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Sfondo sfocato dell'interno di un ospedale, attrezzature mediche e persone in movimento
Catterina Seia27 mar 20267 min read

Curare i curanti attraverso le arti

Curare i curanti tramite le arti
10:15

Prendersi cura della salute mentale di medici e infermieri è oggi una priorità per i sistemi sanitari europei. In un contesto di stress crescente e burnout diffuso, le arti – dalla musica alla danza, fino all’arteterapia – stanno emergendo come strumenti efficaci per sostenere il ben-essere emotivo di chi lavora nei contesti di cura. Le evidenze scientifiche mostrano che i processi creativi possono contribuire a ridurre lo stress, migliorare la regolazione delle emozioni e rafforzare le risorse personali degli operatori sanitari.

 

La situazione in Europa 

 

In Europa, la salute di medici, infermieri e operatori sanitari sta diventando una questione sempre più critica. Il personale sanitario è frequentemente esposto a turni prolungati, reperibilità continua, gestione delle emergenze, carichi di lavoro ed emotivi intensi: un insieme di fattori che comporta un prezzo molto alto sul piano psicologico e fisico.

L’indagine MeND -la più ampia sulla salute mentale di medici e infermieri, pubblicata nel 2025 dall’Ufficio regionale dell’OMS per l’Europa, ha raccolto 90.171 risposte valide in 27 Paesi dell’Unione europea, oltre che in Islanda e Norvegia, restituendo un quadro preoccupante dello stato di salute mentale dei curanti. 

I risultati mostrano che orari di lavoro molto prolungaticon un medico su quattro che lavora più di 50 ore alla settimana ed episodi di aggressività da parte dei pazienti fanno parte dell’esperienza quotidiana di una quota significativa di professionisti. Queste condizioni sono strettamente associate a un peggioramento della salute mentale. Circa un operatore su tre riferisce sintomi riconducibili a burnout, ansia o depressione, e uno su dieci dichiara di aver avuto pensieri di autolesionismo. Medici e infermieri riportano infatti una prevalenza di pensieri suicidari doppia rispetto alla popolazione generale.

Gli infermieri: una categoria particolarmente esposta    

Gli infermieri rappresentano una delle categorie di operatori sanitari più vulnerabili. La prevalenza di sintomi depressivi riguarda circa il 32% degli infermieri, una quota leggermente superiore a quella rilevata tra i medici. Questa maggiore esposizione è legata anche al fatto che gli infermieri costituiscono la parte più numerosa della forza lavoro sanitaria e trascorrono più tempo in contatto diretto con i pazienti, spesso in contesti ad alta intensità emotiva.

Questi sintomi alimentano l’intenzione di lasciare la professione in una quota compresa tra l’11% e il 34% di chi lavora nei contesti di cura, con effetti rilevanti sui sistemi sanitari: tempi di attesa più lunghi, riduzione della qualità dell’assistenza e perdita di competenze essenziali. Le proiezioni indicano che, in assenza di interventi adeguati, entro il 2030 l’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare una carenza di circa 940.000 operatori sanitari.

Prendersi cura della salute mentale di chi cura non è quindi solo un dovere etico verso i professionisti, ma una priorità per la tutela dell’efficacia e dell’efficienza del servizio sanitario. In questo contesto le arti, più spesso associate alla cura dei pazienti, rappresentano strumenti utili per prendersi cura degli operatori sanitari, sostenendone il ben-essere emotivo e aprendo spazi di senso in un ambito sovraccaricato da urgenze, emergenze, protocolli e procedure.

Come affermava la filosofa della cura, Elena Pulcini, “la cura di sé e presupposto per la cura degli altri”.

Perché l’arte cura (anche i medici)  

Come sottolinea lAmerican Art Therapy Association, utilizzare processi creativi, integrandoli con approcci basati sulle scienze psicologiche e del comportamento, all’interno di una relazione terapeutica, con l’obiettivo di promuovere il ben-essere individuale e collettivo, può rappresentare uno spazio protetto di espressione e regolazione emotiva per gli operatori sanitari.

Una recente revisione pubblicata nel 2024 da Kelly Sarah Barnett e Fabian Vasiu (Balance Medical Center, Vancouver) ha analizzato le conoscenze disponibili sui meccanismi neurali attraverso cui le arti creative producono effetti benefici sulla salute mentale e fisica.

I dati raccolti indicano che, durante l’impegno creativo attivo o passivo, vengono attivati in modo ricorrente circuiti cerebrali implicati nella regolazione emotiva adattiva. In particolare, risultano coinvolte la corteccia prefrontale mediale (mPFC), area associata alla riflessione su di sé, al controllo delle risposte emotive e alla capacità di rielaborare l’esperienza, e l’amigdala, struttura chiave nella risposta agli stimoli emotivi.

Questa combinazione di attivazioni è simile a quella osservata nell’utilizzo di strategie di emotion regulation (ER). Ciò suggerisce che processi creativi ed elaborazione emotiva condividano reti neurali comuni: mentre si dipinge, si danza o si ascolta musica, il cervello sembra attivare gli stessi percorsi che utilizza per modulare emozioni intense e dare loro significato.

In particolare, la produzione artistica può associarsi a una riduzione significativa dei livelli di cortisolo, indicatore dello stress, risultato che emerge anche in persone senza particolari competenze artistiche pregresse. La musicoterapia inoltre è stata associata all’aumento del tono parasimpatico – cioè della componente “calmante” del sistema nervoso – e alla diminuzione di catecolamine e citochine infiammatorie, sostanze legate rispettivamente alla risposta allo stress e ai processi infiammatori dell’organismo. Questo si traduce in un generale effetto di rilassamento corporeo e in una riduzione dello stato di iperattivazione fisiologica tipico dello stress cronico.

Gli studi confermano che i benefici non sono solo immediati, ma persistono e talvolta aumentano nel tempo, migliorando l’intelligenza emotiva – cioè la capacità di riconoscere, comprendere e utilizzare le emozioni in modo adattivo – soprattutto in condizioni in cui la regolazione emotiva è compromessa.

Il ruolo dell’arteterapia secondo la letteratura scientifica

Nel 2023 un gruppo di ricerca della Queen Mary University of London (Megan Tjasink, Eleanor Keiller, Madison Stephens, Catherine Elizabeth Carr, Stefan Priebe) ha pubblicato una revisione sistematica dedicata agli interventi basati sull’arteterapia rivolti agli operatori sanitari con burnout o disagio psicosociale.

La revisione ha incluso studi provenienti da tredici Paesi di cinque continenti, per un totale di 1.580 partecipanti, con una prevalenza di infermieri (circa il 60%). Quasi tutti gli interventi sono stati svolti in gruppo e nella maggior parte dei casi condotti da arteterapeuti qualificati. Circa la metà degli studi è stata pubblicata negli ultimi cinque anni, segno di una crescente attenzione al tema.

I benefici a lungo termine delle arti sulla salute    

L’analisi dei risultati ha mostrato un’efficacia significativa in tre ambiti principali: esaurimento emotivo legato al burnout, stress lavoro-correlato e problemi di salute mentale. Accanto ai dati quantitativi, le testimonianze dei partecipanti hanno messo in luce soprattutto la riduzione dello stress e una migliore elaborazione delle emozioni. La possibilità di “dare forma” ai vissuti emotivi attraverso il linguaggio artistico risulta essere uno dei principali meccanismi di cambiamento.

Emergono anche altri aspetti significativi, come la possibilità di sviluppare nuove prospettive su di sé e sul lavoro, una maggiore proattività nel mettere in atto cambiamenti positivi e la percezione che la creatività favorisca sia intuizioni personali sia la capacità di affrontare i problemi in modo attivo. In diversi casi, i partecipanti descrivono un effetto di rigenerazione e un rafforzamento delle pratiche di cura di sé, elementi che aiutano a spiegare la diminuzione dell’esaurimento emotivo.

In alcuni studi i benefici sono risultati persistenti nel tempo, con mantenimento o ulteriore miglioramento dei punteggi sul burnout a diverse settimane di follow-up.

Una meta-analisi del 2024 sull’efficacia dell’arteterapia nel migliorare la salute mentale degli infermieri clinici, condotta da un team della School of Nursing, Health Science Center, Xi’an Jiaotong University (Na Zhang, Shuoxin Chen, Qing Li, Zhiqiang He, Wenhui Jiang), ha valutato i risultati di 19 studi clinici randomizzati (RCT) che hanno coinvolto complessivamente 1.338 infermieri clinici.

Le analisi quantitative evidenziano che l’arteterapia è associata a riduzioni significative dei livelli di ansia, misurati tramite il Self-Rating Anxiety Scale (SAS), così come diminuzioni dei sintomi depressivi e del livello di stress percepito, valutato attraverso il Chinese Perceived Stress Scale (CPSS). Emerge inoltre che l’arteterapia può influenzare positivamente gli stili di coping degli infermieri, riducendo quelli disadattivi e rafforzando quelli funzionali, contribuendo ad accrescere le risorse personali nel fronteggiare le difficoltà legate al lavoro clinico. 

Integrare le arti nei sistemi di cura

Per concludere, la tutela della salute mentale di chi lavora nei contesti di cura non può più essere considerata un tema marginale o individuale. Gli interventi arts-based rappresentano strumenti concreti per la salute fisica, mentale ed emotiva dei professionisti. Riconoscerne il valore significa aprire lo spazio a politiche e pratiche capaci di integrare queste esperienze nei contesti sanitari, agendo non solo sul malessere sempre più diffuso, ma anche sulla sostenibilità a lungo termine della cura, sulla relazione con i pazienti e le loro famiglie e sulla capacità di lavorare in team sempre più multidisciplinari.

 

A cura di Catterina Seia (Presidente CCW – Cultural Welfare Centre) e Elena Rosica ( Cultural Welfare Center (CCW), Research Area)

Per approfondire: 

 

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Catterina Seia
Co-Founder e Presidente CCW-Cultural Welfare Center; Co-Founder e Vice-Presidente della Fondazione Fitzcarraldo; Vice-Presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna

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