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title: “Scaldare” la chemioterapia per renderla più efficace
description: La chemioterapia del futuro potrebbe essere somministrata tramite particelle nanometrichee riscaldata da campi magnetici
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# [“Scaldare” la chemioterapia per renderla più efficace](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/scaldare-la-chemioterapia-per-renderla-piu-efficace)

 Scritto da [Paolo Rossi Castelli](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/author/paolo-rossi-castelli) | 28 gen 2021

La **chemioterapia** del futuro potrebbe essere somministrata tramite particelle nanometriche (nell’ordine, cioè, dei miliardesimi di metro), e riscaldata da campi magnetici.  

**Lo scopo?**  Aumentare notevolmente l’efficacia di questi **farmaci antitumorali**.  

 Se i **chemioterapici**, infatti, vengono “caricati” su minuscole particelle metalliche sensibili ai campi magnetici, e se poi questi campi vengono attivati per indurre le particelle stesse a generare** calore**, si raggiunge una capacità di** distruggere il tumore superiore fino al 34%**, rispetto ai risultati ottenuti dai farmaci senza calore aggiunto.  

 Così, almeno, hanno verificato i ricercatori dello University College London, che hanno pubblicato i risultati del loro lavoro sul [**Journal of ****Materials**** ****Chemistry**** B**](https://pubs.rsc.org/en/content/articlepdf/2020/TB/D0TB01983F?page=search) (una rivista scientifica della Royal Society of Chemistry). 

 Da diversi anni – scrivono gli studiosi – l‘**ipertermia **creata dalle **nanoparticelle** è stata considerata un approccio promettente per il trattamento del cancro, ma l’uso di questa tecnica è rimasto **limitato a pochi tipi di tumore** (in particolare, a tumori cerebrali come i  glioblastomi a crescita rapida). Eppure – continuano i ricercatori – questo sistema ha un **potenziale** straordinario, che andrebbe ampliato a nuove applicazioni cliniche.   

 

Nel caso dell’esperimento eseguito allo University College London, gli studiosi hanno utilizzato nanoparticelle di **ossido di ferro** e le hanno rivestite con una molecola (un **polimero**) sensibile al calore e anche al grado di acidità del tumore. Grazie a queste caratteristiche, e ad altre tecniche particolari, le nanoparticelle sono potute entrare nelle cellule tumorali. Quando gli oncologi hanno poi attivato il **campo magnetico**, le nanoparticelle hanno prodotto calore e, solo a quel punto, il rivestimento polimerico ha rilasciato un chemioterapico (che era stato inserito precedentemente dai ricercatori): la **doxorubicina**. 

Gli studiosi hanno scoperto che basta un **riscaldamento lieve**: le cellule tumorali di solito muoiono a 42° centigradi (quella sane a 45°), ma è sufficiente raggiungere i 40° per iniziare a vedere il potenziamento della chemioterapia. Il metodo funziona quando le nanoparticelle raggiungono l’interno della **cellula malata**, ma anche (in forma più lieve) quando sono diffuse al suo esterno, obiettivo più semplice da raggiungere perché spesso i tumori sono difficili da penetrare. 

 

Gli esperimenti sono stati eseguiti in laboratorio, con cellule di tumore della prostata, del seno e di glioblastoma. Visti i buoni risultati, si passerà a nuovi test sugli animali e poi, se gli esiti positivi verranno confermati, all’applicazione sugli uomini. 

 

«Questo sistema – ha spiegato il professor Nguyen TK Thanh, autore principale dello studio – sembra anche in grado di **ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia**, permettendo di mirarla con **maggiore** **precisione** sulle cellule tumorali (e dunque risparmiando le cellule sane)».  

 Questo avviene, aggiungiamo noi, anche perché il **rivestimento polimerico** impedisce al farmaco chemioterapico di filtrare nei tessuti sani. 

 Tale aspetto dovrà però essere esplorato con ulteriori test pre-clinici. Conferma Olivier Sandre, dell’Università di Bordeaux, coautore della ricerca: «Il rilascio del farmaco può essere altamente** localizzato nelle cellule tumorali**, e il calore viene generato attraverso il campo magnetico. Per questo gli **effetti collaterali vengono ridotti**, almeno potenzialmente». 

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