In Ricerca scientifica

La pandemia di Covid-19 sta accelerando gli sforzi della comunità scientifica internazionale per una conoscenza molto più approfondita del funzionamento del sistema immunitario (un sistema con una complessità paragonabile a quella dell’apparato nervoso, ma ancora in buona parte da esplorare). Negli Stati Uniti, in particolare, i ricercatori della Chan School of Public Health dell’Università di Harvard (Boston), insieme a quelli dello Human Vaccines Project, hanno lanciato un progetto molto ambizioso, chiamato The Human Immunomics Initiative (HII), con lo scopo di colmare le lacune conoscitive che ancora esistono, accelerando nello stesso tempo la scoperta di nuovi sistemi diagnostici e di terapie per debellare il coronavirus, e non solo. Della task force, cui aderiscono centri accademici, aziende biotech e società farmaceutiche, fanno parte immunologi, epidemiologi, esperti in modelli matematici e computazionali, e specialisti di intelligenza artificiale, per creare una sinergia che permetta di realizzare nel più breve tempo possibile una mappa completa.

Sono già 70 i diversi “prototipi” di vaccini contro il Covid-19 sviluppati nel mondo, tre dei quali sono arrivati alle prime fasi della sperimentazione clinica. Il progetto HII contribuirà a questo sforzo di ricerca, per esempio chiarendo quali sono le differenze della reazione immunitaria nelle diverse fasce della popolazione, con l’attenzione rivolta soprattutto agli anziani, i più colpiti dal virus. «Il declino o la disfunzione del sistema immunitario tra le persone di età superiore ai 70 anni è un grave problema di salute pubblica – ha detto Jaap Goudsmit, professore aggiunto di epidemiologia e malattie infettive alla Harvard Chan School. – Lo stiamo vedendo in questo periodo con Covid-19, che è per lo più diffuso dai giovani, anche se sono poi gli anziani a morire con tassi molto più alti».

I ricercatori dell’HII saranno chiamati a rispondere, naturalmente, anche all’interrogativo principale: quale deve essere il bersaglio del vaccino (cioè quale parte del virus va scelta), e quale risposta si vuole ottenere dal sistema immunitario? Gli esperti cercheranno di sfruttare il più possibile le potenzialità dell’intelligenza artificiale, che permette di elaborare un’enorme massa di dati in tempi irraggiungibili dalla sola mente umana, e consente  anche di testare virtualmente potenziali vaccini.

Dal punto di vista pratico, il progetto si avvarrà dei campioni di sangue di migliaia di persone che stanno partecipando a studi epidemiologici, in molti dei quali sono già coinvolti gli esperti di Harvard.