In PENDING

L’insieme dei batteri che popolano il nostro intestino (il microbioma) non finisce di stupire: un gruppo di ricercatori dell’Università di Berkeley, in California (Stati Uniti), ha appena scoperto che molti di questi microrganismi sono in grado di generare elettricità (sia pure debolissima), esattamente come fanno altri batteri che vivono in condizioni estreme quali i vulcani o le grotte (e per questo vengono chiamati estremofili). Secondo quanto riferisce la rivista Nature, infatti, anche l’intestino è una sorta di ambiente estremo, dove l’ossigeno scarseggia, la luce è assente e dove molte reazioni complicano la vita di questi microrganismi, che in buona parte svolgono un ruolo positivo sulla nostra esistenza ma, in alcuni casi, sono invece patogeni e cercano disperatamente di riprodursi, o almeno di restare vivi.

Tra questi ultimi, quelli che si sono dimostrati capaci di generare elettricità, tutti definiti gram positivi (in termine tecnico), sono, tra gli altri, le listerie, responsabili di tossinfezioni alimentari anche mortali, i clostridi che causano le gangrene gassose, gli enterococchi che provocano le infezioni ospedaliere, mentre tra quelli benèfici i ricercatori californiani hanno individuato diversi lattobacilli, importanti come probiotici e utilizzati anche nelle fermentazioni industriali: ad esempio, per fare lo yogurt.

Ma i ricercatori sono andati oltre, e hanno individuato anche il modo in cui i batteri intestinali generano elettricità: non potendo – come fanno gli animali e le piante – contare sull’ossigeno per scaricare gli elettroni che producono durante le normali reazioni metaboliche, gli estremofili sfruttano ciò che trovano, e cioè, di solito, metalli quali il ferro o il manganese, grazie a una cascata di eventi chimici chiamata catena di trasferimento extracellulare di elettroni (ed è proprio questa cascata a generare l’elettricità). Nell’intestino la catena, più semplice, non si basa sui metalli ma sui componenti della vitamina B12, quali la flavina (perché è presente con facilità), e sembra entrare in funzione quando le condizioni lo richiedono. La corrente generata è stata anche misurata dai ricercatori con un elettrodo, che ha dato come risultato 500 microampère.

Queste informazioni potrebbero avere molteplici applicazioni sia nell’ambito della bioenergia (ad esempio si potrebbe pensare di sfruttare l’elettricità prodotta dai batteri per il trattamento dei rifiuti o delle acque), sia per scopi industriali (ad esempio nella lavorazione dei latticini), sia, infine, per finalità terapeutiche (attraverso l’alterazione delle correnti prodotte, qualora sia necessario).

""""