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title: "Trapianto di fegato: ok anche con organi “rifiutati”"
description: Un fegato respinto dai centri specializzati è stato “ricondizionato” con una tecnica particolare e trapiantato. Il paziente che l’ha ricevuto sta bene.
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# [Trapianto di fegato: ok anche con organi “rifiutati”](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/trapianto-fegato-con-organo-ricondizionato)

 Scritto da [Paolo Rossi Castelli](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/author/paolo-rossi-castelli) | 30 giu 2022

Un fegato respinto dai centri specializzati è stato “ricondizionato” con una tecnica particolare da un’équipe dell’ospedale universitario di Zurigo e del Politecnico federale, e trapiantato dopo 3 giorni. Il paziente che l’ha ricevuto sta bene.

È passato un anno da quando, nel maggio 2021, un paziente svizzero in attesa di un **trapianto di fegato** ha ricevuto **un organo che era stato ****“****scartato****” ****dai centri specializzati elvetici**. L’organo era stato scartato perché presentava alcune situazioni critiche legate alla malattia della donatrice (una ragazza di 29 anni), ed era poi stato **“****ricondizionato****” ****grazie a una tecnica particolare**, rimanendo però fuori dall’organismo della ragazza stessa per tre giorni e non, come accade di solito, solo per qualche ora (altrimenti, di norma, il fegato si deteriora e non è più trapiantabile).

L’uomo aveva un tumore epatico in rapida progressione, e non poteva attendere un trapianto tradizionale: per questo si è prestato a un esperimento (il primo di questo genere) che gli è stato proposto dallo **Wyss Zurich Translational** **Center**, un istituto creato – con una donazione dell’imprenditore Hansjörg Wyss – dall’Università di Zurigo e dal Politecnico federale, che nel 2015 avevano intrapreso l’ambizioso progetto “[**Liver4Life**](https://www.wysszurich.uzh.ch/projects/wyss-zurich-projects/liver4life)”, incentrato sul **miglioramento delle tecniche di conservazione degli organi destinati ai trapianti**, per ampliarne la disponibilità.

**T**rapianto di fegato: verso interventi programmati e una riduzione delle urgenze  
**L****’****uomo oggi sta bene**, e la sua esperienza è stata analizzata e raccontata in un articolo appena pubblicato sulla rivista scientifica [Nature Biotechnology](https://www.nature.com/articles/s41587-022-01354-7), con l’auspicio da parte dei ricercatori che a questo primo paziente ne seguano molti altri, e che la strumentazione messa a punto possa entrare a far parte dell’equipaggiamento di altri centri trapiantologici.

In sintesi, ciò che ha realizzato il team multidisciplinare è **un macchinario che riproduce** nel modo più fedele possibile **ciò che accade nel corpo umano**. Così, il fegato è stato collegato a una pompa che replica il cuore, a una mini-macchina da dialisi che espleta le funzioni renali, e a un’attrezzatura da ossigenazione che riproduce i polmoni. In più, i ricercatori hanno inserito un diaframma artificiale, che ha “arginato” il fegato analogamente al vero diaframma (il muscolo che separa la cavita toracica da quella addominale), e il tutto è stato sottoposto a un leggero movimento, al ritmo di una normale respirazione umana.

**Eliminate le infezioni  
**Mentre era in perfusione, **il fegato ha ricevuto gli elementi essenziali **quali i minerali, le vitamine, gli ormoni, i fattori di crescita, gli enzimi che **riproducono le funzioni intestinali e pancreatiche**, ma – e questo è uno dei segreti del successo della tecnica – l’organo è stato anche **trattato con farmaci** che ne hanno migliorato le condizioni**, eliminando le possibili infezioni** in corso e riducendo le infiammazioni da trauma.

Inoltre, il fatto di avere a disposizione molte ore in più ha consentito ai chirurghi e agli altri esperti di **effettuare analisi accurate senza l****’urgenza** legata a solo poche decine di minuti, come capita di solito. E tutto questo ha trasformato un fegato ritenuto non accettabile, secondo i principi internazionali oggi validi, in un organo potenzialmente utilizzabile.

**Nuove sperimentazioni**  
Il prossimo passo sarà **l****’organizzazione di uno studio multicentrico** (che comprenda, cioè, ospedali diversi, in Paesi diversi) per verificare se la strumentazione, usata in differenti strutture, sia ugualmente performante, e se sia quindi possibile **standardizzare procedure e materiali**.

Secondo i chirurghi di Zurigo, probabilmente si potrebbe **arrivare fino a dieci giorni di conservazione** dell’organo da trapiantare al di fuori del corpo, e la tecnica potrebbe essere estesa, con le dovute correzioni, anche ad altri organi. Il trapianto, in questo modo, sarebbe anche molto più programmabile, e meno caratterizzato dall’urgenza.

Crediti Foto: [https://bit.ly/3QTictV](https://bit.ly/3QTictV)   
Il chirurgo Pierre-Alain Clavien, direttore del Dipartimento di chirurgia viscerale e trapianti all'Ospedale Universitario di Zurigo, con il paziente che ha ricevuto il fegato “rigenerato”

 

         

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