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Con la collaborazione del neuroscienziato Yukiyasu Kamitani dell’Università di Kyoto, l’artista francese Pierre Huyghe ha chiesto ad alcune persone di sottoporsi a una risonanza magnetica mentre veniva loro mostrata una determinata sequenza di immagini, oppure mentre pensavano insistentemente a un preciso argomento.

L’obiettivo di questa indagine? Costruire rappresentazioni del pensiero umano tramite un software di intelligenza artificiale (una ‘rete neurale profonda’) capace di ‘leggere’ e decodificare visivamente le nostre onde cerebrali.

Huyghe ha poi raccolto le immagini prodotte tramite questo suo particolare metodo di ricerca e le esposte su grandi schermi a LED in una mostra che si sta concludendo in questi giorni a Londra, alla Serpentine Gallery.

Quello di Huyge è, a tutti gli effetti, un grande esperimento scientifico e, al contempo, una straordinaria e inedita performance artistica.

Il risultato ottenuto è spiazzante, perché è in continuo divenire: i ritmi e le pause all’interno della successione di immagini sono continuamente modificati dalle condizioni nella galleria, costantemente monitorate da appositi sensori. La presenza stessa dei visitatori può influenzare ciò che diventa visibile dopo che se ne sono andati.
In particolare, oltre all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, colpisce il ruolo di protagonista di uno spettatore inaspettato: un gruppo di mosche che si muove all’interno della galleria.

Mosche e visitatori possono essere più o meno attratti dai diversi tipi di luce, attirati o respinti dai suoni (originati nelle registrazioni di onde cerebrali) e profumi (selezionati dall’interno delle categorie di uomo, animale o macchina) che si irradiano dagli schermi. Tutto porta a creare un sistema inedito e interconnesso, dove i confini tra umano, animale e artificiale – e tra arte, razionalità e inconscio – sono talmente sfumati da arrivare a scomparire.

Ciò che viene creato non è necessariamente dovuto all’artista come unico operatore: a generare intenzioni è invece un insieme di intelligenze, di entità biotiche o abiotiche, al di là della portata umana. La situazione che si crea non ha durata e non è indirizzata specificamente a nessuno” ha spiegato l’artista in una conversazione pubblica con il critico d’arte Hans Ulrich Obrist, direttore della Serpentine Gallery.

La coesistenza di noi umani fianco a fianco con altre ‘entità’ come gli insetti e l’intelligenza artificiale, ci ricorda che il modo in cui interpretiamo il mondo è specifico e ‘giusto’ solo per noi.

Per dirla con le parole dell’artista:

Si impostano le condizioni, ma non è possibile definire il risultato, sapere come interagirà una determinata entità con un’ altra… C’è un insieme di elementi, e il loro modo di  collisione, confronto e risposta reciproca è imprevedibile… Non voglio esporre qualcosa a qualcuno, ma piuttosto il contrario: esporre qualcuno a qualcosa.’

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