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title: "Serotonina e depressione: sono collegate?"
description: Un ampio studio di revisione pubblicato su Molecular Psychiatry ridimensiona il collegamento tra serotonina e depressione. Le terapie andranno riorientate?
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# [Serotonina e depressione: sono collegate?](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/serotonina-e-depressione-nuovi-dubbi-sulle-cause)

 Scritto da [Paolo Rossi Castelli](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/author/paolo-rossi-castelli) | 01 set 2022

Un ampio studio di revisione, pubblicato sulla rivista scientifica Molecular Psychiatry (gruppo Nature), ridimensiona il collegamento tra serotonina e depressione. Anche le terapie andranno riorientate se la depressione non è strettamente causata della serotonina?

La teoria che interpreta l’origine della **depressione come uno squilibrio biochimico del cervello** e, in primo luogo, come una **carenza del neurotrasmettitore serotonina**, è sotto accusa da anni. Una parte non trascurabile **della comunità internazionale degli psichiatri** ritiene infatti che questa ipotesi (peraltro prevalente, tuttora) non sia **mai stata dimostrata in modo convincente**, anzi. E che questo spiegherebbe anche perché, nonostante un successo planetario che si protrae da almeno tre decenni, i **farmaci antidepressivi** più utilizzati oggi (tutti mirati proprio sulla serotonina) si dimostrino **a volte poco efficaci**.

Ora un’importante **revisione degli studi sull****’****argomento,** chiamata a ombrello (una revisione, cioè, che mette insieme non solo gli studi, ma che determina le connessioni tra le risultanze di precedenti revisioni e/o metanalisi), fornisce nuovi argomenti agli scettici. Questo ampio lavoro di “rilettura”, pubblicato sulla [rivista scientifica Molecular Psychiatry](https://www.nature.com/articles/s41380-022-01661-0), del gruppo Nature, è stato **condotto da un****’é****quipe internazionale coordinata dallo University College di Londra**: in particolare, da due esperti del settore, e cioè Joanna Moncrieff, co-direttrice del Critical Psychiatry Network (un gruppo che lavora nel solco del Council for Evidence-based Psychiatry), e Mark Horowitz, membro dell’International Institute of Psychiatric Drug Withdrawal (IIPDW).

Per giungere alle loro conclusioni, gli psichiatri **hanno esaminato centinaia di studi**, che hanno coinvolto decine di migliaia di pazienti, suddivisi in base a sei tematiche, visto che il problema della **biochimica della depressione** può essere affrontato da molti punti di vista differenti

**Cause della depressione e farmaci: risultati a sorpresa  
**Per cominciare, anche se è vero **che i farmaci fanno aumentare (in vario modo) i livelli di serotonina**, **non necessariamente ciò implica che l’aumento combatta la depressione**; piuttosto – sostengono gli studiosi – quasi tutti i medicinali hanno un effetto di ottundimento delle emozioni, e questo potrebbe dare l’impressione ai pazienti di essere meno depressi.

Una delle aree di ricerca ha riguardato, in particolare, la differenza di concentrazione della serotonina e dei suoi metaboliti circolanti nel sangue e nel cervello in chi è in cura con farmaci e in chi non lo è: non è misurabile – dicono i ricercatori – e questo è un fatto significativo, perché per molto tempo si è puntato proprio, invece, ad aumentare la serotonina circolante.

Un altro tema è stato quello dei **recettori della serotonina**, cioè delle proteine, poste sulla superficie delle cellule nervose, che ne “sentono” la presenza e la traducono in azioni biologiche. Anche in questo caso, almeno per i recettori da sempre indicati come responsabili (ne esistono vari sottotipi), **non appaiono differenze – scrivono i ricercatori – fra chi prende i farmaci e chi no**, e, anzi, a volte se ne vede una di segno opposto alle attese. L’attività dei recettori della serotonina sarebbe, insomma, aumentata nei depressi, e non viceversa (anche se i dati, a questo proposito, non sono sempre chiari).

Conclusioni analoghe valgono anche per i trasportatori della serotonina, gli SSRI, ossia quelle proteine poste sulla superficie delle cellule nervose che, come porte girevoli, conducono il neurotrasmettitore all’interno della cellula.

Alcuni studi hanno poi **indagato il coinvolgimento della serotonina in modo indiretto**, ovvero abbassandone artificialmente i livelli e cercando di capire se questo induceva depressione: non è successo.

Ampie indagini su migliaia di pazienti e persone senza problemi depressivi hanno riguardato anche **l’eventuale base genetica dei depressi**: l’attenzione è stata puntata soprattutto sullo stato del gene che “gestisce” i trasportatori della serotonina, ma non sono emerse differenze tra depressi e non.

Infine, alcune **ricerche su persone che assumevano regolarmente antidepressivi** hanno mostrato **un abbassamento della serotonina, e non l****’****atteso incremento**. Come mai? Secondo i ricercatori, l’aumento di serotonina prodotto da alcuni antidepressivi a breve termine può portare a cambiamenti compensatori nel cervello, che producono l'effetto opposto a lungo termine.

**Il livello di serotonina è davvero una causa della depressione?  
**Questi risultati, tutti insieme, hanno condotto i ricercatori dello University College a concludere che "**non c'è supporto per l'ipotesi che la depressione sia causata da una ridotta attività o concentrazione della serotonina**".

Tutto ciò **non deve** comunque indurre nessuno – sottolineano con forza gli studiosi – a **interrompere bruscamente le terapie in atto**.

I medici, però, dovrebbero **prescrivere con maggiore consapevolezza gli antidepressivi** e spiegare in modo più ampio la situazione ai pazienti, attivando anche altre strade: per esempio, **concentrandosi sulla gestione di eventi stressanti o traumatici nella vita delle persone**, affrontando fattori di fondo come povertà e solitudine, e applicando maggiormente la psicoterapia, insieme ad altre pratiche come il controllo della consapevolezza.

Dal canto suo, **la ricerca dovrebbe andare avanti** – concludono gli studiosi dello University College – per chiarire molto meglio che **cosa succeda nella depressione dal punto di vista biochimico, e in che modo sia utile intervenire farmacologicamente**. Probabilmente i fenomeni che sottendono alla depressione sono molto più complessi di come li si è descritti finora e, di conseguenza, anche gli interventi farmacologici, per essere efficaci, non potranno che tenere conto dei misteri ancora da scoprire.

 

         

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