C’è qualcosa nella fisica che mi ha sempre disturbato sin da quando ero bambino. E ha a che fare con una domanda che gli scienziati si sono posti per quasi 100 anni senza trovare risposta. Come si combinano le più piccole cose al mondo, le particelle del mondo quantistico, con le cose più grandi in natura, pianeti, stelle e galassie, tenute insieme dalla gravità?”.

Inizia così la sua TED Conference James Beacham, brillante fisico americano che nel 2012 è stato tra i protagonisti di un’esperienza assolutamente straordinaria: ha partecipato al Large Hadron Collider del CERN di Ginevra, il più ampio esperimento scientifico mai organizzato, che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs.

Alla fine del filmato sapremo come Beacham risponde alla sua grande domanda iniziale. Nel frattempo, ci racconta con la maestria di un vero divulgatore scientifico tutte le difficoltà, gli entusiasmi, l’eccitazione e i “falsi allarmi” che si vivono a ogni nuova scoperta.

Le collisioni tra particelle non sono come le collisioni tra automobili. Hanno regole diverse. Quando due particelle collidono quasi alla velocità della luce, entra in gioco il mondo dei quanti. E nel mondo dei quanti, queste due particelle possono creare per poco una nuova particella che prende vita per una piccola frazione di secondo prima di dividersi in altre particelle che colpiscono i nostri sensori. Immaginate un incidente tra auto in cui le due auto scompaiono dopo l’impatto e al loro posto compare una bici… E poi la bici esplode in due skateboard, che colpiscono il nostro sensore”.

Addentrarsi nel mondo dell’invisibile, dell’infinitesimamente piccolo e dell’ignoto più assoluto, è un viaggio tanto affascinante quanto arduo. E senza nessuna garanzia di riuscita. Nella visione di Beacham, i fisici delle particelle sono degli esploratori, e buona parte del loro lavoro consiste nel “fare cartografia”, ovvero mappare tutti i luoghi dove potrebbero esserci delle nuove scoperte. Una visione umile ed eroica al tempo stesso.

Per Beacham il valore della ricerca è intimamente legato alla nostra curiosità sulla natura. E questo dimostra che non vogliamo rinunciare a comprendere il vero valore delle cose.

E se neanche l’intelligenza artificiale potesse aiutarci con i nostri quesiti? E se queste domande aperte da secoli fossero destinate a non ricevere risposta nel prossimo futuro? E se ciò che mi ossessiona fin da bambino non ricevesse risposta in tutta la mia vita? Beh questo… sarebbe ancora più affascinante.

Saremmo costretti a pensare in modi completamente diversi. Dovremmo ridiscutere le nostre premesse, e determinare se ci sia stato un errore da qualche parte. E dovremmo incoraggiare più persone a unirsi a noi nello studio della scienza, perché serve un nuovo punto di vista su questi problemi vecchi di cent’anni. Non ho risposte, e le sto ancora cercando. Ma qualcuno, magari qualcuno che è a scuola adesso, magari che non è neanche ancora nato, alla fine potrebbe guidarci a vedere la fisica in un modo completamente diverso e a far notare che forse ci stiamo solo ponendo le domande sbagliate. Il che non sarebbe la fine della fisica, ma un nuovo inizio”.