In Ricerca scientifica

Un cerotto ipertecnologico potrà forse aiutare, in futuro, a riparare i cuori lesionati da un infarto.

I risultati ottenuti sugli animali dai ricercatori dell’Università della Carolina del Nord di Chapel Hill, negli Stati Uniti, e pubblicati sulla rivista scientifica ACS Biomaterials Science & Engineering, autorizzano a sperare che il traguardo, inseguito da bioingegneri e cardiologi di diversi centri nel mondo, sia un po’ più vicino.

Da tempo si cerca infatti di realizzare un cerotto che, inserito direttamente sul cuore, riesca a stimolare la crescita di nuovo tessuto cardiaco funzionante e, insieme, sia in grado di attivare la formazione di nuovi vasi sanguigni dopo i danni subiti in seguito a un infarto.

I tentativi fatti finora si sono sempre arenati, però, su difficoltà di vario tipo, come quella di stimolare i due tipi di rigenerazione nello stesso momento, senza innescare reazioni immunitarie contro elementi considerati estranei. In più, i sistemi di “produzione” di questi cerotti si sono dimostrati spesso troppo difficili da replicare.

Adesso la soluzione trovata sembra positiva e ben funzionante, come hanno confermato anche i test condotti su due tipi di animali da laboratorio. Nello specifico, i ricercatori hanno realizzato un cerotto con una matrice di fibrina, la proteina tipica del tessuto muscolare. In questa matrice hanno immerso micro-vasi sanguigni creati artificialmente (e inerti dal punto di vista biologico, per non suscitare rigetto), all’interno dei quali hanno inserito cellule cardiache (di un tipo chiamato stromale) incapsulate in bollicine denominate cardiosfere.

Quindi hanno inserito il cerotto nel cuore di ratti e suini (animali con un apparato cardiaco relativamente simile a quello umano) che avevano avuto di recente un infarto, e controllato che cosa succedeva. Hanno così visto che le cardiosfere erano riuscite a stimolare la produzione e la secrezione di fattori di crescita da parte del cuore, e che queste sostanze, a loro volta, avevano permesso al tessuto muscolare cardiaco, così come ai suoi vasi sanguigni, di ricrescere ed eliminare, almeno in parte, le cicatrici presenti, sostituendole con tessuti nuovi e quindi funzionali. Anche l’infiammazione, sempre presente negli infarti, è apparsa in diminuzione, mentre la morte cellulare (che a sua volta di solito caratterizza i cuori infartuati) è rallentata.

Anche dal punto di vista della funzionalità, i risultati sono apparsi incoraggianti, perché i cuori trattati con il cerotto hanno mostrato una maggiore capacità di pompare il sangue, rispetto a quella degli animali non curati. Non sono emerse, inoltre, tossicità renali o epatiche, né reazioni immunitarie di alcun tipo, perché sono stati usati materiali neutri, da questo punto di vista, e cellule dello stesso animale che poi è stato trattato.

Come sempre, occorreranno ancora molti test prima anche solo di ipotizzare sperimentazioni nell’uomo, ma ciò che conta, in questi casi, è dimostrare la validità terapeutica di un’idea o di un approccio, e la possibilità di metterla in pratica senza difficoltà tecniche insormontabili.

 

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