Catterina Seia 18 gennaio 2022 13 min

Patrimoni sommersi

Far emergere il capitale territoriale di competenze e i soggetti attivi nella relazione tra cultura e salute, nei luoghi della cura, della cultura, della vita. Questo è stato uno degli obiettivi, fin dagli esordi, del progetto strategico di alleanza tra Cultura e Salute, presentato a marzo 2020 e nato dalla partnership tra IBSA Foundation e la Divisione Cultura della Città di Lugano.

Il 27 novembre scorso, nell’ambito del primo Forum svizzero “Cultura e Salute, alleanza per un futuro sostenibile”, sono stati presentati e valorizzati i progetti selezionati dalla “Call for Case studies”. Percorsi realizzati nel paese, con metodologie innovative e sulla base di risultati scientifici definiti.

Il Canton Ticino ha risposto con grande entusiasmo, indicando un fermento, sconosciuto ai più, di istituzioni, operatori impegnati in rilevanti sfide sociali, in primis l’invecchiamento e le patologie degenerative, sulla Cultura come risorsa Salute. Tre i premiati e due menzioni d’onore.

“Se togliamo l’arte alla vita, cosa ci rimane?”
Lo afferma Marcella, 86 anni, una delle ospiti delle case per anziani degli Istituti Sociali di Lugano che hanno accolto nel biennio 2015-2017 Music in the community. Art for Ages. A4A, progetto frutto della ricerca di dottorato di Paolo Paolantonio della Divisione Ricerca e Sviluppo del Conservatorio della Svizzera Italiana (CSI).

Dieci sessioni musicali settimanali, con incontri tra residenti di età media di 84,6 anni e studenti del Conservatorio che hanno ricevuto una formazione da un team multidisciplinare di docenti (musica, sociologia, scienze infermieristiche). Insieme hanno cantato, suonato strumenti a percussione, con un repertorio che ha spaziato dalla musica classica alle canzoni popolari e d’autore, al jazz e alla world music.

Lo studio, condotto su due target, (40 residenti e 9 studenti) restituisce la rilevanza della musica nelle vite degli anziani che vivono in contesti di isolamento e che hanno dubbi sulle proprie capacità cognitive dovuti alla mancanza di stimoli. I risultati sono incoraggianti, anche sugli studenti, in particolare per l’impatto sulla riduzione dello stress percepito, sulla motivazione, l’acquisizione di autostima, competenze relazionali e sociali.

Ho scoperto musica che non conoscevo, russa, spagnola. Si impara” commenta Pietro, 95 anni. “Se senti una canzone o la canti, ti senti più giovane, ti senti di vivere… capisci?” afferma Maria di 83 anni.

E per gli studenti, un delta positivo nella sfera professionale con nuove idee, la messa in discussione dei paradigmi consolidati, energia, gratificazione, affetto nell’interazione. ”Questa esperienza mi ha risvegliata. Mi ha ricordato la ragione per cui faccio musica. L’altro.” Elena, 22 anni, chitarrista.

Un percorso osservato applicando il Perma model of Wellbeing (Seligman, 2011) per registrare emozioni positive, engagement, relazioni, significato, risultati in termini di opportunità di apprendimento, relazioni interpersonali.

La mente si oscura? L’arte accende scintille
Equipe strutturate e singoli artisti. Patrizia Nalbach, cantante, mediatrice culturale e musicoterapeuta, dal 2014 accende “Scintille”: un progetto rivolto a persone con decadimento cognitivo a insorgenza senile, comprendente il morbo di Alzheimer e le altre forme di demenza.

Attivato a Lugano in collaborazione con gli Istituti Sociali e il Museo d’Arte, è basato sulle teorie di Gene Cohen (lo psichiatra americano che ha aperto la strada alla salute mentale geriatrica, sostenendo l’impatto creativo sul benessere), Ann Basting (Direttrice del Center on Age Community dell’Università del Wisconsin-USA, ideatrice del metodo Time Slips) e Paolo Cattaneo (sulla fenomenologia percettiva del linguaggio musicale e sulle ricadute a livello psicomotorio, affettivo-emozionale e cognitivo).

Scintille di visioni, emozioni, sentimenti, parole, melodie. Musica nei luoghi della cultura, coinvolgendo anche i carer, che muove i ricordi emotivi più profondi. Il canto tempera ansie e paure, facilita attività cognitive e relazionali, sempre più documentato dalle neuroscienze. Gli stimoli delle arti visive si fondono in una relazione di benessere nutrita da ascolto, accettazione, espressione verbale e non verbale: di fronte alle opere in museo, le persone danno voce a una storia, cantano, inventano racconti e canzoni. Stimoli visivo-sonori, vocalità a tutto campo, improvvisazione, ripetizione, trascrizione, titolazione e confronto, concordanze e dissonanze.

Il modello si è esteso dai musei LAC e MASI ad altre realtà culturali del territorio in una relazione di scambio con i servizi socio-assistenziali, pubblici e privati per il recupero della dignità degli individui che hanno perduto il loro ruolo sociale. Oltre a influire sulla percezione, sulla memoria, sull’emozione e sull’apprendimento, il canto associato alla visione delle opere d’arte agisce positivamente sulla sfera comportamentale: movimento e rilassamento, socializzazione, ricreazione (aspetto ludico), gratificazione, contatto con la realtà, rinforzo psicologico, proiezione.

Oggi sono attivi altri Musei e Gallerie del Canton Ticino ed è ai nastri di partenza un progetto intergenerazionale.

Alleati in oncologia. L’arte per combattere i draghi
Roberta Pedrinis, dal dicembre 2016, per due anni, ha condotto alla Clinica di Riabilitazione di Novaggio (CH) una progettualità pilota, finanziata Helsinn Healthcare per integrare con l’Arte terapia (AT) i percorsi terapeutici riabilitativi biomedicali, sull’ipotesi del loro ruolo rilevante nella riattivazione delle risorse interne del paziente.

170 le persone coinvolte, colpite da neoplasie (102) o affette da dolore cronico multifattoriale (68), con terapie di lungo periodo, gravate da conseguente stress. Con un setting di gruppo, con due incontri settimanali per esprimersi attraverso pittura e collage e un range da 3 a 8 incontri a partecipante, l’AT con lo sviluppo dell’immaginario e della creatività, ha consentito alle persone di connettersi con le proprie forze dimenticate, mobilitando risorse auto-curative e auto-generative per affrontare il proprio percorso di cura e meglio rispondere all’iter medico-scientifico.

Un’elaborazione simbolica della propria storia di vita in uno spazio protetto, all’interno del quale dare forma ai propri vissuti affettivi, emotivi che difficilmente trovano parole, attivare la creatività, la sensorialità e favorire la verbalizzazione del vissuto e dei cambiamenti che emergono.

La valutazione è stata rigorosa: l’autovalutazione dell’esperienza soggettiva, con un questionario a domande strutturate e aperte è stata incrociata retrospettivamente con il set di dati raccolti dall’Associazione Nazionale Svizzera per lo sviluppo della Qualità presso Cliniche e Ospedali (ANQ). Dal confronto con indicatori clinici standardizzati all’entrata e all’uscita, misurando indici di efficacia (Rehabilitation effectivness-Res a partire ai valori della Functional Independence Measure-FIM), sono stati rilevati confortanti risultati per coloro che hanno seguito AT nel percorso oncologico. Il loro funzionamento motorio è nettamente migliorato rispetto al gruppo di controllo, come quello cognitivo.

Ciò si spiega con lo stimolo dato dall’espressione artistica, che stimola alla motivazione e alla fiducia nelle proprie potenzialità rispetto al percorso di cura. I benefici positivi si rilevano in un tempo relativamente breve, indipendentemente dal genere, dall’età e dalla gravità delle condizioni cliniche.

Progetti con risultati promettenti, premiati, che si affacciano a un potenziale salto di scala che possa condurli dalla fase pilota all’inserimento in protocolli di interno.

A questi si aggiungono due menzioni d’onore per percorsi in fieri, ad alto potenziale.
A Rita Pezzati che con un gruppo di ricerca di SUPSI si sta muovendo sul fronte delle terapie non farmacologiche per persone affette da demenza ospitate in strutture di lungodegenza, pensando a una formazione degli operatori che contrasti il loro rischio di burn out.
Ad ASI-Associazione Autismo della Svizzera Italiana, le Fondazioni Oltre noi e S. Gottardo con l’Associazione Archivio Diversità cognitiva, che si sono unite nella visione del Teatro di Quartiere nella comunità di Breganzona per dar voce ai carer familiari di persone con disturbi dello spettro autistico o neurodiversità, uniti ai professionisti, e per sensibilizzare la cittadinanza su un universo sconosciuto ai più e misterioso.

L’arte consente di attraversare l’inesprimibile, attivare potenzialità individuali. In campo, in Svizzera come in altri contesti territoriali, idealità, competenze, dialogo interdisciplinare, innovazione metodologica basata su evidenze scientifiche, un lavoro sulla coesione e sulla Salute di Comunità come risorsa per affrontare la complessità, che merita fiducia e investimenti.


A cura di Catterina Seia

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Catterina Seia

Membro dell’Advisory Board di Fondazione IBSA con coinvolgimento attivo nel progetto Cultura e Salute. Co-Founder e Vice-Presidente dal 2013 della Fondazione Fitzcarraldo, ente di ricerca leader nell’accompagnamento alle politiche culturali di soggetti pubblici, privati e pubbliche amministrazioni. Dal 2009 è Vice-Presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna, ente per la promozione della Salute di genere specifica, con sede operativa nel Dipartimento di Ginecologia e Ostetricia 1 del presidio Ospedaliero S. Anna di Torino. Ha ideato e dirige dal 2011 per l’Ente la prima piattaforma interdisciplinare di ricerca-azione sull’alleanza tra Art, health and social change. Questa realtà è considerata un role model per l’impegno sullo sviluppo della relazione virtuosa tra partecipazione culturale, umanizzazione degli ambienti di cura e ben-essere delle persone e delle organizzazioni. Dal 2011 al 2019 ha diretto il Giornale delle Fondazioni. È responsabile scientifico di Arte e Impresa, testata del Giornale dell’Arte e del mensile di studi Letture Lente di AgCult. È inoltre Presidente e Associate Founder di CCW Cultural Welfare Center.