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​Tatuaggi e melanoma: i risultati dello studio svedese

Scritto da Redazione IBSA | 19 giu 2026

I tatuaggi possono causare danni alla salute? È la domanda affrontata da uno studio svedese, condotto da ricercatori dell’Università di Lund, e pubblicato sulla rivista European Journal of Epidemiology, che hanno indagato l’associazione tra presenza di tatuaggi e rischio di sviluppare un melanoma cutaneo, tra i più aggressivi tumori della pelle.

Negli ultimi 30 anni sono aumentati i casi di melanoma cutaneo, soprattutto a causa dell’esposizione alle radiazioni ultraviolette; si ritiene tuttavia che anche alcune sostanze chimiche -come gli idrocarburi policiclici aromatici- possano contribuire allo sviluppo della malattia.

Parallelamente, i tatuaggi si sono ampiamente diffusi negli ultimi anni, e la scelta di averne almeno uno è oggi molto comune, specie tra i giovani. In Svezia circa un adulto su cinque è tatuato, con percentuali ancora più alte sotto i 40 anni.

Questi due elementi hanno spinto a indagare i possibili effetti per la salute associati all’esposizione ai tatuaggi, nel tempo.

Melanoma cutaneo, cos’è e quali sono i fattori di rischio

Il melanoma cutaneo è un tumore che origina dai melanociti, le cellule che producono la melanina, il pigmento responsabile del colore della pelle. Sebbene rappresenti una quota relativamente piccola dei tumori cutanei, è considerato una delle forme più aggressive per la sua capacità di diffondersi ad altri organi.

Il melanoma si sviluppa quando i melanociti accumulano alterazioni genetiche che ne modificano il comportamento, portandoli a proliferare in modo incontrollato. Tra i fattori di rischio vi sono l'esposizione ai raggi ultravioletti e le scottature solari, ma anche la familiarità e la predisposizione genetica e l'uso di lampade abbronzanti possono contribuire all’aumento del rischio di sviluppare la malattia. (Slominski, R. M  et al. 2024)

Perché i tatuaggi potrebbero aumentare il rischio di melanoma?

L’ipotesi di un possibile effetto biologico dei tatuaggi si basa su elementi già noti. Gli inchiostri utilizzati per i tatuaggi possono contenere miscele di sostanze chimiche, tra cui metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, ammine aromatiche, alcune delle quali considerate cancerogene. Una volta iniettati, una parte dei pigmenti può migrare ai linfonodi; non è ancora del tutto chiaro per quanto tempo e in quale misura alcuni componenti possano distribuirsi nell’organismo.

Anche il trauma cutaneo associato al tatuaggio, i processi di cicatrizzazione e l’interazione con la luce solare sono tra i possibili meccanismi discussi dai ricercatori.

Per poter confrontare il rischio di melanoma degli individui tatuati con quello dei non tatuati, gli Autori hanno confrontato circa 1.600 persone con melanoma, o lesioni precancerose, con oltre 4.000 persone della popolazione generale, selezionate per età e sesso. Per tutti sono state raccolte informazioni sulla presenza di tatuaggi e su fattori che aumentano il rischio di tumore come scottature, esposizione al sole, lampade abbronzanti, fumo, tipo di pelle.

Le persone tatuate presentano un aumento del rischio di melanoma  

I risultati suggeriscono che le persone tatuate presentano un aumento del rischio di melanoma pari al 29%, rispetto a quelle non tatuate. Più in dettaglio, il rischio più elevato è stato osservato negli individui tatuati 10-15 anni prima dello studio; secondo gli Autori, questo dato potrebbe suggerire un possibile ruolo della durata dell’esposizione, ma richiede conferme.

Il rischio non sembra dipendere dalla dimensione del tatuaggio; a tatuaggi più estesi, infatti, non corrisponde una maggior probabilità di malattia. L’area della pelle interessata dal tatuaggio corrispondeva a quella di insorgenza del melanoma solo per il 30% dei soggetti esaminati. I tatuaggi con pigmenti misti nero/grigio e colorati mostravano invece stime di rischio più elevate.

Un aspetto interessante riguarda poi il fatto che, tra gli individui tatuati con una elevata esposizione ai raggi UV, non è stato rilevato un rischio maggiore di melanoma; la degradazione accelerata dei pigmenti causata dai raggi solari non sembra quindi aumentare il rischio di melanoma, oltre a quello associato al tatuaggio stesso.

In conclusione, lo studio non dimostra che i tatuaggi causino il melanoma, ma che potrebbero essere un fattore di rischio per il suo sviluppo, e contribuisce alla comprensione di un ambito di ricerca aperto e in fase di studio, dove solo dal 2022 sono state introdotte delle regole precise, a livello europeo, circa i contenuti dei pigmenti.

Non è ancora chiaro per quanto tempo i componenti degli inchiostri possano circolare nell’organismo, e il modo in cui queste sostanze si comportano una volta iniettate rimane un ambito ancora poco studiato; tali sostanze potrebbero agire sul sistema immunitario localmente, nel punto del tatuaggio e nei linfonodi vicini, con possibili conseguenze più ampie. Serviranno quindi studi più ampi e con lunghi periodi di osservazione per chiarire meglio il comportamento degli inchiostri nell’organismo e il loro eventuale ruolo nel rischio di melanoma.