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title: panGenerator – The Wall of Sound
description: "\"The Wall of Sound\" di PanGenerator traforma le voci umani in arte interattiva: musica, attraverso microfoni geometrici che riflettono il nostro mondo caotico"
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# [panGenerator – The Wall of Sound](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/pangenerator-the-wall-of-sound)

 Scritto da [Giacinto Di Pietrantonio](https://www.ibsafoundation.org/it/blog/author/giacinto-di-pietrantonio) | 04 ott 2023

"The Wall of Sound," l'ultima creazione di PanGenerator, un gruppo di artisti nato a Varsavia, trasforma la voce umana in un'esperienza artistica unica. Questa struttura interattiva permette al pubblico di creare musica vocalizzando nei microfoni posti in una rete geometrica. L'opera polifonica è un riflesso del nostro mondo rizomatico e caotico, e dimostra il potere della creatività democratica nell'arte.

panGenerator è un gruppo interdisciplinare fondato a Varsavia nel 2010 da Piotr Barszczewski - oggi non più nel gruppo - Krzysztof Cybulski, Krzysztof Goliński e Jakub Koźniewki. Esso si contraddistingue per l’impiego di mezzi che vanno dall’arte visiva alla musica, con cui produce un’arte di sintesi di discipline, tecniche e tecnologie diverse, da quelle naturali, come la voce umana, alle tecniche tradizionali, a quelle digitali.

### **Un'arte "con tutto" per tutti**

È l’unione di tutte queste forze che ha attirato la nostra attenzione (di IBSA Foundation e del Museo Nazionale della Tecnica e della Scienza) per la serie Digital Aesthetics. Altra cosa degna di nota è il fatto che il nome del gruppo è composto di due parole: “pan” e “generator”, unendosi in una sigla la cui prima parte, a differenza della normale scrittura che dovrebbe iniziare con la maiuscola, vale a dire PanGenerator, qui è minuscola. La stessa cosa succede con il gruppo italiano che abbiamo presentato lo scorso anno che risponde al nome di aurora Meccanica.

Nel caso dei panGenerator la scritta-nome fa pensare a una forma grafica di movimento musicale: crescendo e calante, un movimento che dà il senso del panico generato dal suono.   
Difatti il termine “pan” ha molti significati, tra i primi quello di essere riferito al Dio agreste Pan, amante della danza e della musica, e per questo vicino a Dioniso. Tant’è che dai tempi dell’antica Grecia esiste anche uno strumento musicale aerofono a canne che prende il suo nome: il flauto di Pan.

Ma quando dal singolo nome si passa al prefisso, “pan” assume anche il significato di panico, terrore come ad esempio nel meno piacevole caso in cui pan è associato alla nostra salute nel termine pandemia.   
Pandemia dal greco pandémios “di tutta la popolazione”, pan = tutti e dēmos = popolo. Si tratta di un fatto di contagio che va dal singolo al tutto, “un fatto sociale totale” nella cui riconfigurazione esistenziale hanno avuto molto peso i media elettronici. Nel caso di panGenerator risulta evidente che tale nome finisce, oltre che a contenere i significati di sopra, per assumere il significato “quasi divino” di **generatore del tutto** di un’arte fatta con quasi tutto e per tutti.

### **Contribuire all'opera artistica**

Che l’arte moderna, a partire dal Futurismo, abbia rotto da tempo gli argini disciplinari è cosa nota, forse meno conosciute sono le tante declinazioni di cui essa si è arricchita, compresa la versione digitale contemporanea, come dimostra l’arte dei panGenerator. Come spesso accade in artisti che lavorano totalmente o parzialmente con le tecnologie digitali non bisogna dimenticare di sottolineare come l’arte digitale porti con sé la relazione con l’utente **fruitore che partecipa alla co-realizzazione dell’opera** che, peraltro, è un ulteriore requisito di Digital Aesthetics, e anche in questo i panGenerator non fanno eccezione.

### **Ma allora dov'è l'eccezionalità del gruppo polacco?**

In realtà sono molte le caratteristiche che di loro ci interessano, dal fatto di lavorare in gruppo, e non singolarmente come artisti solitari romantici, spingendo invece sul tasto della condivisione e resilienza quale caratteristica fondamentale per superare le problematiche della vita contemporanea, comprese quelle generate dalla pandemia. Un’arte, la loro, che ci aiuta a **confrontarci con i nostri rituali digitali quotidiani **a cui nessuno riesce più a sottrarsi, aiutandoci così a impiegare i media elettronici in modo creativo e non ansioso e anestetizzato. Un elenco di caratteristiche che potrebbe a lungo proseguire, ma che preferiamo ora affrontare introducendo l’opera scelta per Digital Aesthetics di quest’anno:* The Wall of Sound *(*a collaborative sampler/sequencer in a public space*).

### **The Wall of Sound**

Si tratta di una struttura reticolare, una sorta di ragnatela o rizoma geometrico, potenzialmente espandibile all’infinito, al tutto appunto, e per questo rimodulabile e applicabile ovunque, e quindi, ogni volta nuovo. Esso nasce nel 2019 in piena pandemia da una commissione de la *Street Art di Katowice Urban Sound *come istallazione interattiva in cui il pubblico crea musica parlando e/o cantando, insomma, vocalizzando nei microfoni elettronici posti nei nodi della “ragnatela digitale”. Una struttura rizomatica che permette ai primi suoni di aumentare e diversificarsi nei nodi successivi, creando una polifonia di nuove voci e sequenze in progress.

Si tratta di un’opera di suono totale e collettivo, una torre di babele sonora in cui ogni modulo è indipendente ma assente di controllo centrale, per cui antigerarchico e funzionante all’infinito in relazione agli altri.

“Pandémios” di tutto il popolo e quindi di creatività democratica.

È la ricaduta estetica del nostro mondo rizomatico e caotico, fatto di mille piani come avevano già decenni fa annunciato con filosofia i francesi Deleuze e Guattari, avvertendoci che: “Quando un rizoma è tappato, arborificato, è finita, non passa più nulla del desiderio; perché è sempre per rizoma che il desiderio si muove e produce”, compreso per noi quello dell’arte dei panGenerator aggiungiamo noi.

*By Giacinto Di Pietrantonio *

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