A Casa Carlo Cattaneo, un incontro per fare il punto su Fluid Boundaries: un progetto in cui arte, scienza e saperi indigeni si incontrano attorno al tema dell’acqua.
Lugano, 17 febbraio 2026 — A Casa Carlo Cattaneo, sede di IBSA Foundation, si è tenuto l’evento conclusivo di Fluid Boundaries, progetto internazionale che intreccia arte, ricerca scientifica e saperi indigeni attraverso un elemento tanto concreto quanto simbolico: l'acqua.
La serata ha riunito protagonisti e partner del programma insieme a un gruppo selezionato di osservatori, in quello che si è configurato come un ultimo momento di riflessione dopo le residenze degli artisti in alcuni istituti scientifici, la Third Space Residency a Casa Carlo Cattaneo e l'evento del 30 ottobre al MASI. Un'occasione per rimettere a fuoco esperienze, risultati e prospettive future con un pubblico direttamente coinvolto nel percorso.
Fluid Boundaries è un progetto internazionale sostenuto da Pro Helvetia e sviluppato all'interno di SciArt SwitzerlAnd, l'iniziativa di IBSA Foundation in collaborazione con MASI Lugano.
Coinvolge partner e partecipanti tra Svizzera, Brasile e Sudafrica e nasce dall'esperienza del programma Artists-in-Labs della Zurich University of the Arts (ZHdK). Artisti, scienziati, curatori ed esperti di saperi indigeni hanno lavorato attorno a un tema comune: l'acqua, le forme di conoscenza che la riguardano e le relazioni di potere che ne influenzano la gestione a livello territoriale.
Per farlo, il percorso si è sviluppato attraverso mesi di residenze e collaborazioni presso importanti istituti di ricerca in Svizzera, Brasile e Sudafrica, in cui artisti e scienziati hanno lavorato fianco a fianco, intrecciando metodi, linguaggi e prospettive diverse.
L'incontro del 17 febbraio ha scelto un'impostazione orizzontale e partecipativa, in linea con il metodo di lavoro di Fluid Boundaries. Ad aprire la serata, una conversazione aperta guidata da Irène Hediger, direttrice del programma Artists-in-Labs, e da Flurin Fischer, ricercatore del medesimo programma, in dialogo con il pubblico presente.
Al piano inferiore di Casa Carlo Cattaneo erano allestite le installazioni video e una parete dedicata ai processi e alle modalità operative del progetto, a ricordare che, in Fluid Boundaries, il pensiero non è mai soltanto teorico: prende forma attraverso il corpo, gli oggetti, la relazione. In chiusura, un aperitivo ha prolungato il dialogo in quella continuità informale che spesso crea lo spazio più autentico per far emergere ciò che conta davvero.
A ottobre 2025, Casa Carlo Cattaneo ha ospitato una Third Space Residency: una residenza intensiva di una settimana a Lugano.
È stato uno snodo cruciale: il punto in cui mesi di scambi a distanza si sono trasformati in collaborazione reale, fatta di workshop, conversazioni, confronti serrati e tentativi di costruire un linguaggio comune.
Quel lavoro ha poi trovato una prima forma pubblica nell'evento conclusivo del 30 ottobre al MASI Lugano, organizzato insieme a IBSA Foundation e al programma Artists-in-Labs. Un appuntamento pensato come "Walkabout", con stazioni e momenti diversi: performance, letture, installazioni, video per restituire al pubblico non un "risultato unico", ma la complessità di un percorso che vive di intrecci e di prospettive diverse.
Al centro dell'incontro del 17 febbraio è emersa anche la questione delle gerarchie tra i saperi. La residenza in Ticino, scelta proprio perché "nuova" per tutti i partecipanti, ha funzionato anche come terreno comune: nessuno era "a casa", e proprio per questo si sono create le condizioni per un bilancio più onesto, più esposto, più fertile.
Nello stesso progetto Fluid Boundaries è emersa l'importanza di uno spazio terzo: un contesto intenzionalmente neutro, in cui conoscenza scientifica, artistica e indigena possano dialogare su un piano di parità, mettendo in discussione automatismi e predominanze (incluso il pensiero occidentale quando pretende di diventare misura universale).
Tra i temi più forti, il valore del processo rispetto al risultato. La collaborazione, con le sue frizioni, le sue aperture e i suoi momenti di incertezza, è stata descritta come la parte più significativa dell'esperienza, più di qualsiasi esito definito in anticipo. Un approccio che ha richiesto anche alle istituzioni coinvolte, IBSA Foundation in primis, di accettare una quota di imprevedibilità e di affidarsi all'intelligenza collettiva del gruppo: un modo diverso di intendere la progettualità culturale, più vicino alla ricerca che alla produzione.
Una delle partecipanti alla residenza ha condiviso un pensiero: "Penso che dovrebbe essere ripetuto in altre località ancora e ancora”. Un auspicio che apre alla possibilità di nuove edizioni e di nuovi "spazi terzi" in cui arte, scienza e comunità possano continuare a contaminarsi (nel senso migliore) e generare nuove domande.