Nuove strade promettenti si stanno aprendo nell’ambito della ricerca oncologica, grazie alla biologia sintetica, cioè grazie alla “riprogrammazione” genetica (eseguita in laboratorio) di cellule viventi come i batteri, trasformati in veri e propri farmaci contro i tumori. Un esempio significativo arriva dai bioingegneri della Columbia University di New York (Stati Uniti), che sono riusciti a modificare un ceppo di batteri della specie Escherichia coli, facendoli diventare “fabbriche” per la produzione di anticorpi capaci di fermare diversi tipi di cancro, almeno negli animali. Questi anticorpi – come riferisce la rivista scientifica Nature Medicine – sono molto specifici e di ridottissime dimensioni, al punto da essere chiamati nanocorpi (nanobodies).

Come funzionano? Per capire il “meccanismo” (complesso) bisogna tenere presente che le cellule tumorali riescono spesso a “evitare” le reazioni del sistema immunitario (il nostro apparato difensivo, che dovrebbe eliminarle) esibendo abbondanti quantità di alcune particolari proteine sulla loro membrana esterna, fra cui la proteina CD47. Questa molecola contiene una sorta di messaggio che dice: “Non mangiarmi!” Ed effettivamente, di fronte alla CD47, i macrofagi (“poliziotti” fondamentali del sistema immunitario), si bloccano ed evitano di distruggere il cancro. I ricercatori della Columbia University hanno allora deciso di inserire, all’interno dei batteri Escherichia coli, un frammento di codice genetico in grado di spingerli a produrre nanocorpi contro le proteine CD47.

Oltre a questo, i bioingegneri hanno aggiunto anche altre istruzioni genetiche per indurre i batteri al suicidio (apoptosi), dopo avere generato una quantità adeguata di nanocorpi. I batteri così modificati sono poi stati iniettati negli animali da laboratorio, e hanno raggiunto molto rapidamente il tumore (in pratica, l’hanno infettato) senza danneggiare gli altri tessuti. Nello stesso tempo hanno prodotto grandi quantità di nanocorpi anti-CD47 – come i ricercatori si aspettavano. Quando i batteri sono “esplosi” per effetto del suicidio, i nanocorpi sono stati liberati all’interno del tumore e sono andati a legarsi alle CD47, disattivandole. Senza più l’effetto paralizzante di queste proteine-schermo, il sistema immunitario ha ritrovato la capacità di combattere con forza contro il tumore. Ma non basta: la presenza dei frammenti dei batteri morti ha attratto ulteriormente i poliziotti dell’organismo, potenziando anche in questo modo la risposta difensiva.

In realtà un piccolo numero di batteri non ha seguito le “istruzioni” per l’apoptosi e dunque ha continuato a duplicarsi, producendo – in ogni caso – nuovi nanocorpi e rinforzando gli effetti della terapia. Il risultato finale è stato una drastica riduzione delle masse tumorali, l’eliminazione delle metastasi e l’allungamento della sopravvivenza degli animali. Visto che la proteina CD47 è prodotta da molti tipi di tumore, i ricercatori pensano che questa nuova forma di immunoterapia possa avere un ampio spettro d’azione, se i dati ottenuti negli animali saranno confermati anche nell’uomo. Nuovi studi verranno attivati nei prossimi mesi.