Paolo Rossi Castelli 31 marzo 2022 17 min

Musica e battiti uditivi contro l’ansia

Studio della Ryerson University di Toronto. Suoni di frequenza e ampiezza predefinite, abbinati a temi musicali selezionati con sistemi di intelligenza artificiale, potenziano in modo tangibile l’effetto calmante.

Secondo tutte le rilevazioni c’è un prezzo che moltissime persone stanno pagando come eredità della pandemia, e che non potrà che salire in conseguenza della guerra in Ucraina: laumento dello stress, della depressione e dellansia.

Accanto ai farmaci e alle psicoterapie, per alleviare questo stato d’animo potrebbe essere di aiuto un approccio basato sulla musica integrata con suoni di particolari frequenze. Lo suggerisce uno studio pubblicato dalla rivista scientifica PLoS One, nell’ambito del quale i neurologi e psicologi della Ryerson University di Toronto, in Canada, hanno sottoposto 163 persone che assumevano ansiolitici, suddivise in due gruppi (con ansia lieve o più accentuata), a diversi “protocolli”: l’ascolto di musica abbinata a quella che viene chiamata stimolazione del battito uditivo (in sigla, ABS); oppure l’ascolto di un suono chiamato rumore rosa, caratterizzato da frequenze particolarmente basse, o, ancora, di musica o ABS da soli, come controllo.

ABS sta per Auditory Beat Stimulation e consiste in una serie di segnali sonori di ampiezza predefinita e frequenze vicine, che vengono “somministrati” in modo che stimolino selettivamente la coclea (la parte dell’orecchio interno che trasforma i suoni in impulsi nervosi) e, da lì, la corteccia cerebrale uditiva. L’ABS può riguardare solo un orecchio (monoaurale), oppure entrambi (biaurale), e da alcuni anni viene utilizzato come strumento per innescare cambiamenti nellattività cerebrale, e per verificare la capacità uditiva del cervello. Infatti, grazie a questa stimolazione è possibile analizzare la trasmissione del segnale e la sua elaborazione.

Ma alcuni tipi di ABS, come dicevamo, sono anche allo studio come possibili trattamenti per mitigare lansia e la depressione, perché esercitano un effetto calmante, in condizioni specifiche.

Il “cocktail” per calmare l’ansia
I ricercatori canadesi hanno voluto verificare se l’aggiunta di altri “ingredienti” alla musica potesse potenziarne leffetto rispetto alla sola musica o al solo rumore rosa. Hanno quindi chiesto ai partecipanti di ascoltare, in sessioni di 24 minuti ciascuna, i suoni proposti da una piattaforma di intelligenza artificiale chiamata LUCID, che regola il tipo di musica in base allo stato d’animo e alle preferenze di chi ascolta; il tutto avviene con gli occhi chiusi, e direttamente da una app, da sola o con l’aggiunta di ABS, oppure un rumore rosa. Quindi, in tutti, è stata misurata la cosiddetta ansia somatica, cioè un insieme di parametri fisici e psicologici che definiscono appunto il livello di ansia.

Il risultato è stato che coloro che soffrivano di ansia da lieve a moderata, sia somatica che cognitiva (legata, cioè, a particolari procedimenti del pensiero), hanno tratto i benefici maggiori dallaccoppiata musica personalizzata-ABS, seguita dalla sola musica e, come previsto, dal rumore rosa. Nei soggetti altamente ansiosi, invece, non sono emerse differenze così marcate tra la musica da sola o con l’ABS. 

Una terapia versatile
Nell’insieme, comunque, i dati dimostrano che la musica, con o senza ABS, scelta in base alle caratteristiche e alle esigenze del paziente, può essere una terapia molto versatile, efficace ed estremamente economica per combattere lansia.

Occorreranno dati su popolazioni più ampie, ma se giungessero ulteriori conferme, e se le app con sistemi di intelligenza artificiale, come quelli di LUCID, applicati alla musica fossero messe a disposizione di tutti, si potrebbe ottenere un aiuto significativo per molte persone, ogni volta che ne sentono la necessità: basterebbe uno smartphone.

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Paolo Rossi Castelli

Giornalista dal 1983, Paolo si occupa da anni di divulgazione scientifica, soprattutto nel campo della medicina e della biologia. È l'ideatore dello Sportello Cancro, il sito creato da corriere.it sull'oncologia in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi. Ha collaborato per diversi anni con le pagine della Scienza del Corriere della Sera. È fondatore e direttore di PRC-Comunicare la scienza.