In Ricerca scientifica

Dai ricercatori del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute di La Jolla arriva una speranza per curare la degenerazione maculare senile (DMS), in particolare la forma definita secca, una delle principali cause di cecità fra le persone con più di 60 anni. Questa patologia (che solo negli Stati Uniti colpisce 11 milioni di persone) appare correlata all’età ed è purtroppo in crescita, per motivi non del tutto chiari, e comunque per l’allungamento medio della vita (si calcola che nei Paesi occidentali il numero di pazienti sia destinato a raddoppiare entro il 2050).

Come agisce la DMS secca? In pratica, crea danni alla macula, cioè alla parte della retina (il tessuto nervoso dell’occhio) fondamentale per la visione, e questo avviene per il progressivo accumulo di sostanze “sbagliate”. Ebbene, gli studiosi californiani hanno individuato una proteina-chiave, la vitronectina, che svolgerebbe un ruolo fondamentale nella formazione di questi depositi, chiamati drusen, sotto la retina, e dunque potrebbe diventare il bersaglio per nuovi medicinali specifici. Sarebbe un passo avanti molto importante, dato che attualmente non esiste una terapia farmacologica contro la degenerazione maculare senile secca (c’è anche una forma definita “umida”, meno frequente, che invece può essere curata). I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).

I depositi si formano nel corso degli anni e contengono tre elementi fondamentali: il colesterolo, l’idrossiapatite (la molecola che costituisce anche ossa e denti) e, appunto, la vitronectina, la cui struttura era stata chiarita per la prima volta dallo stesso gruppo di ricercatori californiani che ora ha pubblicato il nuovo studio su PNAS. Il passo in avanti è rappresentato dalla descrizione particolareggiata della struttura e della formazione di tali depositi, che avrebbero al centro un nucleo di colesterolo, avvolto da un guscio di idrossiapatite, ulteriormente circondato da un rivestimento di vitronectina. Quest’ultima sarebbe la forza trainante fondamentale per la formazione dei drusen, e per questo prenderla di mira con farmaci che la neutralizzino potrebbe rivelarsi vincente.

«La vitronectina, che ha la forma di un’elica appiccicosa, orchestra la formazione dei depositi sferici che causano la degenerazione maculare senile secca – conferma Francesca Marassi, coordinatrice dello studio. – Con le nuove informazioni possiamo iniziare a capire come bloccare queste interazioni e romperei depositi, per aiutare le persone a mantenere la vista il più a lungo possibile».

Francesca Marassi sta già lavorando con gli scienziati del Conrad Prebys Center for Chemical Genomics per identificare una serie di sostanze che possano impedire la formazione dei drusen. La vitronectina, fra l’altro, è implicata anche in altre patologie tipiche dell’invecchiamento: in particolare, è una componente importante delle placche amiloidi legate alla malattia di Alzheimer e delle placche ricche di colesterolo che causano malattie cardiache. Dunque, un farmaco sviluppato contro la vitronectina – si augurano i ricercatori – potrebbe aiutare a combattere anche queste altre patologie.

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