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Luca Nicola03 set 20182 min read

Uno sguardo a come funziona il nostro cervello | Fondazione IBSA

 
 
 

In questa memorabile TED Conference, il neuroscienziato Beau Lotto affronta un tema di grande rilevanza. Come sappiamo da secoli di scienza e filosofia, osservare “le cose come sono”, la realtà dinanzi a noi per ciò che realmente è, non è affatto semplice. Per secoli i filosofi hanno cercato di capire se ciò che vediamo corrisponde davvero a ciò che c’è “là fuori”. Le neuroscienze hanno la risposta: noi non vediamo la realtà.

Il nostro cervello non si è evoluto per guardare la realtà: solo il 10% delle connessioni neurali riguarda la visione; il restante 90% lavora senza sosta per dare un senso all’informazione proveniente dall’esterno. E “dare un senso”, in termini evolutivi, significa costruire un modello del mondo che consenta di sopravvivere e riprodursi al meglio. In pratica, costruiamo attivamente un mondo che ci appare reale perché ci è utile. Si tratta di un mondo che naturalmente ha una relazione con la realtà. Ma non è la realtà.

Come ipotizzava agli inizi del Settecento il filosofo Berkeley, non abbiamo alcun accesso diretto al nostro mondo fisico, se non attraverso i nostri sensi. Il cervello in realtà non si è evoluto per vedere il mondo come è. Si evoluto per vedere il mondo nel modo in cui è stato utile vederlo nelle passate esperienze. E il modo in cui vediamo è il prodotto di continue ridefinizioni di normalità.

Questo è un problema enorme, poiché significa che la stessa immagine potrebbe avere un numero infinito di possibili fonti nel mondo reale. Di per sé, l’informazione sensoriale, è priva di significato. Perché potrebbe significare letteralmente qualsiasi cosa. E ciò che è vero per l’informazione sensoriale, è vero per le informazioni in generale. Non c’è alcun significato intrinseco nelle informazioni. E ciò che facciamo con queste informazioni che importa.

Ma allora, come facciamo a vedere? Vediamo imparando a vedere. Così, il cervello ha evoluto i meccanismi per trovare nessi logici, cercare relazioni nelle informazioni, e associare queste relazioni a un significato comportamentale, un senso, interagendo con il mondo. Per esempio, Lotto ci spiega che quasi ogni sistema vivente ha sviluppato l’abilità di captare la luce in un modo o nell’ altro. Così, per noi, vedere un colore è tra le attività più semplici che il nostro cervello compie. E tuttavia, anche a questo livello essenziale, il contesto è tutto. E questo ci dice non solo perché vediamo ciò che vediamo, ma anche chi siamo come individui, e chi siamo come società.

Questo ci suggerisce che nessuno è un osservatore esterno della natura. Noi siamo determinati dal nostro ambiente e dalla nostra interazione con quell’ambiente, dalla nostra ecologia. E questa è ecologia necessariamente relativa, storica e empirica. La conclusione, allora, non può essere che un elogio dell’incertezza. Se il nostro cervello è una manifestazione della nostra storia evolutiva, possiamo cambiare modo di vedere, diventando consapevoli delle nostre percezioni e imparando a dubitare anche di quello che “vediamo con i nostri occhi”. Perché solo attraverso l’incertezza si crea il potenziale per comprendere.

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Luca Nicola

Copywriter dal 1988, ha iniziato la sua carriera in De Agostini, per poi scegliere di continuare come freelance. Laureato in Filosofia, attualmente è anche docente di Web Marketing presso il Centro di Formazione Federlegno. Come consulente di comunicazione lavora da anni per molti clienti, tra cui alcuni grandi gruppi internazionali. Nel 2012 ha aperto il blog personale "Mela N" dove tratta argomenti legati alla Scrittura, alla Comunicazione, al Content Marketing e allo Storytelling.

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