Catterina Seia 11 maggio 2021 9 min

L’arte mi fa sentire meglio

Un recente rapporto "Art consumption and well-being during Covid-19 Pandemic"  restituisce il contributo delle arti nella gestione individuale della pandemia in Europa. Con importanti indicazioni per la fioritura delle persone e delle comunità.

Nelle ultime due decadi, le evidenze sull’impatto delle arti sulla salute e il benessere sono andate accumulandosi. Alla fine del 2019, come abbiamo segnalato negli articoli precedenti, l’OMS-Organizzazione Mondiale della Sanità, ha pubblicato un rapporto che passa in rassegna oltre 3.000 studi che documentano come la partecipazione e il coinvolgimento nell’arte e nella cultura contribuiscano ad accrescere la capacità delle persone di stare bene e di sentirsi bene.

La pandemia da Covid-19 ha portato la sfida su livelli più avanzati. Da una parte, infatti, i luoghi della cultura e dell’arte sono stati chiusi e interdetti alla frequentazione. Il sistema sanitario è stato sottoposto a uno stress senza precedenti. Dall’altra, la necessità di trovare risposte alla domanda di benessere si è fatta ancora più profonda, diffusa, urgente, anche per l’acuirsi dei divari sociali.

Il rapporto di recente pubblicazione Art consumption and well-being during Covid-19 Pandemic, restituisce gli esiti di una ricerca condotta nell’estate 2020 dal Cluj Cultural Centre (Romania) e dalla Fondazione Bruno Kessler (Italia), in collaborazione con il BOZAR-Centre for Fine Arts (Belgio) e la UGM Maribor Art Gallery (Slovenia).

L’indagine, che ha come focus il contributo della cultura alla gestione da parte delle persone dell’impatto della pandemia sulle loro vite, si colloca nell’ambito del progetto Art & Wellbeing (finanziato con il sostegno della Commissione Europea), che coinvolge queste quattro importanti istituzioni europee con diverse esperienze, missioni, pubblico e focus geografico.

Sviluppata attraverso un sondaggio online, in 8 lingue, rivolto a persone tra i 14 e 65 anni che vivono in Europa, ha ottenuto 1.559 risposte valide. Gli intervistati sono stati giovani adulti, prevalentemente di sesso femminile, con istruzione superiore, residenti in area urbana, la maggior parte dei quali in Romania, Spagna, Italia e Belgio. Per garantire la pertinenza, il campione è stato ponderato utilizzando come riferimento la percentuale di cittadini dell'UE con istruzione superiore.

Rispetto al periodo pre-pandemico sono ovviamente aumentati nelle persone gli stati d’animo negativi (sentirsi sconvolto, ostile, vergognarsi, sentirsi nervoso, avere paura) e sono diminuiti gli stati d’animo positivi (sentirsi ispirato, determinato, attento, attivo, vigile). Il cambiamento più evidente è l'aumento della paura e del turbamento.

Il consumo culturale è in testa alla lista delle attività alle quali si sono dedicati per gestire gli stati d’animo durante la costrizione (oltre l’85%), seguite dai contatti sociali digitali con le persone care (quasi il 70%), distaccando di quasi 30 punti l’attività fisica e la cucina. L'attività più frequente di consumo di arte è l'ascolto della musica, seguita dalla visione di film e dalla lettura di narrativa.

Confrontando la frequenza del consumo d'arte con il periodo pre-pandemico si rileva un netto aumento per il 45% dei soggetti (per il 32% degli intervistati è rimasta invariata).

Quanto alla partecipazione attiva alle attività creative le quote più elevate di risposte si sono orientate sulla scrittura di poesie, piccoli testi, saggi, disegno/pittura e fotografia (percentuali che variano dal 30 al 23%).

Il contributo delle arti e della cultura al proprio benessere è stato descritto dal 64,2% degli intervistati con l’espressione “mi fa sentire meglio”, dal 42% come possibilità di sperimentare bellezza, stupore e trascendenza e dal 38% come un modo per riflettere sulla propria vita.

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L’apporto di questo studio alla riflessione sul benessere psicofisico è particolarmente rilevante per quanto riguarda il modo in cui arte e cultura incidono sugli stati d’animo:

  • infatti, la partecipazione ricettiva alle arti (arti visive, teatro, danza, architettura e patrimonio) durante la pandemia è correlata a una diminuzione dei sentimenti negativi, a un senso di maggiore significatività della propria condizione, al miglioramento dell'umore e a esperienze di bellezza, stupore, trascendenza. I punteggi di stati d’animo negativi di coloro che accedono spesso all'arte tendono ad avere valori più bassi rispetto a coloro che accedono con meno frequenza. Inoltre, sussiste una correlazione positiva a benefici quali consapevolezza del significato (riferita dal 79,5% degli intervistati) e connessione sociale (55,5%);
  • la musica contribuisce a migliorare l’umore; i benefici della letteratura si manifestano in termini di senso e significato; con il teatro si intensifica il senso della connessione sociale e della trascendenza; le arti visive e l’architettura hanno un effetto positivo sull’umore e permettono un appagamento estetico significativo;
  • più potente di tutti è la danza, che per gli intervistati migliora l’umore, dà nuovi significati, aiuta a stabilire connessioni con gli altri.

Agli intervistati è stato anche chiesto di indicare i sentimenti e gli stati emotivi che derivano dal loro contatto con le arti e dall'impegno nelle attività creative. Le risposte sono state analizzate in base alle categorie del toolkit Wellbeing Measures (Linda J. Thomson & Helen J. Chatterjee, 2015). In sintesi, le categorie che sono emerse più spesso dall'analisi sono “Rilassato/Tranquillo” e “Positivo”. Altre categorie rilevanti sono: "Gioioso", "Motivato/appagato",  "Senso di benessere", "Soddisfazione”, e "Ispirato”.

Le associazioni più intense fra arti ed emozioni, nel corso della pandemia, sono quelle fra musica e pace e relax; fra film e positività e gioia; e fra letteratura e interesse e conoscenza.

Arma potente contro la paura e il dolore, l'arte e la cultura vanno rese accessibili a chi ne ha più bisogno: oggi per difenderci da un nemico terribile e insidioso, domani per tornare a fiorire.

 


A cura di Catterina Seia e Annalisa Cicerchia (AgCult - Letture Lente), primo ricercatore ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica - Italia) e Co-Founder CCW-Cultural Welfare Center

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Catterina Seia

Membro dell’Advisory Board di Fondazione IBSA con coinvolgimento attivo nel progetto Cultura e Salute. Co-Founder e Vice-Presidente dal 2013 della Fondazione Fitzcarraldo, ente di ricerca leader nell’accompagnamento alle politiche culturali di soggetti pubblici, privati e pubbliche amministrazioni. Dal 2009 è Vice-Presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna, ente per la promozione della Salute di genere specifica, con sede operativa nel Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia 1 del presidio Ospedaliero S. Anna di Torino. Ha ideato e dirige dal 2011 per l’Ente la prima piattaforma interdisciplinare di ricerca-azione sull’alleanza tra Art, health and social change. Questa realtà è considerata un role model per l’impegno sullo sviluppo della relazione virtuosa tra partecipazione culturale, umanizzazione degli ambienti di cura e ben-essere delle persone e delle organizzazioni. Dal 2011 al 2019 ha diretto il Giornale delle Fondazioni. È responsabile scientifico di Arte e Impresa, testata del Giornale dell’Arte e del mensile di studi Letture Lente di AgCult. È inoltre Presidente e Associate Founder di CCW Cultural Welfare Center.