenti di visoni. Uno studio eseguito in 16 allevamenti olandesi e anticipato anch’esso su **[BioRXiv](https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.09.01.277152v1)** (nell’attesa della revisione da parte di altri esperti), ha mostrato che in 66 dei 97 addetti degli allevamenti stessi sottoposti a test, era presente il contagio. Anche in questo caso sarebbero stati gli **uomini a infettare gli animali**, ma poi il virus avrebbe fatto anche il giro contrario, alimentando un pericoloso circuito che ora si cerca di spezzare.

Infine, uno studio pubblicato sulla rivista **[PNAS ](https://www.pnas.org/content/117/36/22311)**ha mostrato che le specie di **animali vertebrati** da considerare **potenziali veicoli di trasmissione** del coronavirus SARS-CoV-2 **sono almeno 410**, perché queste sono le specie che esprimono i **recettori cellulari ACE2 **ai quali si attacca il virus.

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