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Fertilità in Svizzera: perché si fanno meno figli? | IBSA Foundation

Scritto da Redazione IBSA | 2026

Il 9 giugno, al Careum Auditorium di Zurigo, durante la conferenza stampa seguita da una tavola rotonda sono stati presentati i risultati di una nuova indagine sulla genitorialità in Svizzera. Ricercatori, accademici, medici e rappresentanti politici si sono confrontati davanti a giornalisti e invitati su uno dei temi demografici più urgenti del Paese.

Zurigo, 9 giugno 2026 – IBSA Foundation, in collaborazione con l'Università di Zurigo, ha organizzato presso il Careum Auditorium una conferenza stampa dedicata alla presentazione di una nuova ricerca sulla genitorialità in Svizzera. Lo studio, intitolato "Genitorialità in Svizzera. Un rapporto su (in)fertilità e assenza di figli", è stato condotto dall'Università di Zurigo nell'ambito del Programma Prioritario di Ricerca Universitaria "Human Reproduction Reloaded", in collaborazione con IBSA Foundation.

Il report è disponibile qui.

L'indagine costituisce l'evoluzione di un percorso avviato da IBSA Foundation già nel 2017, quando una prima ricerca aveva aperto in Svizzera un confronto sulla percezione sociale della fertilità. Questo nuovo studio, condotto attraverso il sondaggio panel CHARLS (Swiss Assisted Reproduction Longitudinal Study), restituisce un quadro aggiornato delle trasformazioni in atto nella società elvetica.

Il pomeriggio si è aperto con i saluti istituzionali della Direttrice di IBSA Foundation, Silvia Misiti, seguiti dalla proiezione del trailer di La luce attesa, il cortometraggio promosso da IBSA Foundation e realizzato in collaborazione con la CISA Film Academy di Locarno, con la regia di Etienne Del Biaggio. Presentato da Marco Poloni, Direttore della CISA Film Academy, il film esplora il desiderio di genitorialità attraverso un intreccio di materiali d’archivio e testimonianze reali, offrendo una riflessione intensa e universale sul tema.  
A seguire, il Professor Jörg Rössel, del Dipartimento di Sociologia dell'Università di Zurigo, e Maila Mertens, ricercatrice presso l'URPP Human Reproduction Reloaded dell'Università di Zurigo, hanno presentato i principali risultati della ricerca, al centro del dibattito della tavola rotonda.

Cosa emerge dallo studio

Lo studio restituisce un quadro in cui il calo delle nascite in Svizzera, scese da 86.559 a 80.024 tra il 2015 e il 2023, riflette un cambiamento culturale prima ancora che biologico o economico. 
Sebbene i modelli familiari tradizionali continuino a essere rilevanti, la decisione di avere o non avere figli è sempre più influenzata da valori personali, progetti di vita individuali e priorità soggettive, in cui benessere emotivo, stabilità della relazione e conciliazione tra vita professionale e privata pesano più delle aspettative sociali.

Un segnale chiaro in questo senso è la quota di giovani tra i 20 e i 29 anni che sceglie consapevolmente di non avere figli, quasi triplicata in dieci anni, dal 6% al 17%. Chi invece desidera diventare genitore lo fa sempre più tardi: con un'età media al primo figlio di 31,3 anni, tra le più alte del continente. Circa una persona su cinque riferisce di aver vissuto esperienze di infertilità, una condizione ancora poco riconosciuta nella sua portata psicologica, e un terzo degli intervistati ritiene erroneamente che la fertilità femminile inizi a diminuire in modo significativo solo dopo i 40 anni

In questo contesto, la procreazione medicalmente assistita si afferma come componente sempre più strutturale della pianificazione familiare, riflettendo sia il rinvio della genitorialità (con conseguenze biologiche che la popolazione tende a sottovalutare), sia le trasformazioni in corso nella società. 

La tavola rotonda

La tavola rotonda, moderata dalla giornalista e conduttrice Marina Villa, ha riunito un panel di esperti che ha affrontato il tema da diverse prospettive: il quadro demografico, le ragioni del calo delle nascite, il tema dell'infertilità e dei suoi limiti biologici, l'evoluzione dei modelli familiari e il ruolo della medicina della riproduzione, fino alle implicazioni per le politiche pubbliche e il sistema sanitario.

  • Il Professor Jörg Rössel, del Dipartimento di Sociologia dell'Università di Zurigo e responsabile dello studio, ha presentato i principali risultati della ricerca, illustrando come il calo delle nascite in Svizzera non possa essere ricondotto a un'unica causa ma rifletta - come prima accennato - una trasformazione profonda nei valori e nei progetti di vita della popolazione.

  • Il Professor Bruno Imthurn, membro del Comitato Scientifico di IBSA Foundation e professore emerito di Medicina della Riproduzione e Endocrinologia Ginecologica all'Università di Zurigo, ha affrontato la dimensione biologica del fenomeno: il rinvio della genitorialità ha conseguenze mediche reali, e la società tende ancora a sottovalutare i limiti biologici della fertilità, confidando nella medicina della riproduzione come soluzione disponibile in ogni momento della vita.

  • Ursina Kuhn, ricercatrice senior presso FORS – Centro svizzero di competenza in scienze sociali e LIVES – Centro svizzero di competenza nella ricerca sul corso della vita ha portato il contributo di un'indagine longitudinale in corso sulla popolazione svizzera, confrontando le proprie osservazioni con i dati emersi dallo studio.

  • Reto Schumacher, demografo e responsabile di progetto presso l'Ufficio statistico del Canton Vaud, Dipartimento dell'Agricoltura, della Sostenibilità, del Clima e della Digitalizzazione, ha inquadrato i dati svizzeri nel contesto europeo, mostrando come il calo delle nascite e il rinvio della genitorialità siano tendenze condivise da molti Paesi del continente, e come la Svizzera si collochi tra quelli con l'età media al primo figlio più elevata.

  • Katja Christ, Prima Vicepresidente del Consiglio nazionale svizzero, Vicepresidente del Partito Verde Liberale e membro della Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura, ha discusso il ruolo delle politiche pubbliche: quanto può fare lo Stato di fronte a cambiamenti che sono prima di tutto culturali e biografici?

Il tema della fertilità per IBSA Foundation 

IBSA Foundation è impegnata da anni su questi temi, con un approccio che mira a raggiungere un pubblico sempre più ampio attraverso linguaggi diversi. Il progetto Parole Fertili, nato come piattaforma digitale di story sharing per chi affronta difficoltà nel concepire, si è evoluto nel tempo in libro, spettacolo teatrale e, nel 2025 con La luce attesa, nel linguaggio del cinema. La ricerca presentata a Zurigo si inserisce in questo stesso percorso, come strumento per alimentare una conversazione pubblica più consapevole su famiglia, fertilità e trasformazioni sociali.