In Ricerca scientifica

Con una immunoterapia all’avanguardia, chiamata CAR (Chimeric Antigen Receptor), i ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston (Stati Uniti) sono riusciti a bloccare il neuroblastoma, un tumore del sistema nervoso, in alcuni bambini che erano ormai refrattari a ogni altra cura. È un risultato ancora sperimentale, ma è la prima volta che succede, ed è molto importante.

Come funziona la tecnica CAR? Gli oncologi estraggono dal sangue del paziente determinati tipi di cellule (linfociti) del sistema immunitario, poi li duplicano in laboratorio e li potenziano tramite l’ingegneria genetica, inserendo un recettore (il Chimeric Antigen Receptor, appunto) capace di agganciarsi con particolare efficacia alle cellule tumorali, per distruggerle.

I linfociti così potenziati vengono poi immessi nuovamente nel sangue del paziente, in modo che svolgano il loro lavoro e sconfiggano la malattia.

Finora (la tecnica è recente) si sono sempre utilizzati i linfociti T, trasformandoli con l’ingegneria genetica in CAR-T cells (come si dice in inglese).

Ma queste “armi” si sono rivelate efficaci solo contro alcuni tipi di tumori del sangue (leucemie e linfomi) e non contro quelli solidi, come i tumori del sistema nervoso, o di altri organi, per varie ragioni: soprattutto, per l’incapacità di raggiungere e sopravvivere nel microambiente che circonda questi tipi di cancro.

I ricercatori del Baylor College of Medicine hanno deciso, allora, di andare oltre e – per frenare il neuroblastoma – hanno utilizzato un altro tipo di linfociti, quelli definiti Natural Killer T (NKT).

Come hanno scritto sulla rivista scientifica Nature Medicine, la scelta è caduta su questa “categoria” di linfociti perché appaiono particolarmente efficaci contro i tumori.

Sono però meno numerosi dei linfociti T, più eterogenei e molto più difficili da estrarre e modificare, per trasformarli in cellule CAR.

I ricercatori del Baylor College of Medicine, con tecniche sofisticate, sono riusciti a fare tutto questo, e hanno anche trovato il modo per far produrre ai CAR-NKT una sostanza, l’interleuchina 15, in grado di favorire la reazione immunitaria contro il tumore, potenziandone ulteriormente l’efficacia.

Dopo molti test in vitro e sugli animali da laboratorio, gli oncologi americani hanno trattato con i linfociti CAR-NKT una ventina di bambini colpiti da un neuroblastoma che aveva già dato metastasi.

Nello studio di Nature Medicine vengono presentati i primi, parziali risultati, relativi a tre bambini (lo studio verrà completato nei prossimi mesi): e si tratta di dati molto incoraggianti.

I piccoli pazienti erano tutti stati sottoposti a diverse cure ma, nonostante questo, avevano ormai una malattia refrattaria alle terapie. I linfociti CAR-NKT non hanno creato problemi di tossicità importanti: un primo dato fondamentale. E tutti e tre i bambini hanno risposto alla cura.

Inoltre, questi linfociti “super-potenti” sono stati trovati anche in altre zone del corpo, e questo significa, dunque, che sono capaci di allontanarsi dal neuroblastoma per raggiungere le ossa, sedi di metastasi, come pure il midollo osseo.

Dal punto di vista clinico, in uno dei bambini si è avuta una diminuzione proprio delle metastasi ossee del 50%, e anche gli altri hanno ottenuto effetti significativi, tuttora in corso di valutazione.

I ricercatori hanno identificato, grazie anche a sistemi di intelligenza artificiale, nove sottofamiglie di linfociti NKT, dimostrando che una in particolare (indicata con il numero 3) è la più adatta alla tecnologia CAR. Inoltre hanno messo a punto un sistema di espansione, cioè di crescita, dei linfociti NKT che potrebbe essere molto utile anche per curare altri tumori solidi, se i dati di tutti i bambini coinvolti nella sperimentazione confermeranno quanto si è iniziato a vedere. Lo studio è in corso.

Barbara McClintockrita levi montalcini