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La nuova tecnologia che potrebbe migliorare il vaccino contro le allergie ai pollini

Scritto da Redazione IBSA | 20 mar 2026

Allergie ai pollini, quella alla Parietaria judaica è tra le più rilevanti nelle aree mediterranee

Le allergie si verificano quando il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo a sostanze normalmente innocue che sono presenti nell’ambiente, come polvere, muffe o pollini. I pollini rappresentano una delle principali cause delle allergie respiratorie. Tra queste, l’allergia alla Parietaria judaica è particolarmente diffusa nelle popolazioni del bacino mediterraneo e nelle regioni del sud Italia, dove può interessare fino al 30% delle persone allergiche.

Il trattamento che consente di agire sulla causa delle allergie ai pollini, e non soltanto sui sintomi, è l’immunoterapia allergene-specifica. Questo approccio terapeutico consiste nella somministrazione controllata dell’allergene responsabile di una specifica allergia, con l’obiettivo di modificare e attenuare la reazione del sistema immunitario delle persone allergiche. È però un paradosso: l'immunoterapia - nota anche come ‘vaccino antiallergico’ - usa come cura la stessa sostanza che causa il problema, per cui può causare effetti collaterali. La ricerca condotta dal CNR di Palermo intende gettare le basi per migliorare, in futuro, questi aspetti.

Vaccino antiallergico, la nuova tecnica che “camuffa” l’allergene per evitare reazioni

Un gruppo di ricerca del CNR di Palermo, formato da studiosi dell’Istituto di biofisica e dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica, ha sviluppato una nuova metodologia che potrebbe rappresentare un modo alternativo di formulare l’immunoterapia per il trattamento delle allergie ai pollini.

Lo studio, pubblicato sulla rivista ACS Omega, descrive un approccio che utilizza nanoparticelle ottenute da microalghe marine per il trasporto, all’interno dell’organismo, di un allergene della Parietaria judaica.

Le ricerche condotte in laboratorio hanno infatti mostrato che l’allergene può essere “mimetizzato” all’interno di vescicole, chiamate nanoalgosomi, con l’obiettivo di sviluppare una possibile alternativa immunoterapica per le allergie.

Spiega Mauro Manno, ricercatore del Cnr-Ibf e coordinatore dello studio: «siamo riusciti a racchiudere l’allergene all’interno delle vescicole, rendendolo non rilevabile fino al momento del rilascio. In questo modo diventa possibile trasportarlo in modo controllato, evitando effetti collaterali. L’invisibilità dell’allergene è infatti fondamentale per scongiurare la reazione allergica, e permettere agli allergeni di stimolare la tolleranza immunitaria dell’organismo. Quest’ultimo aspetto sarà oggetto di una fase successiva del nostro studio».

Per il caricamento dell’allergene, ossia l’inserimento dell’allergene all’interno dei nanoalgosomi, è stata utilizzata la tecnica dell’estrusione, attraverso la quale la membrana delle vescicole viene sottoposta a una perturbazione meccanica che non ne compromette l’integrità. I prodotti finali vengono quindi purificati mediante l’impiego della cromatografia di affinità, una metodica che consente di eliminare le molecole non caricate in modo efficiente.

Prospettive future: oltre il trattamento delle allergie ai pollini

Secondo i ricercatori lo studio dimostra che l’allergene ricombinante Par j 4, prodotto in laboratorio con tecniche di ingegneria genetica ma immunologicamente equivalente a quello naturale, può essere caricato nei nanoalgosomi e mascherato alla rilevazione esterna.

I risultati, viene sottolineato nello studio, forniscono un importante tassello alla ricerca di soluzioni sostenibili dal punto di vista ambientale, e in grado di mettere al primo posto la sicurezza dei pazienti; i nanoalgosomi sono particelle atossiche e che non stimolano la produzione di anticorpi da parte dell’organismo, caratteristica che le rende idonee a impieghi terapeutici. La possibilità di mimetizzare gli allergeni riducendone l'assorbimento e smorzando la risposta immunitaria, infatti, apre nuove prospettive per migliorare il profilo di sicurezza dell'immunoterapia.

Saranno tuttavia necessari ulteriori studi per testare questa tecnologia su cellule o tessuti biologici reali, e per verificare che il meccanismo osservato in laboratorio funzioni anche in condizioni biologiche più vicine a quelle dell’organismo umano. Più in generale, la stessa tecnologia potrebbe essere applicata anche in altri settori, come per esempio quello nutraceutico o cosmetico.