Nella cultura occidentale contemporanea, arte e sport sono spesso considerati sfere separate e, talvolta, concorrenti, soprattutto nell’ambito delle politiche pubbliche e dei sistemi di finanziamento. Entrambe dipendono infatti da risorse limitate e più facilmente comprimibili rispetto a settori considerati prioritari, come sanità, welfare o istruzione.
I dati europei mostrano che, nel 2023, la spesa pubblica dell’Unione europea destinata ai servizi culturali rappresentava appena l’1,0% della spesa pubblica complessiva, mentre quella destinata ai servizi ricreativi e sportivi si attestava allo 0,8%. In larga misura, la “competizione” tra cultura e sport deriva da un modello di allocazione delle risorse che colloca entrambi i settori tra le politiche discrezionali, particolarmente esposte ai tagli e chiamate a dimostrare continuamente il proprio valore sociale, educativo e sanitario.
Eppure, nella tradizione classica e in particolare nella cultura greca, l’ideale della paideia si fondava su una concezione unitaria della crescita umana, attraverso la cura del corpo, della mente e delle relazioni con gli altri. L’educazione era intesa come un percorso volto a formare cittadini capaci di sviluppare insieme forza fisica, sensibilità estetica, capacità di pensiero e responsabilità civica. Non a caso, luoghi come i ginnasi erano al tempo stesso spazi di allenamento, apprendimento e socializzazione, mentre le grandi feste pubbliche univano competizioni sportive, musica, teatro e celebrazioni collettive. Arte e sport non costituivano quindi ambiti separati, ma componenti complementari di una medesima visione della fioritura umana.
Questa concezione conserva una sorprendente attualità. Negli ultimi anni, infatti, un numero crescente di studi ha iniziato a esplorare non soltanto i benefici specifici della partecipazione culturale e dell’attività fisica, ma anche il valore che emerge dalla loro integrazione. Le evidenze disponibili suggeriscono che l’incontro tra arte, cultura e sport possa generare effetti particolarmente significativi sul piano del ben-essere fisico, psicologico e sociale, invitando a superare le tradizionali divisioni settoriali che separano questi ambiti.
Uno studio condotto da ricercatori del Dipartimento di Scienze Cliniche e del Centro per la Ricerca sulle Cure Primarie della Lund University, pubblicato nel 2024, ha analizzato la relazione tra partecipazione culturale, attività sportiva e salute percepita in oltre 40.000 adulti residenti nella regione della Scania, nel sud della Svezia (Lindström, Pirouzifard & Jensen, 2024). I ricercatori hanno utilizzato i dati dell’indagine di salute pubblica realizzata nel 2019 nella Scania, chiedendo ai partecipanti se nel corso dell’ultimo anno avessero frequentato teatri o cinema, visitato musei o mostre d’arte oppure assistito a eventi sportivi. Le risposte sono state poi messe in relazione con la salute auto-percepita, un indicatore ampiamente utilizzato nella ricerca epidemiologica perché fortemente associato, nel lungo periodo, sia alla morbilità (indicatore epidemiologico e statistico che misura la frequenza di una malattia o di una condizione di cattiva salute) sia alla mortalità.
Le analisi mostrano che le persone che partecipano ad attività culturali e sportive presentano più frequentemente caratteristiche associate a una migliore salute, come livelli più elevati di attività fisica e condizioni socioeconomiche più favorevoli. Il risultato più rilevante è che il legame tra partecipazione e salute percepita rimane significativo anche dopo aver tenuto conto delle principali variabili socioeconomiche e comportamentali. Questo suggerisce che la partecipazione culturale e sportiva possa costituire una risorsa di salute in sé, capace di contribuire al ben-essere attraverso meccanismi legati alla socialità, alla costruzione di relazioni e al senso di appartenenza.
Alcuni dati europei offrono ulteriori spunti di riflessione sul rapporto tra partecipazione culturale e pratica sportiva. Le ricerche sulla partecipazione culturale mostrano che, accanto all’interesse per i contenuti artistici, assumono un ruolo importante fattori quali la socializzazione e il desiderio di condividere esperienze (Janssen, Kristensen, Verboord & Lopez, 2025). Analogamente, una review che ha analizzato 58 studi sulle motivazioni alla pratica sportiva evidenzia come, accanto ai benefici per la salute, assumano un ruolo rilevante anche l’interazione sociale e il supporto offerto dalle reti relazionali (Pedersen, Hansen & Elmose-Østerlund, 2021). Cultura e sport sembrano quindi intercettare e soddisfare bisogni in parte comuni, legati alla dimensione sociale del ben-essere. I risultati acquistano particolare significato se letti alla luce della crescente attenzione che la sanità pubblica riserva alle relazioni sociali come determinanti della salute. Musei, teatri, cinema ed eventi sportivi possono infatti essere considerati contesti di partecipazione nei quali le persone costruiscono relazioni e condividono esperienze, dimensioni che contribuiscono a sostenere il ben-essere psicologico, contrastare la solitudine e rafforzare quelle risorse sociali che la letteratura scientifica riconosce sempre più come componenti essenziali della salute complessiva.
Accanto alla dimensione relazionale, emerge anche l’importanza della dimensione sensoriale. Una review realizzata dal What Works Centre for Wellbeing evidenzia come i benefici associati alle attività artistiche, culturali e sportive non dipendano esclusivamente dai contenuti o dalle pratiche svolte, ma anche dalle caratteristiche degli spazi nei quali esse si realizzano (What Works Centre for Wellbeing, 2020). Luoghi capaci di coinvolgere i sensi attraverso immagini, suoni, colori, movimento, contatto con la natura e altri stimoli ambientali possono infatti favorire processi di rilassamento, recupero e rigenerazione emotiva. Questa prospettiva richiama l’attenzione sul ruolo del corpo come punto di incontro tra arte, cultura e sport: in tutti e tre gli ambiti, il ben-essere emerge attraverso esperienze vissute che coinvolgono simultaneamente percezione, emozioni e relazione con l’ambiente circostante.
Se entrambe le forme di partecipazione producono benefici attraverso meccanismi analoghi, cosa accade quando vengono combinate all’interno di un’unica esperienza?
Alcune pratiche, come la danza e più in generale le arti performative, offrono un punto di osservazione privilegiato per comprendere l’intersezione tra arte, cultura e sport, poiché intrecciano espressione artistica, movimento corporeo, esperienza estetica e partecipazione sociale. Un’umbrella review pubblicata nel 2021 ha analizzato 33 revisioni sistematiche, 9 studi osservazionali relativi a mortalità e rischio di malattie non trasmissibili e 87 studi sulle risposte della frequenza cardiaca associate alla pratica della musica e della danza, con l’obiettivo di comprendere gli effetti delle arti performative sulla salute (McCrary, Redding & Altenmüller, 2021). La danza, ad esempio, richiede livelli di impegno corporeo che possono raggiungere intensità moderate o vigorose, comparabili a quelle raccomandate per l’attività fisica, pur mantenendo una finalità prevalentemente espressiva. Il ritmo musicale facilita la coordinazione motoria; l’apprendimento e la memorizzazione di sequenze coreografiche sollecitano attenzione, memoria e funzioni esecutive; l’interpretazione espressiva coinvolge processi emotivi complessi; la pratica collettiva favorisce sincronizzazione, cooperazione e interazione sociale. L’esperienza della danza mobilita quindi simultaneamente dimensioni fisiche, cognitive, emotive e relazionali.
Ciò si traduce in effetti che interessano numerosi domini della salute. La review riporta benefici in 17 dei 18 ambiti analizzati, con evidenze relative alla salute mentale, alla salute percepita, al funzionamento sociale, alla forma fisica, alle funzioni cognitive e ad alcuni indicatori immunitari. Sul piano fisico, la danza è associata a miglioramenti della capacità cardiovascolare, della forza, dell’equilibrio, della mobilità e della flessibilità; sul piano cognitivo emergono effetti positivi sull’attenzione, sulla memoria, sul funzionamento cognitivo e su indicatori di plasticità cerebrale; sul piano psicologico e sociale si osservano benefici relativi all’umore, alla percezione di sé, alla soddisfazione di vita, alla gestione dello stress e al supporto sociale percepito.
Questi risultati trovano conferma anche in una precedente revisione sistematica dedicata agli interventi sportivi e di danza rivolti a giovani tra i 15 e i 24 anni (Mansfield et al., 2018). I ricercatori hanno analizzato 11 studi esaminando programmi molto diversi tra loro che includevano danza, sport di squadra, attività fisiche meditative e programmi di esercizio orientati all’empowerment. Le evidenze disponibili suggeriscono inoltre che la partecipazione a pratiche svolte in gruppo o sostenute dai pari sia associata a esiti particolarmente favorevoli, confermando la centralità dell’intreccio tra attivazione corporea e dimensione sociale.
Le ricerche trovano oggi una traduzione concreta in numerosi programmi sviluppati in Europa e Nord America. Iniziative come Dance for Parkinson’s, nato nel 2001 a New York dalla collaborazione tra la Mark Morris Dance Group e la Brooklyn Parkinson Group e oggi diffuso in numerosi Paesi del mondo, e Dance Well, sviluppato a partire dal 2013 presso il Museo Civico di Bassano del Grappa, mostrano come la danza possa rappresentare uno strumento integrato di promozione della salute.
Si tratta di un approccio particolarmente interessante nei contesti di fragilità. In Italia, ad esempio, l’Attività Fisica Adattata (AFA) costituisce da anni uno degli strumenti più utilizzati per sostenere persone con patologie croniche, disabilità o condizioni neurodegenerative, attraverso programmi di esercizio strutturato finalizzati al mantenimento delle capacità funzionali, dell’autonomia e della qualità della vita.
Esperienze come Dance Well suggeriscono tuttavia che l’integrazione tra attività fisica, cultura e creatività possa ampliare ulteriormente questi benefici. Il movimento non è più soltanto un mezzo per preservare funzioni fisiche compromesse, ma diventa anche occasione di espressione personale e costruzione di relazioni significative. Il programma propone infatti laboratori rivolti a persone con Parkinson e non all’interno di musei e spazi culturali, trasformando il patrimonio culturale in una risorsa per il ben-essere e creando occasioni nelle quali corpo, bellezza e comunità entrano in dialogo.
Un approccio analogo emerge anche dalla Football Cooperative irlandese, fondata nel 2020 nella contea di Waterford e presentata al Global Social Prescribing Summit del 2025. In questo caso il calcio viene utilizzato come strumento di inclusione sociale e promozione del ben-essere, integrato con attività culturali, narrative, artistiche e comunitarie.
In una fase storica caratterizzata dall’aumento della solitudine, della sedentarietà e delle fragilità psicologiche, tali approcci mostrano come l’integrazione tra movimento, creatività e partecipazione possa aprire nuove possibilità per promuovere il ben-essere delle persone e delle comunità.
Per approfondire:
Catterina Seia e Elena Rosica, Arte e salute: un legame dimostrato, 25 aprile 2025;
Catterina Seia e Marta Reichlin, Flourishing: fiorire attraverso le arti, 30 aprile 2024;
Catterina Seia e Marta Reichlin, CultureForHealth: 8 sfide sociali che possono essere vinte grazie ad arte e cultura, 27 dicembre 2022;
Catterina Seia e Greta Pieropan, Danzare sulla scena della vita, 15 settembre 2021