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Luca Nicola24 ott 20185 min read

Sguardi scientifici sulle migrazioni: 11 considerazioni emerse dal Forum | Fondazione IBSA

Il 13 ottobre 2018 a Lugano con il Forum “Sguardi scientifici sulle migrazioni” si è svolto un esperimento originale: si è preso un tema di calda attualità e lo si è affrontato con un approccio scientifico. Si è cercato cioè di riposizionare correttamente il fenomeno migratorio con un approccio multidisciplinare, partendo da dati attendibili, da fonti e numeri, proprio come si fa per ogni indagine scientifica.

Dal contributo di genetisti, linguisti, sociologi, antropologi e giuristi (senza dimenticare filosofi, fotoreporter e giornalisti) è emerso un quadro nitido e, per molti aspetti, sorprendente. Abbiamo provato a individuare le 11 considerazioni più importanti scaturite da un’intensa giornata di lavori. Eccole:

#1 Le migrazioni non sono un’emergenza di oggi, sono un fenomeno strutturale profondo che riguarda gli ultimi due milioni di anni. [Telmo Pievani, Professore di Filosofia delle Scienze Biologiche, Università di Padova, Italia]

Quello che succede oggi è la coda di un lungo processo. Da due milioni di anni le popolazioni umane fuoriescono dal continente d’Origine, l’Africa, e migrano in ogni dove, diversificandosi.

Gli esseri umani non si sono mai fermati e il Mediterraneo, da sempre, è un epicentro di questo comportamento adattativo. Attualmente il fenomeno delle migrazioni coinvolge 68,5 milioni di persone, costrette a lasciare la loro residenza a causa di conflitti, discriminazioni, povertà o catastrofi naturali.

Le Nazioni Uniti prevedono che il cambiamento climatico diventerà la prima concausa delle migrazioni, con un picco nel 2025: a causa delle desertificazioni, 50 milioni di persone dovranno trasferirsi verso terre più fertili e ricche d’acqua.

#2 L’immigrato come fonte di malattia è una fantasia. Il vero fattore di diffusione delle malattie è il turismo. [Bernardino Fantini, Professore emerito di Storia della Medicina e della Sanità, Università di Ginevra, Svizzera]

Nei secoli passati le relazioni fra i grandi spostamenti di popolazioni e le epidemie sono state costanti, a causa di migrazioni, guerre, scoperte geografiche. Questo ha creato e mantiene tuttora una paura ancestrale nei confronti del migrante, o in genere dello straniero.

Adesso, in realtà, la situazione è profondamente cambiata, dopo la globalizzazione, che ha fatto aumentare enormemente lo spostamento di persone e di merci da un capo all’altro del mondo, per turismo e commerci, e contemporaneamente ha consentito di monitorare in modo molto più efficace la salute pubblica. Studi approfonditi dimostrano che l’arrivo di malattie in Europa è dovuto solo in minima parte ai migranti. Ora il tramite principale nella diffusione delle malattie sono, di gran lunga, il turismo e il commercio.

#3 Povertà, sicurezza, sviluppo sostenibile e cambiamento climatico sono problemi che devono essere risolti assieme. [Mark Maslin, Professore di Climatologia, Umiversity College London, Londra, Regno Unito]

Il cambiamento climatico non è oggi il motore delle migrazioni: è un moltiplicatore, non la causa. Ci sono motivi politici, economici e sociali che hanno un ruolo decisivo, in particolare quelli legati alla disponibilità di Energia, Cibo e Acqua. I cambiamenti climatici sono legati a questi elementi e influenzano le migrazioni e i conflitti.

#4 L’Europa è esportatrice e importatrice di uomini: negli ultimi 5 secoli siamo stati esportatori. [Guido Alfani, Professore di Storia Economica, Università Bocconi, Milano, Italia]

Fino a pochi decenni fa anche l’Europa è stata una forte ‘esportatrice’ di migranti, in particolare dall’inizio dell’Ottocento alla prima guerra mondiale, e di nuovo dopo la seconda (dal 1950 al 1970), l’Europa ha esportato ben 54 milioni di persone. Poi, con la crescita economica, è diventata “importatrice”.

#5 La migrazione è un fenomeno umano che il diritto è chiamato a regolare. [Pascal Mahon, professore di Diritto Costituzionale Svizzero e Comparato, Università di Neuchatel, Svizzera)

Il concetto di integrazione è diventato un concetto chiave. All’inizio del Novecento in Svizzera si parlava di “incorporazione”. Ora l’integrazione è la prima parte di un percorso: prima ti integri, poi puoi accedere alla cittadinanza. Non a caso la legge parla di “integrazione riuscita”.

#6 Ci sono due strumenti limitativi dei diritti dei migranti: la libertà di attività economica e la libertà di accedere alle prestazioni sociali. [Federica De Rossa Gisimundo, Professore assistente di Diritto dell’Economia, Università della Svizzera Italiana, Lugano, Svizzera]

Esiste un diritto alla migrazione? Esiste un diritto della migrazione, con normative giuridiche che regolano i diritti. In questo contesto, emerge una politica oscillante tra impulsi istituzionali e iniziative democratiche, esigenze sociali e contingenze economiche.

#7 Si spostano non solo le persone, ma anche le immagini. E le immagini hanno un ruolo fondamentale nella costruzione del fenomeno delle migrazioni. [Daria Pezzoli-Olgiati, Professore di scienze e Storia delle Religioni, Ludwig-Maximilians-Universitat, Monaco di Baviera, Germania]

Il fenomeno migratorio è documentato da molte immagini stereotipate che circolano in giornali e trasmissioni televisive, sul web e sui social media.

Le immagini non solo documentano una realtà ma la formano e la caratterizzano, trasmettendo in modo implicito o esplicito valori e ideologie.

#8 La migrazione può essere un elemento formativo, personale e collettivo. [Giovanni Pellegri, Responsabile de L’Ideatorio, Università della Svizzera Italiana, Lugano, Svizzera]

Nelle nostre interpretazioni dell’attuale crisi migratoria entrano in gioco immaginari e paure, condizionamenti culturali e inevitabili distorsioni mediatiche.

Il fenomeno delle migrazioni mette in questione noi, con la nostra umanità: la fragilità dell’altro ci interroga e ci rimanda a noi stessi.

#9 Siamo esposti alla trappola della semplificazione. La categoria da applicare è invece quella della complessità. [Gianluca Grossi, Fotografo, Bellinzona, Svizzera]

Il lavoro di reporter serve se porta la riflessione e la consapevolezza della complessità della realtà.

Raccontare la fuga di tanti esseri umani dai conflitti può aiutare a individuare punti di contatto e di sovrapposizione fra la vita di chi è costretto ad andarsene e la vita di chi non deve farlo.

#10 Nell’ultimo decennio la popolazione mondiale degli sfollati è aumentata in modo costante [Anja Klug, Responsabile dell’Ufficio per la Svizzera e il Liechtenstein dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), Svizzera]

In questo quadro drammatico è importante valutare con attenzione l’adeguatezza delle risposte adottate dall’Unione Europea e dai suoi Stati membri. E cogliere nel recente accordo Global Compact on Refugees il potenziale per il progresso dell’attuale regime di protezione internazionale.

#11 E’ più facile costruire un sistema sociale equo in una società omogenea. [Federico Rampini, Scrittore e Giornalista, Corrispondente da New York de “La Repubblica”]

Non dobbiamo nasconderci che esiste un effetto economico dell’immigrazione che mette bianchi poveri in concorrenza con i migranti.

I casi della Svezia e dell’America di Roosvelt fino a Kennedy, indicano che i periodi di frontiere chiuse hanno coinciso con il massimo sviluppo del welfare. Sono dati scomodi, ma con cui dobbiamo fare i conti.

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Luca Nicola

Copywriter dal 1988, ha iniziato la sua carriera in De Agostini, per poi scegliere di continuare come freelance. Laureato in Filosofia, attualmente è anche docente di Web Marketing presso il Centro di Formazione Federlegno. Come consulente di comunicazione lavora da anni per molti clienti, tra cui alcuni grandi gruppi internazionali. Nel 2012 ha aperto il blog personale "Mela N" dove tratta argomenti legati alla Scrittura, alla Comunicazione, al Content Marketing e allo Storytelling.

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