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Donna in piedi che fa streatching alle spalle
Redazione IBSA29 ott 20263 min read

Sedentarietà: stare troppo seduti fa male, ma anche troppo poco?

Sedentarietà: quante ore stare in piedi al giorno?
4:53

Stare seduti troppo a lungo fa male. Ma anche farlo troppo poco? Un nuovo studio rivela un sorprendente paradosso legato all’attività fisica e ai lavori più usuranti.

 

Da sempre ci sentiamo dire che la sedentarietà fa male e che bisogna fare movimento.

Un principio ampiamente confermato dalla ricerca scientifica. Eppure un nuovo studio introduce una sfumatura interessante: in alcuni casi, anche stare seduti troppo poco potrebbe essere associato a rischi per la salute.

Il risultato arriva dall’analisi di oltre 41mila adulti cinesi seguiti per quasi 12 anni e invita a guardare in modo più complesso al rapporto tra sedentarietà, attività fisica e riposo.

Quattro ore al giorno seduti è il livello associato al rischio più basso

Lo studio in questione – pubblicato quest’anno sul Journal of Sport and Health Science – è stato condotto da studiosi di diverse istituzioni internazionali, tra cui la Nanchang University, la Chinese Academy of Medical Sciences e la Chinese University of Hong Kong (Cina), lo University College of London (Regno Unito) e la Simon Fraser University (Canada).

La ricerca ha coinvolto 41.733 adulti di età compresa tra i 35 e i 70 anni. I ricercatori hanno valutato il tempo trascorso seduti, l’attività fisica svolta e le abitudini di sonno, mettendo tutti questi dati in relazione con la mortalità per tutte le cause e con gli eventi cardiovascolari.

I risultati evidenziano che tra il rischio di morte e il tempo trascorso seduti emerge una relazione molto particolare: il rischio era più basso per chi stava seduto quattro ore al giorno, ma aumentava al di sotto delle due ore e oltre le sei.

In altre parole, i dati sembrano indicare che il rischio aumenti soprattutto agli estremi, mentre si riduce nelle condizioni intermedie.

Il paradosso dei lavori pesanti

Se è chiaro l’incremento del rischio di morte e di patologie cardiovascolari per chi conduce una vita sedentaria, per quale motivo questo dato cresce anche in chi si siede pochissimo?

Il motivo si spiega considerando il campione: oltre il 60% delle persone che riferivano meno di due ore di sedentarietà al giorno svolgeva lavori fisicamente impegnativi. Dunque, non si trattava necessariamente di persone che avevano scelto uno stile di vita particolarmente attivo e salutare: molte erano esposte a ore di attività intense e usuranti.

Siamo di fronte al cosiddetto “paradosso dell’attività fisica”: muoversi tanto non significa necessariamente muoversi bene. Secondo lo studio, quindi, nei soggetti molto attivi a causa di professioni fisicamente estenuanti (e solo in questi!), sostituire 30 minuti di attività fisica con altrettanto tempo trascorso seduti è paradossalmente associato a una riduzione del rischio di mortalità e malattie cardiovascolari.

Rischi della sedentarietà: stare troppo seduti fa comunque male

La ricerca non mette in discussione il quadro generale delle evidenze scientifiche.

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda agli adulti di limitare il comportamento sedentario e sottolinea che sostituire il tempo trascorso seduti con attività fisica, anche di bassa intensità, porta solo benefici.

Ad esempio, per gli adulti sono raccomandati almeno 150-300 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, oppure 75-150 minuti di attività vigorosa, oltre ad attività di rafforzamento muscolare almeno due giorni alla settimana.

Sedentarietà e attività fisica: conta anche il tipo di movimento

La ricerca mette quindi in evidenza soprattutto l’importanza del contesto. Valutare soltanto quanto una persona si muove, senza considerare come, perché e in quali condizioni lo fa, può essere fuorviante. Lo stesso numero di ore di attività può infatti avere significati molto diversi a seconda che derivi dall’esercizio praticato nel tempo libero o da un lavoro fisicamente impegnativo.

Un agricoltore che trascorre otto ore a lavorare nei campi può essere tecnicamente considerato “attivo”, ma quel tipo di sforzo incessante, dettato dalla necessità, può causare danni – ad esempio di tipo osteoarticolare – che alla lunga sono più dannosi della sedentarietà stessa.

Al contrario, l’attività fisica genuina che andrebbe sostituita alla sedentarietà va eseguita con criterio: coerentemente con la condizione fisica di ognuno, gradualmente e possibilmente supervisionata da un esperto.

Muoversi di più, ma anche recuperare

Se dunque per chi lavora alla scrivania e trascorre gran parte della giornata seduto il messaggio resta quello di interrompere regolarmente i periodi prolungati di immobilità, a chi svolge un lavoro manuale molto impegnativo la ricerca sembra suggerire che il recupero non dovrebbe essere considerato tempo sprecato: riposarsi e dormire adeguatamente fanno parte di uno stile di vita sano tanto quanto l’attività fisica.


 

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