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Oltre a quella cosmica, esiste anche un’altra materia oscura che circonda ciascuno di noi: quella costituita dai batteri e dai microrganismi esterni al corpo umano, che ancora non sono stati “sequenziati” geneticamente e coltivati in laboratorio dai ricercatori, per definirne le caratteristiche (i batteri che risiedono nel nostro organismo, invece, sono già stati classificati, in massima parte). La materia oscura microbica è presente nella maggior parte degli ecosistemi, sul nostro Pianeta, e comprende un numero enorme di tipi diversi di microrganismi. Ma che batteri sono, e quali effetti hanno sull’uomo?

Un tentativo di risposta arriva da un’équipe dell’Università del Tennessee (Stati Uniti), guidata dalla microbiologa Karen Lloyd, che ha raccolto tutte le sequenze del codice genetico dei batteri finora depositate nelle banche dati internazionali (circa 1,5 milioni: ma sicuramente ne esistono moltissime altre in Natura) e le ha analizzate, con tecniche molto sofisticate e complesse, utilizzando i super-calcolatori dell’Institute for Computational Sciences presso l’Oak Ridge National Laboratory. In questo modo i ricercatori americani sono riusciti a elaborare, per la prima volta, una mappa della materia oscura microbica, e l’hanno pubblicata sulla rivista mSystems, dell’American Society for Microbiology.

Cosa hanno ipotizzato gli studiosi del Tennessee? Che circa un quarto dei batteri non ancora catalogati appartengano a 30 phyla finora sconosciuti (i phyla sono, nel linguaggio tecnico, le grandi famiglie derivanti dall’Evoluzione, che includono numerosissime specie: un esempio è il phylum dei vertebrati, che va dai pesci più semplici agli uomini). All’interno di ognuno di questi phyla, le differenze fra i batteri tuttora sconosciuti sarebbero paragonabili a quelle che intercorrono tra una giraffa e una stella marina.

Ora ciò che attende i ricercatori è un ulteriore, enorme lavoro, perché probabilmente molti di questi batteri hanno caratteristiche e capacità insospettabili: per esempio potrebbero essere in grado di vivere in condizioni estreme, di riprodursi in modo molto lento, o molto veloce, di alimentarsi in modo tradizionale o, al contrario, di trarre le energie necessarie alla sopravvivenza e alla riproduzione da fonti mai immaginate, e così via.

La descrizione dei numerosi ecosistemi microbici potrà portare in futuro a nuovi farmaci, nuove molecole per l’industria e, soprattutto, a una migliore comprensione del mondo in cui viviamo: noi e loro.