Paolo Rossi Castelli 10 febbraio 2022 16 min

Il magnesio aiuta l’immunoterapia tumorale

Sulla rivista scientifica “Cell” i risultati di uno studio dell’Università di Basilea. Il magnesio attiva una proteina nella parete esterna dei linfociti T, essenziale per potenziare le difese.

C’è un alleato finora misconosciuto del sistema immunitario: il magnesio, elemento diffusissimo in natura, di solito assunto con la dieta ma anche, in caso di carenza, con i supplementi. Uno studio condotto da Christoph Hess, del Dipartimento di Biomedicina dell’Ospedale universitario di Basilea, appena pubblicato sulla rivista scientifica Cell, dimostra infatti che, quando la sua concentrazione è insufficiente, i linfociti T, elementi fondamentali della complessa macchina immunologica, non funzionano a dovere.

Per giungere a questa scoperta, i ricercatori sono partiti da alcuni dati già noti come il fatto che, negli animali da laboratorio ammalati di tumore, le masse cancerose crescono più velocemente se il magnesio è in concentrazioni basse, oppure il fatto che, sempre in carenza di magnesio, le difese immunitarie contro i virus influenzali sono più deboli: c’erano dunque diversi indizi a favore di un coinvolgimento del minerale nel sistema di difesa dell’organismo.

Ma i ricercatori dell’Università di Basilea hanno voluto condurre una serie di esperimenti con un obiettivo diverso: in particolare, hanno voluto verificare l’efficienza dei linfociti T in situazioni nelle quali il magnesio è presente in varie concentrazioni e capire perché, se il minerale non è sufficiente, i linfociti stessi non riescono a eliminare adeguatamente le cellule infette o anormali.

Occhi puntati su lfa-1
Gli studiosi hanno così scoperto che il motivo è da ricercare in una proteina posta sulla superficie dei linfociti, chiamata LFA-1, che funziona come un sito di attracco proprio per le cellule da eliminare. Quando è in posizione di riposo, LFA-1 assume una conformazione che rende l’unione con le cellule infette o anomale molto meno probabile, se non impossibile, mentre, quando è attivata, la sua disposizione spaziale cambia, e queste ultime non hanno scampo. Ma affinché sia mantenuta in uno stato attivo per tutto il tempo necessario, LFA-1 ha bisogno di magnesio, che ricava dall’ambiente. Per questo, se il minerale è sufficiente, il meccanismo funziona, mentre se non lo è, la proteina resta più a lungo del necessario in uno stato di quiescenza, e le difese funzionano meno bene del previsto.

Tutto ciò ha implicazioni importanti, per esempio nell’approccio immunoterapico ai tumori: i ricercatori hanno già visto, negli animali da laboratorio, che un aumento localizzato della concentrazione di magnesio nei pressi della massa tumorale può incrementare l’efficacia delle immunoterapie, probabilmente proprio perché consente ai linfociti T di funzionare al meglio.

Test anche sugli uomini
Ora si sta pensando a come verificare se lo stesso accada ai malati, dopo aver aumentato in sede, vicino al tumore, la concentrazione di magnesio, visto che i ricercatori hanno già dimostrato il contrario, e cioè che le immunoterapie sono meno potenti nei pazienti che hanno poco magnesio.

In attesa di risposte definitive, il consiglio è quello di mantenere i livelli di magnesio nell’organismo sempre a livelli adeguati, con una dieta il più possibile equilibrata e varia (il magnesio è presente in molti tipi diversi di cibo), che preveda, in particolare, quantità sufficienti di vegetali a foglia verde, legumi, cereali integrali e altri alimenti ricchi di fibre. L’eventuale ricorso a integratori, invece, va sempre concordato con il proprio medico.

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Paolo Rossi Castelli

Giornalista dal 1983, Paolo si occupa da anni di divulgazione scientifica, soprattutto nel campo della medicina e della biologia. È l'ideatore dello Sportello Cancro, il sito creato da corriere.it sull'oncologia in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi. Ha collaborato per diversi anni con le pagine della Scienza del Corriere della Sera. È fondatore e direttore di PRC-Comunicare la scienza.