Una singola iniezione di terapia genica per l'udito ha migliorato la capacità uditiva di dieci persone con sordità congenita causata da mutazioni del gene OTOF. Il risultato, pubblicato su Nature Medicine, apre nuove prospettive per il trattamento della sordità genetica.
Una forma di sordità congenita presente dalla nascita potrà forse essere trattata intervenendo direttamente sul gene responsabile. È questa la prospettiva suggerita da un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine e condotto da ricercatori di varie istituzioni internazionali tra cui la Southeast University, il Beijing Institute of Technology, la Nantong University (Cina), il Karolinska Institute (Svezia) e la University of California (Usa). Il team ha sperimentato una terapia genica su dieci persone affette da una rara forma ereditaria di perdita uditiva, con un miglioramento in tutti i partecipanti già dopo poche settimane.
Sordità congenita e gene OTOF: qual è la causa
La ricerca, che segue e integra i risultati di una sperimentazione analoga i cui risultati erano stati pubblicati nel 2024, riguarda persone con mutazioni del gene OTOF, responsabile della produzione dell’otoferlina: una proteina fondamentale per la trasmissione del segnale acustico dalle cellule sensoriali dell’orecchio interno al nervo uditivo. Quando il gene OTOF è alterato, l’otoferlina non funziona correttamente e il segnale generato dalle cellule dell’orecchio interno non riesce a essere trasmesso in modo efficace. Il risultato può essere una grave o profonda perdita uditiva congenita.
Proprio la presenza di un difetto genetico ben identificato rende questa forma di sordità un bersaglio particolarmente interessante per la terapia genica: anziché limitarsi ad amplificare il suono, come fanno le protesi acustiche, o a bypassare alcune strutture dell’orecchio attraverso un impianto cocleare, qui l’obiettivo è cercare di ripristinare il meccanismo biologico alterato.
Come funziona la terapia genica per l’udito
I ricercatori internazionali coinvolti in questa ricerca hanno utilizzato un vettore virale, un virus modificato e reso non patogeno, appartenente alla famiglia degli adeno-associated virus (AAV): il suo compito è trasportare nelle cellule dell’orecchio interno una copia funzionante del gene OTOF. Il tutto, tramite una singola iniezione effettuata nell’orecchio interno.
L'idea alla base della terapia genica per la sordità è che le cellule raggiunte dal vettore possano utilizzare la copia corretta del gene per produrre nuovamente otoferlina e recuperare, almeno in parte, la capacità di trasmettere il segnale sonoro.
L’udito è migliorato in tutti i pazienti
Dopo almeno sei mesi dal trattamento, la soglia uditiva media dei dieci partecipanti allo studio – bambini e ragazzi di età compresa tra 1,5 e 23,9 anni – è passata da circa 106 a 52 decibel. La differenza è notevole: una soglia superiore a 100 decibel corrisponde a una perdita uditiva estremamente grave, mentre un valore intorno a 50 indica una capacità uditiva significativamente migliore, anche se ancora lontana dall’udito normale.
Il miglioramento non è stato identico per tutti i partecipanti: i risultati migliori sono stati osservati soprattutto nei bambini tra 5 e 8 anni. Particolarmente significativo il caso di una bambina di 7 anni che, dopo il trattamento, ha recuperato una capacità uditiva quasi normale e che, nei mesi successivi, è riuscita a sostenere conversazioni quotidiane con la madre.
In tutti i casi la risposta è stata rapida: nella maggior parte dei pazienti un buon miglioramento era già evidente entro un mese dall’iniezione.
Anche i pazienti più grandi rispondono alla terapia genica
Uno degli aspetti più interessanti di questo studio riguarda l’età dei partecipanti.
Le precedenti sperimentazioni sulla terapia genica per questa forma di sordità genetica avevano coinvolto soprattutto bambini molto piccoli, mentre questa suggerisce che anche persone più grandi possano ottenere benefici.
Questo aspetto è particolarmente rilevante in quanto lo sviluppo del sistema uditivo e delle capacità linguistiche connesse avviene soprattutto nei primi anni di vita e per lungo tempo si è temuto che un intervento tardivo potesse avere un'efficacia limitata.
È davvero una cura per la sordità congenita?
È ancora presto per parlare di una cura della sordità congenita. Lo studio è infatti una sperimentazione iniziale, condotta su un numero molto ridotto di soggetti e senza un gruppo di controllo, con un periodo di osservazione ancora relativamente breve.
Va inoltre considerato un limite fondamentale: la terapia è stata sviluppata specificamente per le mutazioni del gene OTOF, mentre le forme di sordità ereditaria possono dipendere anche da molti altri geni.
Nonostante questo limite, i risultati sono incoraggianti anche sul fronte della sicurezza: nel periodo di osservazione di 6-12 mesi non sono emersi eventi avversi gravi attribuiti al trattamento.
Questo studio dimostra quindi qualcosa di importante: oggi è possibile utilizzare una terapia genica per raggiungere le cellule dell'orecchio interno e ottenere un recupero funzionale dell'udito. La sfida successiva sarà capire se strategie analoghe possano essere sviluppate anche per altre forme ereditarie di sordità.


