Il neurobiologo Stefano Mancuso, Professore presso l’Università di Firenze e direttore del laboratorio Internazionale di Neurobiologia vegetale, lavora da anni per cambiare la nostra visione delle piante, sfatando luoghi comuni oramai consolidati e che si sono tramandati per millenni. Come, per esempio, l’idea che le piante non si muovono.

In una recente intervista al Corriere della Sera lo scienziato spiega: “Certo, se noi guardiamo alla vita della singola pianta, allora la singola pianta è stanziale, è radicata e non si sposta. Ma si muove, anche se non si sposta. Le piante viaggiano attraverso i semi. Usano sempre dei vettori. Approfittano di ciò che ha possibilità di movimento: l’acqua, l’aria, animali, uomini. Si muovono per chilometri e per anni, raggiungono continenti lontani e lì si adattano a vivere. La loro ‘intelligenza’ ha inventato migliaia di modi di diffondere la vita”.

A ben pensarci, alcuni movimenti delle piante ci sono ben noti, come, per esempio, lo sbocciare dei fiori. Ma, forse, il pregiudizio più grande da smentire riguarda la mancanza di capacità percettiva e di intelligenza delle piante, considerate come organismi pressoché inerti e solo programmati per sopravvivere. La realtà, ci spiga Mancuso, è molto diversa.

L’idea che le piante siano organismi di basso livello risale ad Aristotele: secondo il grande filosofo le piante possiedono solo un’anima  “vegetativa”, in quanto sono prive di movimento e quindi non hanno bisogno dei sensi. Si situano “sul confine tra il vivere e il non vivere”. Oggi sappiamo che le piante non sopravvivono semplicemente, ma sono organismi viventi molto complessi e dotati di sensi. Addirittura, possiedono una capacità percettiva molto più sofisticata degli animali. E sono capaci di comunicare.

“Le piante sono comunicatrici straordinarie. Comunicano con le altre piante. Sanno distinguere i propri simili. Comunicano con le piante e con altre specie, e comunicano con gli animali producendo sostanze chimiche volatili, per esempio durante l’impollinazione”. 

Il fatto è che se vogliamo capire davvero il meraviglioso mondo delle piante, dobbiamo abbandonare la nostra prospettiva antropocentrica e allargare gli orizzonti.

La pianta non è un individuo, ma una rete. E un bosco è come se fosse un organismo unico: non è costituito da tanti individui, ma da una rete di piante che, attraverso le radici, sono connesse le une con le altre. E attraverso le radici le piante si scambiano informazioni sullo stato dell’ambiente e numerose sostanze nutritive, in una vera e propria “rete di mutuo appoggio” che serve per resistere alle predazioni e si basa sull’aiuto reciproco e la simbiosi e non sulla competizione o sulla predazione, come avviene nei rapporti animali.

E, soprattutto, le piante sono molto sensibili all’ambiente che le circonda: quando si accorgono che qualcosa cambia, prendono subito provvedimenti per far migliorare la situazione.

Questa attitudine verso la vita ha consentito loro di sopravvivere centinaia di milioni di anni. Attualmente le piante rappresentano l’85% della vita sulla Terra, mentre gli animali sono solo lo 0,3%. E questo dovrebbe indurci a conoscerle molto di più e a farle diventare una vera fonte d’ispirazione.

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