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Sono sempre più numerosi i dispositivi medici impiantabili nell’organismo (oltre ai classici pacemaker cardiaci, i sensori per l’insulina, gli elettrodi per la stimolazione cerebrale profonda e altri ancora), ma tutti hanno un punto debole: la necessità di essere collegati a una batteria, che va ricaricata o sostituita periodicamente, e che a volte è ingombrante. È possibile eliminarla e trovare un altro modo per alimentare in modo continuo, e non invasivo, queste sofisticate apparecchiature? I tentativi fatti finora hanno sempre mostrato molti limiti, ma adesso i ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, Stati Uniti, lavorando con i colleghi della Harvard Medical School e del Brigham and Women’s Hospital, sempre di Boston, sono riusciti a ottenere un risultato molto importante, che potrebbe aprire la strada a sistemi radicalmente nuovi, rivoluzionando questo ambito della medicina. In pratica, hanno realizzato un micro-alimentatore, grande come un chicco di riso, che potrà essere installato direttamente all’interno di alcuni di questi dispositivi, e che verrà caricato tramite un sistema wireless (WIFI, senza fili).

Sperimentato sugli animali, il nuovo micro-alimentatore è apparso in grado di funzionare fino a 10 centimetri di profondità, “dentro” l’organismo, caricandosi tramite un generatore WIFI posto alla distanza di un metro. Se, invece, il micro-alimentatore viene inserito subito sotto la pelle, il raggio d’azione del generatore si estende fino a 38 metri. Altri studiosi avevano tentato di usare sistemi WIFI in passato, ma con scarso successo, perché le onde emesse dal trasmettitore (innocue per l’organismo) venivano frenate e indebolite dai tessuti che attraversavano. I ricercatori del MIT sono riusciti a superare il problema selezionando una “miscela” di onde diverse, che durante il loro “cammino” si incontrano e si sommano, dando come risultato un apporto di energia sufficiente.

Il nuovo micro-alimentatore, dicono gli esperti, potrà venire montato in diversi tipi di dispositivi: per esempio, in particolari pillole “tecnologiche” da ingerire per controllare direttamente nello stomaco l’assorbimento di farmaci contro la malaria o altre patologie. Oppure potrà trovare posto in dispositivi inseriti in altri organi per misurare l’assorbimento del glucosio, o la pressione sanguigna, o l’attività dei batteri (microbioma, nell’intestino). O, ancora, il micro-alimentatore potrà essere integrato negli stimolatori cerebrali, per i malati di Parkinson. È una nuova frontiera che i ricercatori chiamano IVN, cioè In vivo networking.

foto Hannah Burckstummerfoto Hannah Burckstummer