Studi all’avanguardia del Laboratorio Infezioni e Immunità dell’IRB: agendo sulla proteina SIGN-R1, si innesca una reazione antivirale rapida e importante

Santiago González

Santiago González

(foto di Loreta Daulte)

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di Agnese Codignola

Ogni anno, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i virus influenzali colpiscono tra il 5 e il 15% della popolazione adulta (da 350 milioni a 1 miliardo di persone), un’incidenza che sale al 20-30% nei bambini. Tra tutte le persone colpite, si stima che tra i 3 e i 5 milioni vadano incontro a complicanze che, in un caso su 10, possono arrivare a causare anche la morte, soprattutto tra i soggetti più a rischio, e cioè anziani e persone affette da malattie croniche. La risposta della maggior parte dei Paesi industrializzati a questo attacco è una sola: il vaccino, che si cerca di distribuire il più possibile, ma che deve essere riformulato ogni anno in base alla variante dei virus influenzali coinvolti, e che ha un’efficacia non sempre soddisfacente (proprio per la variabilità dei virus, prevedibile solo entro certi limiti).

In futuro, però, grazie a un intenso lavoro portato avanti all’Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona e, nello specifico, dal Laboratorio Infezioni e Immunità, diretto dal microbiologo e immunologo Santiago González, tutto ciò potrebbe cambiare, e il vaccino potrebbe essere potenziato da terapie basate su un approccio completamente nuovo, nato da una scoperta descritta in uno studio pubblicato nelle scorse settimane sull’importante rivista scientifica Nature Microbiology.

Il punto centrale della ricerca è una proteina chiamata SIGN-R1, che svolge una funzione cruciale: quella di sentinella delle prime vie aeree, ovvero la trachea e la parte superiore dei polmoni, le prime a entrare in contatto con i virus influenzali. Spiega in proposito González: «SIGN-R1, che si trova sulla superficie di uno specifico tipo di cellule immunitarie (chiamate dendritiche), riconosce diversi tipi di agenti patogeni, tra i quali i virus influenzali; quando ciò accade, SIGN-R1 si lega specificamente ad alcune proteine virali. L’unione fra i recettori  della proteina SIGN-R1) e le proteine virali è il segnale atteso dal sistema immunitario: da quel momento tutta la catena della possibile reazione dell’organismo, dall’infiammazione in poi, si attiva. Per questo – continua González – abbiamo pensato che agire a un livello così precoce, e solo favorendo la normale reazione di difesa dell’organismo, potesse essere utile per bloccare il virus molto presto, soprattutto prima che esso possa avere la possibilità di riprodursi».

Oltre ai virus influenzali, poi, SIGN-R1 ne riconosce altri, così come fa con diversi batteri responsabili a loro volta di infezioni anche gravi come la polmonite, causa principale delle complicanze, proprio perché il suo ruolo è quello di sorveglianza e allerta dell’intero sistema. «Questo – sottolinea González – è un altro punto a favore di un simile approccio, perché se sarà confermata la possibilità di sfruttare farmacologicamente le caratteristiche di SIGN-R1 (per esempio, attivandola quando necessario), tutto potrebbe essere valido, con i dovuti aggiustamenti, anche per altre gravi infezioni».

Non solo. SIGN-R1, spiega ancora l’esperto, non è l’unica proteina delle prime vie aeree ad esercitare tale funzione: quei tessuti ne contengono molte altre, ciascuna con una sua specializzazione verso certi tipi di patogeni e non altri, perché nel loro insieme tutte  queste proteine (e le cellule immunitarie che le esprimono) devono esercitare una funzione di vero e proprio “muro”, e formare uno sbarramento che, teoricamente, dovrebbe rendere impossibile, a qualunque entità estranea, penetrare al di là dei primi organi. È quindi evidente che se il principio teorico fosse corretto, si potrebbe applicare anche ad altre proteine-sentinella.

Per questo si sta già pensando a nuovi possibili farmaci. Ancora González: «Al momento non sono disponibili – spiega – trattamenti basati su SIGN-R1, ma noi ne stiamo studiando alcuni che, in qualche caso, stanno mostrando proprietà veramente interessanti. Saranno necessari però ancora molti studi». Se tutto andrà come si spera, l’approccio all’influenza potrebbe cambiare, anche se il vaccino non perderà la sua importanza. Conclude infatti González, spagnolo di origine e formazione, ma cittadino del mondo scientifico per vocazione (ha lavorato, tra l’altro, all’Università di Copenaghen, in Danimarca, a Harvard e poi di nuovo in Spagna, prima di approdare come group leader all’IRB): «I vaccini sono lo strumento oggi più sicuro ed efficace per proteggersi dai virus influenzali, e noi stessi incoraggiamo tutti a vaccinarsi. Gli eventuali farmaci diretti su SIGN-R1 potrebbero rappresentare un potenziamento dell’effetto dei vaccini, o diventare loro sostituti nelle persone nelle quali i vaccini non funzionano, come i soggetti immunodepressi, o che non possono, per vari motivi, essere vaccinate».

 

Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2019
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