Quali sono i nuovi virus che potrebbero essere trasmessi all’uomo attraverso un morso di zecca? A questa domanda prova a rispondere un recente studio condotto in Cina, pubblicato sulla rivista Med.
I virus trasmessi dalle zecche (tick-borne viruses, TBVs) possono causare malattie che vanno da forme lievi, come la febbre, a condizioni molto gravi come encefaliti o febbri emorragiche. Per questo sono oggetto di crescente attenzione in ambito di salute pubblica.
Negli ultimi anni, grazie a tecnologie avanzate che permettono di analizzare rapidamente il materiale genetico, gli scienziati hanno scoperto che le zecche trasportano una grande varietà di virus, molti dei quali prima sconosciuti.
Dopo le zanzare, le zecche sono tra i principali veicoli di trasmissione di virus e batteri. Questi piccoli parassiti appartenenti al gruppo degli acari, si attaccano alla pelle di un ospite -umano o animale- e si nutrono del suo sangue; se infettate durante un precedente pasto su un animale, possono trasmettere l’infezione anche all’uomo.
Le zecche sono diffuse in gran parte del mondo. In Svizzera, la zecca Ixodes ricinus è la più comune tra la ventina di specie presenti e può trasmettere all'uomo due malattie infettive: la borreliosi di Lyme, causata dal batterio Borrelia burgdorferi, e la meningoencefalite verno-estivale da zecca (TBE).
La prevenzione resta uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio di infezione. Organismi come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) sottolineano l’importanza di adottare semplici misure comportamentali, soprattutto nelle aree a rischio.
Quando si frequentano ambienti naturali come boschi o prati, è consigliabile indossare abiti protettivi che coprano la pelle e utilizzare repellenti specifici. Al rientro, è fondamentale controllare attentamente il corpo, poiché il morso di zecca è spesso indolore e può passare inosservato. Un’individuazione precoce consente infatti di ridurre il rischio di trasmissione di alcuni patogeni.
In caso di morso, la zecca deve essere rimossa il prima possibile con una pinzetta, evitando di schiacciarla, e la zona deve essere disinfettata. Come indicato dall’Ufficio federale della sanità pubblica, è inoltre importante monitorare eventuali sintomi nelle settimane successive e consultare un medico in caso di segni sospetti.
In un contesto in cui emergono nuovi virus potenzialmente trasmissibili all’uomo, la combinazione tra sorveglianza scientifica e prevenzione individuale rimane fondamentale per limitare i rischi per la salute pubblica.
Sebbene non tutte le zecche siano infette e il rischio di trasmissione sia relativamente basso, conoscere i virus che potrebbero passare all’uomo è fondamentale per la salute pubblica.
Negli ultimi anni le conoscenze sulla tipologia dei TBVs e delle aree in cui sono diffusi sono migliorate, ma restano da chiarire aspetti importanti, come la loro distribuzione geografica e la reale capacità di infettare l’uomo (potenziale zoonotico).
In quest’ottica, i ricercatori hanno condotto una revisione della letteratura scientifica sui TBVs, con tre obiettivi:
raccogliere tutte le informazioni disponibili sui virus emergenti trasmessi dalle zecche
Sono stati analizzati oltre 52.000 studi, pubblicati tra il 1990 e il 2024, che hanno permesso di identificare i virus emergenti e mappare 2.376 località nel mondo dove sono stati segnalati.
L’analisi degli ultimi trent’anni ha identificato 230 virus emergenti, appartenenti a 23 famiglie virali e 15 ordini, distribuiti in 53 paesi e in tutti i continenti. Di questi, 19 sono stati classificati come in grado di infettare l’uomo, in particolare quelli appartenenti alle famiglie Nairoviridae e Flaviviridae.
I virus sono risultati diffusi soprattutto in Cina, dove è stato registrato il maggior numero di infezioni a carico dell’uomo, seguita da Giappone e Stati Uniti. La famiglia virale più rappresentata è risultata quella dei Phenuiviridae, mentre i Flaviviridae mostrano la maggiore capacità di infettare diversi ospiti, incluso l’uomo. La specie di zecca Haemaphysalis longicornis è risultata quella che ospita il maggior numero di virus (47) mentre, tra gli animali, le pecore sono gli ospiti più frequentemente infettati.
Per valutare il potenziale infettivo dei 128 virus non ancora associati a infezioni umane, i ricercatori hanno sviluppato un modello basato sulle informazioni genetiche degli stessi. L’RNA polimerasi è un enzima che permette la replicazione dei virus all’interno delle cellule; le caratteristiche di questa “macchina molecolare” sono state utilizzate come indicatore del comportamento dei virus, e per individuare quelli che potrebbero adattarsi all’organismo umano. Questo approccio ha portato all’identificazione di 25 virus con un elevato potenziale zoonotico.
I risultati sono stati poi verificati nella pratica attraverso uno studio epidemiologico; nella fase finale sono stati analizzati 896 pazienti con febbre e storia di morso di zecca, reclutati presso ospedali della Cina nordorientale. Tre virus, precedentemente identificati solo nelle zecche, sono stati trovati anche nei pazienti: si tratta di Sara tick phlebovirus (STPV), Dabieshan tick virus (DBTV) e Shanxi tick virus 2 (SXTV2) rilevati rispettivamente in 28 (3,13%), 3 (0,33%) e 6 (0,67%) dei pazienti esaminati.
In sintesi, lo studio mostra che esistono numerosi virus trasmessi dalle zecche ancora poco conosciuti, alcuni dei quali sono già in grado di infettare l’uomo. Alla luce dei risultati i ricercatori raccomandano di rafforzare la sorveglianza, in particolare sui TBVs appartenenti alle famiglie Flaviviridae, Phenuiviridae e Nairoviridae, allo scopo di identificare ulteriori nuovi virus di possibile rilevanza per la salute umana.