Ogni anno nel mondo 23 milioni di persone hanno un infarto, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Circa il 30% non sopravvive (la percentuale è più alta nei Paesi con strutture sanitarie non avanzate), mentre il restante 70% riesce a superare questa pericolosa situazione grazie a terapie invasive o farmacologiche che aiutano ad arginare i momenti più acuti, ma non sempre in modo risolutivo. Il cuore, infatti, forma cicatrici al posto delle cellule muscolari danneggiate o distrutte dall’assenza di sangue (per effetto del “blocco”, più o meno ampio, delle arterie coronarie: questo è l’infarto), e il tessuto cicatriziale non è in grado di contrarsi. Dunque, l’apparato cardiaco non funziona più in modo ottimale (molto dipende, naturalmente, dalla gravità dell’attacco cardiaco). Ora, però, uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature e condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, autorizza a sperare in un futuro diverso.

I ricercatori hanno infatti dimostrato – per il momento su animali di grossa taglia (maiali) – che introducendo nell’organismo un frammento di materiale genetico chiamato microRNA-199 viene stimolata la rigenerazione del tessuto cardiaco. Nel giro di un mese – riferiscono gli studiosi su Nature – il cuore dei maiali che erano stati sottoposti a questa terapia aveva già riacquistato la funzionalità perduta.

Dopo anni di tentativi fallimentari con le cellule staminali, la soluzione potrebbe quindi essere trovata in questi minuscoli frammenti di RNA, che già nel corso di altri studi avevano dimostrato di stimolare in maniera significativa la creazione di nuovi miociti (le cellule muscolari cardiache). L’RNA, lo ricordiamo, fa parte, insieme al DNA, del complesso sistema che contiene il “progetto di vita” delle cellule e le istruzioni per metterlo in pratica. Possiamo dire, in estrema sintesi, che l’RNA ha la funzione di “tradurre” le istruzioni contenute nel DNA e svolge un ruolo fondamentale nella sintesi delle proteine.

La somministrazione dei microRNA-199 avviene attraverso virus appositamente modificati e attenuati per raggiungere il cuore (senza creare danni al loro passaggio). La tecnica, però, è ancora da ottimizzare, per ammissione degli stessi ricercatori, perché i frammenti di codice genetico si sono rivelati troppo potenti: se non fermati, continuano a stimolare la formazione di nuovi miociti, e questo può provocare aritmie pericolose. Occorreranno quindi ancora molti studi prima di poter sperimentare i microRNA-199 nell’uomo, ma i presupposti inducono a sperare che questa possa diventare realmente una terapia innovativa per l’infarto.