I musei smettono di essere solo luoghi dedicati alla conservazione delle opere, ma si ricollocano nella società con una funzione terapeutica comprovata. Luoghi che diventano strumenti di consapevolizzazione e elaborazione, strutturati non solo per sviluppare l’emotività del singolo, ma anche per incrementarne il senso collettivo e collaborativo sociale.
Negli ultimi anni il ruolo dei musei nella promozione del ben-essere e della salute ha assunto una crescente rilevanza internazionale. Il report Art, healing and museums, pubblicato dal Network of European Museum Organisations (NEMO), insieme alle riflessioni emerse in occasione del Museum Wellness Summit 2026, evidenzia come le istituzioni museali stiano progressivamente ampliando la propria missione. Accanto alle tradizionali funzioni di conservazione e valorizzazione del patrimonio, i musei stanno infatti sviluppando pratiche orientate al ben-essere psicologico e relazionale, offrendo esperienze culturali che favoriscono relazioni sociali, riflessione personale e partecipazione.
Una nuova definizione di museo
Questa evoluzione è coerente con la nuova definizione di museo adottata dall’ICOM (International Council of Museums) il 24 agosto 2022 a Praga, che riconosce il museo come un’istituzione permanente al servizio della società, impegnata a promuovere partecipazione, inclusione, sostenibilità e ben-essere delle comunità. In Italia, ICOM ha inoltre attivato un gruppo di lavoro longitudinale dedicato a questi temi. Tra i prossimi ambiti di riflessione emerge anche l’attenzione al ben-essere delle persone che lavorano nei musei, nella consapevolezza che la capacità delle istituzioni culturali di generare impatto sociale dipende anche dalle condizioni di lavoro, dalla cura e dalla qualità delle relazioni professionali.
La scoperta di un ruolo delle istituzioni culturali nel ben-essere
Una sintesi delle evidenze scientifiche, proposta da Katherine N. Cotter e James O. Pawelski del Positive Psychology Center dell’University of Pennsylvania (Cotter & Pawelski, 2021), analizza la letteratura dedicata alla relazione tra frequentazione dei musei e human flourishing, ovvero la condizione di pieno sviluppo e realizzazione della persona. I risultati indicano come l’esperienza museale possa essere associata sia alla diminuzione di condizioni di malessere – come stress, ansia o sintomi depressivi – sia al rafforzamento di dimensioni positive della vita quotidiana, tra cui il senso di appartenenza, la soddisfazione personale e la qualità delle relazioni sociali.
Tali evidenze, che si inseriscono in un corpus di studi in crescita, contribuiscono a rafforzare l’attenzione verso il ruolo delle istituzioni culturali nelle politiche pubbliche che integrano cultura e salute. In diversi paesi, primo fra tutti il Regno Unito, la partecipazione ad attività artistiche – tra cui le visite museali – viene infatti sempre più spesso integrata all’interno di programmi di Arts on Prescription, che affiancano interventi culturali alle pratiche sanitarie tradizionali con l’obiettivo di migliorare la salute e la qualità della vita delle persone. In questa prospettiva, il museo non è più considerato soltanto un luogo di conservazione e fruizione del patrimonio, ma anche uno spazio relazionale capace di attivare forme di partecipazione tra istituzioni culturali e cittadinanze plurali. In questi contesti emergono competenze legate sia alla cura del patrimonio sia alla cura delle persone, favorendo familiarità, coinvolgimento e senso di ben-essere.
Musei e salute mentale: le potenzialità della museum-based art psychotherapy
Il report Art, healing and museums, pubblicato nel dicembre 2025 da NEMO attraverso il gruppo di lavoro LEM – The Learning Museum, rappresenta una delle più recenti riflessioni europee sul rapporto tra cultura, salute e inclusione sociale. Con l’obiettivo di analizzare le potenzialità della museum-based art psychotherapy, ovvero pratiche di psicoterapia attraverso l’arte realizzate all’interno di istituzioni culturali, la pubblicazione si fonda sull’idea che il processo creativo possa favorire l’espressione di emozioni e vissuti che spesso risultano difficili da comunicare verbalmente, permettendo alle persone di esplorare il proprio mondo interiore. Le opere presenti nelle collezioni possono infatti diventare stimoli simbolici che facilitano l’emersione di emozioni e ricordi, mentre lo spazio museale contribuisce a creare un ambiente che favorisce la concentrazione, la contemplazione e la riflessione.
Un modo nuovo per elaborare vissuti complessi
Particolare attenzione è dedicata all’esperienza del programma “No Words”, avviato nel 2023 presso la National Gallery of Ireland. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento Educazione della galleria, l’art psychotherapist Andrea Plunkett e diversi partner attivi nel settore sociale, e rappresenta un caso di studio significativo per comprendere come i musei possano contribuire concretamente alla promozione della salute mentale e del ben-essere delle comunità. Il programma si colloca all’intersezione tra pratiche terapeutiche, educazione museale e politiche di inclusione sociale ed è rivolto principalmente a persone che vivono situazioni di vulnerabilità sociale o psicologica, tra cui vittime di violenza domestica, rifugiati e richiedenti asilo. L’iniziativa prevede incontri settimanali durante i quali gruppi di partecipanti sono invitati a osservare alcune opere della collezione del museo, riflettere sulle emozioni suscitate dalle immagini e successivamente realizzare attività creative ispirate all’esperienza di visita.
L’analisi qualitativa del programma, basata su testimonianze dei partecipanti, osservazioni degli operatori e contributi dei partner coinvolti, offre una prima fotografia degli effetti positivi associati all’esperienza. Dal punto di vista individuale, i partecipanti riportano una maggiore capacità di esprimere emozioni difficili e di elaborare vissuti complessi. Molti sottolineano inoltre come l’arte consenta di affrontare esperienze traumatiche che risultano difficili da raccontare a parole, offrendo un canale di comunicazione alternativo e più accessibile. Sul piano sociale, la partecipazione alle attività favorisce la costruzione di relazioni e di significati condivisi, promuovendo lo sviluppo di nuovi legami tra i membri del gruppo e contribuendo a contrastare il senso di isolamento.
Arte, cura e ben-essere
In Italia, anche il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea promuove l’esperienza dell’arte come strumento a favore del ben-essere della persona a 360°, generando un impatto sociale che si riverbera nella vita individuale e collettiva.
Segno tangibile di questo impegno è il Cantiere dell’arte, il progetto di arte partecipata e condivisa con la comunità avviato nel 2012 all’Ospedale S. Anna di Torino con Fondazione Medicina a Misura di Donna, che si avvale del contributo scientifico del CCW – Cultural Welfare Center. Un progetto che si connette con le tante esperienze pluriennali messe in campo dal Dipartimento Educazione, come Museo Benessere, la sperimentazione dell’ASLTo3 che riconosce alla cultura un ruolo attivo nei percorsi di sostegno al benessere psicofisico dei cittadini. Molte le progettualità condivise con partner del territorio a favore di persone che convivono con la fragilità, come pazienti con Alzheimer o afasia e loro caregiver. Per il 2026, si prevede inoltre di avviare un’Unità di programmazione ampia, specificamente dedicata a arte, cura e ben-essere.
Best practice dal Museum Wellness Summit 2026
Nell’ambito di una progressiva ridefinizione del ruolo sociale e politico dei musei, l’annuale appuntamento del Museum Wellness Summit (edizione 2026), parte del programma di conferenze organizzate dal 2009 da MuseumNext – piattaforma internazionale che riunisce professionisti museali e promuove il confronto sulle pratiche più innovative del settore, coinvolgendo istituzioni di primo piano come il Metropolitan Museum of Art, il Museum of Modern Art (MoMA), il Rijksmuseum, Tate, lo Smithsonian Institution, il Victoria and Albert Museum e il Natural History Museum – testimonia come il dialogo tra ricerca scientifica e pratiche museali stia assumendo una dimensione sempre più strutturata, contribuendo alla costruzione di una base di evidenze ed esperienze concrete capaci di orientare i processi di definizione delle politiche pubbliche.
Dal teorico al pratico con dei progetti già attivi
L’esperienza del Museum of Modern Art (MoMA) di New York evidenzia come le pratiche di ben-essere possano essere integrate nei programmi educativi attraverso un approccio trauma-informed. Il corso online Artful Practices for Well-Being, nato nel 2024 a partire da sperimentazioni digitali avviate durante la pandemia, utilizza la collezione del museo come punto di partenza per attività riflessive e creative pensate per sostenere connessione, consapevolezza e regolazione emotiva. Il progetto si fonda su tre principi – context, connection e choice – che guidano la progettazione di esperienze flessibili e capaci di riconoscere la pluralità dei modi in cui le persone costruiscono il proprio rapporto con il ben-essere e con l’arte. Le attività includono pratiche sensoriali, esercizi di osservazione, scrittura e mark-making legati al corpo e al movimento, pensati per favorire la regolazione emotiva. Il corso è stato sviluppato in circa dieci mesi attraverso un processo collaborativo che ha coinvolto educatori museali, illustratori, musicisti e designer.
Un orientamento analogo emerge nel lavoro dell’Art Institute of Chicago, dove il programma Mindful Looking, sviluppato negli ultimi tre anni come parte di una più ampia strategia di integrazione della mindfulness nell’esperienza museale, prevede incontri mensili in galleria in cui i partecipanti trascorrono anche un’ora davanti a una singola opera, alternando osservazione lenta, meditazione guidata e conversazione facilitata. Parallelamente, il museo ha sviluppato un audio tour basato sulla mindfulness, concepito per offrire ai visitatori un’esperienza individuale di attenzione e presenza, distinta dai modelli più tradizionali di guida interpretativa. L’alternanza tra sperimentazione dal vivo e strumenti digitali ha permesso di costruire un modello complementare di accesso all’esperienza contemplativa, contribuendo anche all’ampliamento dei pubblici del museo.
Lo slow looking per connessioni sociali e significati esistenziali
La dimensione emotiva dell’esperienza museale è al centro anche del progetto Cultivating Awe for Well-being, sviluppato dalla National Gallery of Art di Washington in collaborazione con la University of California, Berkeley. Il progetto ha dato luogo a una vasta sperimentazione pubblica attraverso la serie di workshop Finding Awe at the National Gallery, articolata in circa 80 incontri su 20 temi e rivolta a circa 1.800 partecipanti adulti. L’iniziativa si basa sulle ricerche dello psicologo Dacher Keltner sull’emozione di awe — un senso di meraviglia capace di trasformare la percezione del mondo e rafforzare connessioni sociali e significato esistenziale (Keltner, 2022). Attraverso pratiche di slow looking, narrazioni personali e attività guidate, il progetto esplora come il museo possa diventare uno spazio in cui coltivare intenzionalmente questa esperienza, integrando pratiche contemplative e strumenti di valutazione empirica per analizzarne gli effetti sul ben-essere psicologico e relazionale dei partecipanti.
Pratiche culturali nella salute pubblica
Un ulteriore sviluppo di questa prospettiva riguarda l’integrazione tra pratiche culturali e sistemi di salute pubblica. Il caso della Vancouver Art Gallery mostra come i musei possano entrare a far parte di ecosistemi di prescrizione sociale. In collaborazione con la BC Parks Foundation e con PaRx, il National Nature Prescription Program canadese, la galleria ha avviato un modello che consente ai medici di prescrivere ai pazienti una visita al museo come esperienza di ben-essere. Il programma consente alle persone che ricevono la prescrizione di accedere gratuitamente alla galleria insieme a un accompagnatore, trasformando la visita museale in un dispositivo concreto di connessione sociale e promozione della salute.
Pensato anche per chi nei musei ci lavora
Il contributo presentato dal Getty Museum amplia ulteriormente il campo di riflessione mostrando come le pratiche di mindfulness possano essere integrate anche nella vita professionale interna delle istituzioni culturali. Il lavoro avviato dal 2015 da Lilit Sadoyan (storica dell’arte ed educatrice museale) ha introdotto programmi di mindful looking rivolti ai visitatori, ma negli ultimi anni si è esteso anche allo staff museale attraverso il programma Mindful Moment for Staff, che propone brevi sessioni di meditazione all’inizio della giornata lavorativa. A questo si è aggiunto, nel dicembre 2024, un progetto pilota dedicato ai professionisti della conservazione, sviluppato in collaborazione con partner scientifici e basato su esercizi di osservazione delle opere accompagnati da pratiche di mindfulness e monitoraggio fisiologico. I risultati preliminari indicano che queste pratiche possono migliorare la qualità dell’attenzione, ridurre lo stress e sostenere processi decisionali più consapevoli.
Considerate nel loro insieme, queste esperienze – pur con approcci e strumenti differenti, dalle pratiche contemplative alla ricerca sulle emozioni fino ai modelli di prescrizione culturale – mostrano come i musei stiano progressivamente ampliando il proprio raggio d’azione. Da luoghi dedicati prevalentemente alla conservazione delle opere, essi si configurano sempre più come infrastrutture civiche capaci di sostenere processi di ben-essere, in cui l’esperienza estetica diventa parte di un ecosistema più ampio di salute fisica, psicologica, sociale e culturale, contribuendo a coltivare meraviglia, consapevolezza e nuove forme di relazione.
A cura di Catterina Seia (Presidente CCW – Cultural Welfare Centre), Elena Rosica ( Cultural Welfare Center (CCW), Research Area) e Paola Zanini e Brunella Manzardo (Dipartimento Educazione Castello di Rivoli)
Per approfondire:
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Catterina Seia ed Elena Rosica, Arte e salute: ridurre le disuguaglianze attraverso la partecipazione culturale, 30 ottobre 2025
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Catterina Seia e Marta Reichlin, Flourishing: fiorire attraverso le arti, 30 aprile 2024
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Catterina Seia e Sara Uboldi, Vuoi pensare alla tua salute? Il medico ti riceve in biblioteca e in museo, 30 maggio 2022
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Catterina Seia e Sara Uboldi, Natura, simboli, relazione. L’Archeologia pubblica come pratica terapeutica, 29 marzo 2022
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Catterina Seia e Sara Uboldi, Il benessere diventa orizzonte di senso per i musei, 22 febbraio 2022,
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Catterina Seia e Annalisa Cicerchia, L’arte mi fa sentire meglio, 11 maggio 2021


