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Fotografia di schermi con analisi di un cervello che vengono indicate da una mano di qualcuno che le sta commentando
Redazione IBSA24 lug 20263 min read

Glioblastoma: promette bene il vaccino personalizzato contro il tumore

Glioblastoma: vaccino personalizzato, risultati promettenti
4:38

Un vaccino personalizzato contro il glioblastoma, sviluppato sulle caratteristiche genetiche del tumore di ciascun paziente, ha mostrato risultati promettenti in uno studio di fase I. La ricerca apre nuove prospettive per l'immunoterapia oncologica.

Curare il glioblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente nell’adulto, con un vaccino: la prospettiva, estremamente interessante, è illustrata da un recente studio di fase I pubblicato su Nature Cancer, che ha mostrato risultati incoraggianti sia sul fronte della sicurezza sia della potenziale efficacia. Il trattamento sarebbe però innovativo anche sotto un altro aspetto: questo vaccino è infatti realizzato "su misura", progettato cioè a partire dalle caratteristiche genetiche del tumore di ogni singolo paziente.

Che cos'è il glioblastoma

Il glioblastoma è un tumore cerebrale particolarmente difficile da trattare. Cresce rapidamente, tende a infiltrarsi nei tessuti circostanti e, nella maggior parte dei casi, si ripresenta anche dopo chirurgia, radioterapia e chemioterapia. La sopravvivenza media è infatti ancora oggi limitata. Negli ultimi anni una delle aree di ricerca più promettenti per il trattamento di questa patologia è rappresentata dall'immunoterapia, cioè da terapie che aiutano il sistema immunitario a riconoscere e a distruggere le cellule del tumore. Anche in questo caso siamo di fronte a una forma di immunoterapia, ma di un tipo totalmente rivoluzionario. Quando si parla di vaccini, infatti, si pensa solitamente alla prevenzione delle malattie infettive: in questo caso, invece, siamo di fronte a una terapia.

Un vaccino diverso da tutti gli altri

Per metterla a punto i ricercatori hanno analizzato il profilo genetico e molecolare del tumore di ciascuno dei pazienti arruolati nello studio per identificare i cosiddetti neoantigeni, cioè frammenti di proteine alterate prodotti dalle mutazioni tumorali e assenti nelle cellule sane. Questi, infatti, rappresentano un bersaglio ideale per il sistema immunitario. Sulla base di queste informazioni è stato costruito un vaccino contenente istruzioni genetiche specifiche per il tumore di ogni paziente. L'obiettivo era quello di addestrare i linfociti T, una delle “armi” del sistema immunitario, a riconoscere e colpire selettivamente le cellule tumorali, riducendo il rischio di danneggiare i tessuti sani.

Come è stata condotta la ricerca

Lo studio di fase I ha coinvolto nove adulti con glioblastoma di nuova diagnosi per ognuno dei quali, dopo l'intervento chirurgico e durante il percorso di radio-chemioterapia, è stato predisposto un vaccino personalizzato. Le prime dosi sono state somministrate circa dieci settimane dopo l'intervento, con richiami programmati nel tempo. I dati hanno mostrato che il vaccino è stato generalmente ben tollerato e non ha causato effetti collaterali gravi. Inoltre, nella quasi totalità dei pazienti ha indotto una risposta immunitaria robusta e diretta contro molteplici neoantigeni del tumore

Sebbene il numero di pazienti fosse ridotto e lo studio non fosse progettato per dimostrare l'efficacia clinica definitiva, alcuni partecipanti hanno mostrato una sopravvivenza libera da recidiva superiore alle attese. Un caso, in particolare, non ha presentato segni di ricomparsa del tumore a quasi cinque anni dalla diagnosi, un risultato eccezionale per questa patologia. 

Verso la medicina personalizzata

Benché i risultati siano del tutto preliminari e il numero dei pazienti trattati molto esiguo, lo studio ha confermato la fattibilità di produrre vaccini completamente personalizzati in tempi compatibili con il trattamento del paziente. Inoltre dimostra che il sistema immunitario può essere istruito a riconoscere numerosi bersagli tumorali specifici dello stesso individuo. Secondo gli autori, questo approccio potrebbe essere ulteriormente potenziato combinandolo con altre forme di immunoterapia già impiegate in diversi tipi di tumore.

Saranno necessari però studi di fase II e III, che coinvolgano un numero molto più elevato di pazienti, per verificare se questo vaccino sia realmente in grado di aumentare la sopravvivenza rispetto alle terapie oggi disponibili. Quel che è certo è che questa ricerca, come molte altre che impiegano vaccini a scopo terapeutico in oncologia, costituisce un ulteriore passo verso quella che per molti sarà il futuro della clinica, ovvero la cosiddetta medicina personalizzata capace di elaborare trattamenti specificamente progettati per curare ogni singolo paziente in base alle specifiche caratteristiche della sua patologia. Se i risultati verranno confermati, i vaccini personalizzati potrebbero dunque rappresentare una delle applicazioni più avanzate dell’oncologia del futuro.


 

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