Paolo Rossi Castelli 20 maggio 2021 6 min

Finalmente un vaccino efficace contro la malaria

Pubblicati i risultati preliminari di un’importante sperimentazione con un nuovo medicinale realizzato dall’Università di Oxford, che ha reso immune il 77% dei bambini vaccinati.

Tutta la ricerca sui vaccini, non solo quella contro il Covid 19, sta conoscendo un momento di straordinario impulso, sia per il grande flusso di denaro che ha “attirato” negli ultimi mesi, sia per l’accresciuta consapevolezza delle minacce virali e batteriche già presenti, e di quelle future.

Ne è la conferma un risultato epocale, che potrebbe finalmente consentire di fermare la malaria, malattia che ancora oggi uccide non meno di 270.000 bambini ogni anno, e in totale 400.000 persone, soprattutto nelle aree tropicali dell’Africa, dell’America del sud e dell'Asia.

A ottenerlo - grazie anche a un finanziamento dell’Unione Europea - è stato lo stesso gruppo dell’Istituto Jenner per le malattie infettive, associato all’Università di Oxford, che ha portato alla messa a punto anche del vaccino anti-coronavirus di AstraZeneca.

Il nuovo vaccino contro la malaria, chiamato R21 / Matrix-M, è però basato su un principio diverso da quello del vaccino contro il Covid (che utilizza un virus di scimpanzé modificato per indurre la risposta immunitaria dell’organismo verso la proteina spike del coronavirus).

Nel caso del vaccino contro la malaria, invece, i ricercatori di Oxford hanno utilizzato come vettore un virus disattivato dell’epatite B, fatto crescere in un lievito, in cui hanno inserito ile informazioni genetiche per produrre un frammento di una proteina del plasmodio (il protozoo che provoca la malaria). Il difficile è stato scegliere la proteina giusta, vista la complessità del ciclo vitale del plasmodio (ne esistono di molti tipi diversi) e l’assoluta aggressività con cui può “infestare” l’organismo. Il prodotto finale è stato poi rinforzato con un adiuvante che ne ha potenziato la capacità di stimolare il sistema immunitario.

Sperimentazione nel Burkina Faso

Il vaccino R21 è stato somministrato in due dosi a 300 bambini di età compresa tra 5 e 17 mesi del Burkina Faso, mentre ad altri 150 neonati è stato somministrato, come gruppo di riferimento (o di controllo, per usare il termine tecnico), un vaccino antirabbia.

I bambini sono stati immunizzati nel 2019 prima del periodo più a rischio per la malaria, tra maggio e agosto, e sono poi stati seguiti per un anno.

Alla fine, la protezione è risultata pari al 71% con la dose più bassa, e al 77% con quella più alta: un risultato mai raggiunto prima dai numerosi altri prototipi di vaccini (più di cento) prodotti, o almeno studiati, negli anni passati, e al di sopra della soglia indicata dall’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità per ritenere un vaccino efficace, quella del 75%.

Non sono emersi effetti indesiderati degni di nota. I risultati, sia pure ancora preliminari, sono apparsi su un sito dell’autorevole rivista Lancet , e sono stati considerati così positivi che i bambini partecipanti alla sperimentazione sono stati già stati sottoposti a un richiamo, dopo circa un anno. Nel frattempo, è partito il reclutamento per la fase successiva dei test, che sarà condotta su 4.800 bimbi di età compresa tra i 5 e i 36 mesi di quattro Paesi africani.

Già pronta anche la catena produttiva

Se i risultati confermeranno quanto visto finora, il Serum Institute of India (una delle più grandi aziende di vaccini al mondo) è già pronto a produrre non meno di 200 milioni di dosi di R21, grazie anche alla partnership con l’azienda americana Novavax, che produrrà l’adiuvante. I prezzi saranno tenuti a livelli molto bassi.

Durante il 2019, nel mondo, sono stati registrati ben 229 milioni di casi di malaria. Come riferisce il sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità italiano, sei Paesi africani (Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Unita di Tanzania, Mozambico, Niger e Burkina Faso) hanno riportato da soli oltre il 50% di tutti i casi di morti per questa malattia.

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Paolo Rossi Castelli

Giornalista dal 1983, Paolo si occupa da anni di divulgazione scientifica, soprattutto nel campo della medicina e della biologia. È l'ideatore dello Sportello Cancro, il sito creato da corriere.it sull'oncologia in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi. Ha collaborato per diversi anni con le pagine della Scienza del Corriere della Sera. È fondatore e direttore di PRC-Comunicare la scienza.