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I diamanti sintetici, se realizzati in dimensioni molto piccole, possono anche piegarsi, e questa flessibilità apre le porte a nuove innumerevoli applicazioni nel campo dell’ottica, della fisica e dell’ingegneria. A ottenere i diamanti flessibili è stato un team multidisciplinare che ha visto riuniti i centri di ricerca sul carbonio del Massachusetts Institute of Technology di Boston (Stati Uniti) e due università di Hong Kong, con il coordinamento dell’Unist, l’Ulsan National Institute of Science and Technology di Ulsan, in Corea del Sud.

Come riferisce la rivista Science, i ricercatori hanno realizzato un film (uno strato sottile) di carbonio (il materiale che costituisce i diamanti) e l’hanno poi depositato, con tecniche molto sofisticate, su un substrato di silicio, attraverso una vaporizzazione chimica controllata. Al termine di questo procedimento sono “usciti” nanoaghi di dimensioni di circa 300 nanometri, singoli o assemblati in strutture multiple (un nanometro equivale a un miliardesimo di metro). Ma, ciò che più conta, e che finora non era mai stato raggiunto, questi particolari nanoaghi hanno mostrato di potersi piegare per il 9% della lunghezza e, in alcuni casi, anche per il 12%. I diamanti naturali, invece, restano sempre al di sotto dell’1%, perché sono fragili e, se vengono sottoposti a pressioni e stiramenti, si rompono (e questo è ciò che ne ha sempre limitato l’uso).

Come mai i nanoaghi realizzati dal team multidisciplinare mostrano questa inedita elasticità? Probabilmente – scrivono i ricercatori – per la quasi totale assenza di difetti, per le dimensioni così piccole e per le superfici particolarmente lisce.

La possibilità di unire le straordinarie qualità dei diamanti (eccezionale conduttanza termica, alta resistenza chimica ed elevata trasparenza) a una forza che quelli naturali non hanno, lascia ora intravvedere molti usi, tanto industriali quanto a scopo di ricerca: ad esempio, per l’immagazzinamento di dati informatici, i biosensori, le tecniche diagnostiche di imaging, ma anche per il rilascio dei farmaci (alcuni esperimenti dimostrano che certi chemioterapici vengono assorbiti meglio dal paziente e risultano più efficaci, se abbinati alla presenza di nanodiamanti).

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