Dormire troppo poco è dannoso, lo sappiamo tutti, ma anche eccedere con le ore di sonno potrebbe non essere la scelta migliore. A suggerirlo è un ampio studio pubblicato sulla rivista Nature e condotto da ricercatori della Columbia University (USA) insieme ad altri istituti internazionali, che ha analizzato i dati di oltre mezzo milione di persone arrivando a individuare una vera e propria “fascia ottimale” di sonno, associata a un invecchiamento biologico più lento e a un minor rischio di malattie croniche.
Secondo i ricercatori, il punto di equilibrio si colloca tra le sei ore e mezza e le otto ore di sonno per notte. Naturalmente non si tratta di un numero valido per tutti, ma di un intervallo che, nella popolazione studiata, è risultato associato ai migliori indicatori di salute dell'organismo.
Per arrivare a queste conclusioni è stato necessario valutare l’età biologica dei soggetti – che misura quanto velocemente invecchiano organi e tessuti – per poi correlarla alle abitudini di sonno.
Lo studio, coordinato dal MULTI Consortium, ha utilizzato i dati della UK Biobank, una delle più grandi banche dati biomediche al mondo, coinvolgendo oltre 500mila adulti tra i 37 e gli 84 anni. Gli autori hanno sviluppato uno strumento chiamato Sleep Chart, con l'obiettivo di valutare il rapporto tra durata del sonno e 23 diversi indicatori di invecchiamento biologico ricavati da valutazioni ottenute tramite: risonanza magnetica proteomica (cioè lo studio delle proteine presenti nell’organismo) e metabolomica, ovvero l’analisi dei metaboliti, cioè delle piccole molecole prodotte dai processi metabolici.
L'analisi ha evidenziato una relazione definita a "U": i valori migliori di età biologica si osservavano nelle persone che dormivano tra le 6,4 e le 7,8 ore, mentre sia chi dormiva meno di 6 ore sia chi superava le 8 ore mostrava segni di un invecchiamento più rapido. Questa associazione è risultata valida per numerosi organi e apparati, inclusi cervello, sistema cardiovascolare, fegato, metabolismo e sistema immunitario. I ricercatori hanno infatti osservato che una durata del sonno ridotta o eccessiva è associata a un aumento del rischio di sviluppare diverse patologie, tra cui depressione, diabete e altre malattie sistemiche, oltre a un incremento della mortalità per tutte le cause durante il periodo di osservazione.
Grazie all'enorme numero di partecipanti e all'impiego di sofisticati biomarcatori, i risultati dello studio sono certamente solidi. Tuttavia gli stessi autori invitano alla prudenza. Lo studio dimostra infatti un'associazione, e non un rapporto certo di causa-effetto.
Dormire molte ore, ad esempio, potrebbe essere la conseguenza di condizioni di salute già presenti e non necessariamente la causa diretta dell'invecchiamento accelerato. Nemmeno le analisi genetiche condotte dai ricercatori consentono di escludere completamente questa possibilità. Inoltre, la durata del sonno è stata rilevata tramite questionari compilati dai partecipanti e non mediante strumenti oggettivi come la polisonnografia.
I risultati dello studio, in ogni caso, appaiono in linea con le raccomandazioni delle principali società scientifiche, come la American Academy of Sleep Medicine e la Sleep Research Society, secondo cui gli adulti dovrebbero dormire almeno 7 ore per notte per mantenere una buona salute. Tuttavia, il fabbisogno individuale può variare in base all'età, alla genetica, allo stile di vita e alla presenza di eventuali patologie. Più che inseguire un numero preciso, gli esperti consigliano pertanto di puntare su una regolarità del sonno:
Questo studio conferma un messaggio sempre più condiviso dalla ricerca: il sonno non è tempo perso, ma uno dei principali pilastri della salute. Curare la qualità del riposo e la costanza delle proprie abitudini può fare la differenza, ben più del semplice contare le ore.