Catterina Seia 15 settembre 2021 10 min

Danzare sulla scena della vita

La danza e il benessere: esperienze, riflessioni e indicazioni strategiche dal rapporto EDN - European Dance Network, la rete delle case della danza europee. Uno studio sul rapporto tra danza e salute, frutto di una campagna dedicata al benessere psico-fisico individuale e sociale: una mappatura di buone pratiche accessibile online, con gli obiettivi raggiunti e quelli da raggiungere.

Nel solco delle numerose ricerche che provano come le arti contribuiscano al benessere della persona e della società, e più specificatamente sul contributo della pratica della danza, EDN -European Dance Network, la rete delle case della danza europee, sostenuta da Creative Europe Programme della Commissione Europea, ha reso disponibile lo studio Dance and Well-being. Review of evidence and policy perspectives, a cura del ricercatore portoghese Jordi Baltà Portolés.

Lo studio nasce a conclusione della campagna digitale #DanceAndWellBeing, attivata da novembre 2020 fino a febbraio 2021 in risposta alle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria che si è tradotta in classi online tenute da coreografi delle diverse case della danza, con diverse attività sia per professionisti e per il pubblico generico.

Durante questo periodo, EDN ha potuto raccogliere numerose evidenze del contributo della danza al benessere, entrare in contatto con iniziative di rilievo e ripensare l’impatto sul benessere anche all’interno dell’ecosistema della danza messo in grave crisi dalla chiusura degli spazi performativi.

Nozione di cura: un atto radicale di spostamento delle priorità

Proprio in questa crisi è emerso con forza come le pratiche artistiche siano sempre più guidate dalla nozione di cura (nell’accezione inglese di care) e come stakeholder e istituzioni stiano via via prendendo consapevolezza del fondamentale ruolo delle arti per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda ONU.

Nell’ambito della Salute, la danza è significativa non tanto nella declinazione di spettacolo da proporre a un pubblico per sensibilizzarlo su un tema, ma soprattutto in qualità di pratiche.

La danza è l’arte del corpo e della relazione per eccellenza, e per la sua natura performativa richiede a chi le esercita in modo attivo di mettersi in azione fisicamente e agire comportamenti situazionali.

In questi aspetti performativi risiede la sua potente valenza salutogenica che richiede ai soggetti coinvolti una partecipazione attiva di tutto il corpo, promuovendo una dinamica fortemente relazionale. La sua declinazione artistica contemporanea, inoltre, si caratterizza per la contaminazione di generi e di linguaggi, e include l’intersezione con musica, video, arti visive, produzione narrative e poesia (Ghiglione, 2019).

Il rapporto EDN esplora come l’analisi del rapporto tra danza e salute non possa prescindere dall’analisi delle pratiche artistiche e, delle possibili strategie di sviluppo; allo stesso tempo prende in considerazione come la qualità del risultato artistico sia imprescindibile per il raggiungimento del benessere. Per questa ragione è fondamentale che siano coinvolti artisti professionisti e formati in questa direzione, organizzazioni con spazi adeguati, partner nell’ambito sanitario, per un progetto a lungo termine.

Alcuni artisti hanno infatti sottolineato l’importanza di non considerare la danza come un mezzo per raggiungere il benessere, ma come uno degli obiettivi; fondamentale che la danza non sia strumentalizzata, ma valorizzata come linguaggio per spezzare le routine e avvicinare al movimento anche chi non lo pratica.

Allo stesso tempo, la connessione tra danza e benessere può essere una ragione ulteriore per porre l’accento anche sulla salute dei professionisti del settore, tema spesso sottovalutato a favore di un’attenzione totale ai risultati di pubblico.

Esperienze e buone pratiche in Europa

Dopo una prima sezione introduttiva, il rapporto EDN fornisce esempi di buone pratiche attivate in Europa che impattano sul benessere sotto molteplici punti di vista.

Sono state evidenziate esperienze di danza all’interno di ambienti di cura, ma anche programmi di partecipazione nelle comunità, in stretta collaborazione tra artisti e operatori sanitari e, ovviamente, arte in ambito educativo per la promozione della salute.

Non si tratta solo una mappatura di possibili campi d’azione, ma anche un’ulteriore prova di come la danza possa contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure e alla cultura e come possa creare uno spazio di cura intesa come necessità di porre attenzione a sé e alla relazione con gli altri.

La danza aiuta a riconnettersi a parti del corpo che spesso dimentichiamo […], aiuta a riportare l’interezza del corpo, a capire ed esprimere come ci sentiamo, dove siamo e a tenerci connessi al momento presente”, questa è una delle tante voci dei coreografi impegnati nella campagna, che riassume le molte testimonianze di artisti e partecipanti su come la danza abbia un impatto positivo nel far emergere nuove modalità di ascolto e cura, anche attraverso l’attivazione dell’immaginazione, dei diversi sensi, dell’interazione sociale, oltre che - ovviamente - del movimento in una società sempre più sedentaria.

Sono molteplici i casi nell’ambito di prevenzione, supporto alla cura e sostegno dopo traumi o patologie, per persone direttamente coinvolte e per i care-givers.

Modalità di attivazione dei progetti danza e salute

Il report procede poi a elencare e analizzare le modalità di attivazione di progetti che abbiano integrato danza e salute, prendendo a esempio, tra le molte, l’esperienza di Dance Well attivata dal CSC - Centro per la Scena Contemporanea di Bassano del Grappa. A partire da classi di danza per persone con Parkinson, ha creato una comunità aperta e inclusiva di partecipanti che non solo hanno trovato beneficio a livello personale e sociale, ma hanno anche avuto accesso alla vita culturale della città e ne sono ora parte integrante, grazie alla commissione di lavori coreografici che li vedono in scena, ogni anno guidati da un coreografo o coreografa diversi. Un esempio di collaborazione tra professionisti della danza, stakeholder, policy-makers che ha portato alla diffusione della pratica in tutta Italia e in Giappone.

Conclude questa panoramica su danza e benessere una serie di riflessioni su come non solo la salute, ma anche il linguaggio artistico benefici di questi percorsi, seguite da alcuni consigli sull’importanza della collaborazione tra le parti coinvolte, della formazione e condivisione del sapere e sulla necessità di nuove e più ampie ricerche sull’impatto della danza sul benessere individuale e sociale. Una risorsa, soprattutto con la ricca miscellanea di link e segnalazioni di ricerche utili per l’approfondimento del tema.

 


A cura di Catterina Seia e Greta Pieropan

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Catterina Seia

Membro dell’Advisory Board di Fondazione IBSA con coinvolgimento attivo nel progetto Cultura e Salute. Co-Founder e Vice-Presidente dal 2013 della Fondazione Fitzcarraldo, ente di ricerca leader nell’accompagnamento alle politiche culturali di soggetti pubblici, privati e pubbliche amministrazioni. Dal 2009 è Vice-Presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna, ente per la promozione della Salute di genere specifica, con sede operativa nel Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia 1 del presidio Ospedaliero S. Anna di Torino. Ha ideato e dirige dal 2011 per l’Ente la prima piattaforma interdisciplinare di ricerca-azione sull’alleanza tra Art, health and social change. Questa realtà è considerata un role model per l’impegno sullo sviluppo della relazione virtuosa tra partecipazione culturale, umanizzazione degli ambienti di cura e ben-essere delle persone e delle organizzazioni. Dal 2011 al 2019 ha diretto il Giornale delle Fondazioni. È responsabile scientifico di Arte e Impresa, testata del Giornale dell’Arte e del mensile di studi Letture Lente di AgCult. È inoltre Presidente e Associate Founder di CCW Cultural Welfare Center.