Due prestigiosi riconoscimenti sono stati attribuiti nell’arco di poche settimane ad Andrea Alimonti, professore alla Facoltà di scienze biomediche dell’Università della Svizzera Italiana e direttore del laboratorio di oncologia molecolare all’Istituto Oncologico di Ricerca (IOR, affiliato all’USI) di Bellinzona, per le sue ricerche avanzate nel settore del tumore della prostata. Il primo è arrivato il 25 ottobre a Carlsbad, California, in occasione dell’annuale congresso della PCF Prostate Cancer Foundation, la più importante agenzia statunitense nel settore: ad Alimonti è stato assegnato il PCF Challenge Award (un milione di dollari), per gli studi sulla proteina IL-23, prodotta in modo erroneo dal sistema immunitario, che frena le terapie antitumorali.
Il 21 novembre, invece, la Lega svizzera contro il cancro – Krebsliga – ha assegnato ad Alimonti  l’edizione 2019 del premio Robert Wenner (100’000 franchi), destinato a ricercatori con meno di 45 anni, per le sue ricerche nell’ambito dell’invecchiamento delle cellule tumorali e delle possibili applicazioni terapeutiche.
Ma Alimonti è stato “coinvolto” anche in un terzo riconoscimento (di 400’000 franchi), che la Fondazione San Salvatore di Lugano ha attribuito il 16 novembre allo studio Intitolato «Disabling disease progression under androgen deprivation: the clue to prostate cancer cure», condotto da Jean-Philippe Theurillat dello IOR in collaborazione con Alimonti, appunto, e con Carlo Catapano e Giuseppina Carbone.
Il professor Alimonti partecipa a numerosi progetti internazionali e ha una cattedra anche all’Università di Padova. È membro del board della Fondazione IBSA di Lugano.