INTERVISTA A LUCA MARIA GAMBARDELLA, DIRETTORE DELL’IDSIA USI-SUPSI. COAUTORE DELL’INSTALLAZIONE “NEURALROPE#1” A LUGANO, SCRIVE ALGORITMI USATI IN TUTTO IL MONDO, MA ANCHE FICTION

Luca Maria Gambardella

Luca Maria Gambardella

(foto di Marian Duven)

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di Giovanni Caprara

È uno scienziato di fama internazionale, ma anche un amante dell’arte (con Alex Dorici ha appena dato vita all’installazione “NeuralRope#1” nel tunnel pedonale di Lugano-Besso) e uno scrittore (in ottobre uscirà il suo secondo romanzo d’amore, Il suono dell’alba, edito da La Feluca). Luca Maria Gambardella, direttore dell’IDSIA USI_SUPSI (Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale USI-SUPSI), ha una personalità poliedrica ed esplosiva, verrebbe da dire. Studia i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati, ma si preoccupa anche di organizzare una serie di corsi – in collaborazione con il master di Filosofia dell’Università della Svizzera Italiana (facoltà di Scienze della comunicazione) – sull’etica che queste “macchine” devono avere. Ipotizza il futuro mondo ibrido (uomini e robot che collaborano), ma insiste moltissimo sulla necessità di insegnare storia, italiano e filosofia nelle scuole, perché i ragazzi abbiano una potente capacità critica: unico modo per gestire l’intelligenza artificiale e le mille applicazioni che nasceranno da questi progressi. Il suo ufficio di Manno è pieno di carte e di riproduzioni di formiche, protagoniste di uno dei suoi lavori più famosi: lo studio di come questi insetti interagiscono fra loro in modo efficientissimo, che è stato poi utilizzato come base per creare algoritmi in grado di ottimizzare l’organizzazione di grandi flotte di camion. «L’intelligenza artificiale – spiega Gambardella – non è una scienza, ma  un “craft”, cioè un mestiere e un’arte contemporaneamente… E l’Uomo conta ancora moltissimo».

Macchine ed esseri umani possono lavorare insieme con ottimi risultati, soprattutto per quella che viene chiamata la conoscenza verticale (cioè un tipo di apprendimento focalizzato su un singolo settore). «Per esempio, nell’analisi delle immagini in campo medico – precisa Gambardella – se addestriamo la macchina con gli esempi forniti dagli specialisti, questa riesce a diagnosticare un problema con la stessa capacità dell’esperto e in qualche caso anche in modo superiore. Ma con lo stesso metodo si possono raggiungere altrettanti buoni risultati in svariati campi, dalla finanza all’industria, all’energia.Quella che manca ancora – prosegue Gambardella – è un’intelligenza artificiale ricavata da un processo trasversale, nel quale la macchina sia in grado di passare da una conoscenza all’altra. Questa è ancora una frontiera molto ardua ed è difficile competere con l’intelligenza umana».

Però nell’area verticale le possibilità e i vantaggi conquistati sono rilevanti e molto preziosi per numerose applicazioni. A credere nelle future opportunità dell’intelligenza artificiale era nel 1988 il fondatore dell’IDSIA, l’industriale Angelo Dalle Molle il quale, dopo una vita di successo nell’imprenditoria diventando famoso come il produttore del Cynar, il liquore a base di carciofo, cedeva l’azienda a una multinazionale diventando un filantropo. E da visionario sosteneva la ricerca in questo campo. Nel Duemila l’attività dell’Istituto si rafforzava associandosi alla SUPSI e all’USI. Così arrivavano finanziamenti per la ricerca di base (circa due milioni di franchi svizzeri) mentre altrettanti si raccoglievano fornendo idee al mercato, al mondo del business. Sui due binari lavorano oggi i 70 esperti dell’IDSIA, più una ventina di dottorandi e un gruppo di specialisti di Data Science formato da matematici, fisici e informatici impegnati sia nell’affrontare i progetti di ricerca di base, sia quelli applicati alle aziende.

La storia dell’Istituto ha già maturato notevoli successi. Shane Legg, un ex-dottorando, ha creato, insieme ad altri due colleghi di grande talento, la società DeepMind per un sistema di intelligenza artificiale che poi nel 2014 ha venduto a Google per 500 milioni di dollari. «Ora tutti i sistemi di “machine learning” (o apprendimento automatico)utilizzano, in qualche modo, l’approccio ideato nel nostro istituto – nota Gambardella. – Nell’area biomedica l’attività è particolarmente intensa, soprattutto per quanto riguarda, come dicevamo, l’interpretazione delle immagini. Ad esempio, con tecniche di machine learning su basi di dati dei pazienti riusciamo a calcolare il rischio dello sviluppo di malattie cardiovascolari. Usufruendo di dati storici, siamo stati inoltre in grado di effettuare diagnosi di autismo con un valore predittivo dell’80 per cento su bambini di 6-12 mesi. Oppure – continua Gambardella – siamo arrivati a identificare un raro caso di tumore all’apparato respiratorio di cui esistevano pochissimi esempi. In situazioni del genere è importante capire con le prime indagini quanto siano efficaci le terapie e quale sia il percorso medico più adatto da seguire, effettuando delle predizioni sul decorso del paziente».

Insomma, all’IDSIA si cerca di realizzare una medicina molto personalizzata, trovando applicazioni più specifiche in base alle caratteristiche del paziente. «Prendendo in considerazione situazioni analoghe con il machine learnig, si riescono a ottenere buone risposte -precisa Gambardella. – Ma non c’è solo la biomedicina. I nostri ricercatori sono altrettanto impegnati nello sviluppo di applicazioni in settori diversi, dalla valutazione del rischio ambientale, all’evoluzione del traffico, alla sicurezza, alle analisi del rischio finanziario, allo sviluppo di tecniche di indagine per le vendite e anche alle analisi del web connesse ai social network, estraendo informazioni utili». Per questo l’IDSIA è diventato un punto di riferimento internazionale nell’affascinante e sempre più promettente mondo dell’intelligenza artificiale.

 

Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2019
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